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Chi ha mollato l'Europa. C'è un Paese uscito dalla Ue. Le cifre: una vita da sogno

Chi ha mollato l'Europa. C'è un Paese uscito dalla Ue. Le cifre: una vita da sogno

Nessuno stato membro è mai uscito dall’Unione Europea. Nessuno stato membro aveva mai indetto un referendum sulla materia prima del 23 giugno scorso, quando il 51,9% degli elettori britannici nelle urne ha detto sì alla Brexit. Solo alcune dipendenze territoriali avevano già salutato: l’Algeria lasciò nel 1962 la Comunità in seguito all’indipendenza dalla Francia. Ma la Groenlandia fece di più, una consultazione popolare.

Dopo aver ottenuto l’autogoverno dalla Danimarca nel 1979, i cittadini groenlandesi furono chiamati alle urne tre anni più tardi e si espressero per l’uscita anche causa delle troppe concessioni fatte alla Comunità sui diritti di pesca. Ci vollero altri tre anni prima venisse completato il processo di uscita dell’Unione Europea. E a giugno, a distanza di oltre trent’anni, il vizio europeo di interferire in questioni ritenute più statali che comunitarie ha convinto gli elettori britannici a lasciare la compagnia e cercare al di fuori di ripristinare identità e sovranità.

Uffe Ellemann-Jensen è l’ex ministro degli Esteri della Danimarca che ha gestito i negoziati per la Groenlandia dopo che l’esito del referendum del 1982. Intervistato da Bloomberg ha sostenuto che è impossibile dire quanto tempo occorrerà alla Gran Bretagna per uscire dall’Unione Europea. Il suo, ammette, fu invece un compito «abbastanza semplice». Tuttavia, con una popolazione attuale di appena 56 mila abitanti e un prodotto interno lordo di circa 2,5 miliardi di dollari, alla Groenlandia sono serviti tre anni per uscire. In Regno Unito, invece, vivono più di 65 milioni di persone (secondo le stime di quest’anno) che producono un PIL di circa 2,6 migliaia di miliardi di dollari.

Ellemann-Jensen portò a termine l’uscita della Groelandia assieme allora ministro groenlandese al commercio Lars-Emil Johansen, poi primo ministro e oggi presidente del Parlamento groenlandese. Citato da Bloomberg, Johansen, membro del partito socialdemocratico ed euroscettico Siumut, ricorda i profeti del giorno del giudizio. «Dicevano che nessun patto per l’uscita non sarebbe mai stato migliore dell’adesione alla Comunità Europea» ma la crescita economica post-uscita raccontò il contrario. L’economia groenlandese, infatti, cresce grazie alla libertà di sfruttare le sue risorse naturali. In un suo reportage per Reuters, Alister Doyle ha raccontato le potenzialità che un’isola grande un quarto degli Stati Uniti potrebbe trarre dal riscaldamento climatico e dallo scioglimento dei ghiacciai. A goderne potrebbero essere i settori della pesca, dell’agricoltura, quello minerario, dei cantieri navali e del turismo. «Aumenteranno le acque navigabili e per le aziende minerarie l’estrazione sarà meno costosa», affermava a Reuters Josephine Nymand, una scienziata del Greenland institute of natural resources.

Infatti, a maggio la Groenlandia ha annunciato il via allo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di uranio del mondo. Dopo aver ottenuto il diritto di decidere sulle risorse del sottosuolo in maniera autonoma rispetto alla Danimarca nel 2010, l’assemblea abolì tre anni dopo il divieto di estrazione di sostanze radioattive al fine di sfruttare le 600 mila tonnellate di minerale che la rendono la terza potenza al mondo per riserve di uranio. La società Greenland Mineral and Energy ha stanziato 67 milioni di euro per avviare gli scavi che, secondo le attese, regaleranno il 20% di uranio e l’80% di elementi chimici utilizzati nella tecnologia. Una grande novità e opportunità per un popolo vissuto per decenni quasi esclusivamente di pesca e turismo.

L’uscita da quella che allora si chiamava ancora CEE fu un grande successo non solo per l’economia ma anche per lo Siumut, ricorda Johansen: il partito vinse le elezioni successive dopo aver guidato il Paese al referendum. I conservatori britannici sperano di fare altrettanto, con l’economia che pare non soffrire lo shock che i profeti dell’apocalisse avevano paventato e gli ultimi sondaggi che li vedono in vantaggio di 16 punti sul Partito laburista.

Secondo Ellemann-Jensen, c’è una questione in particolare che accomuna Groenlandia e Regno Unito nei rapporti con l’UE: la sicurezza. Nel 1982 si era in piena Guerra fredda e la base aerea americana di Thule, nel nord della Groenlandia, rappresentava un avamposto cruciale per la Nato. Così come a quel tempo gli europei avevano necessità di un accordo che rendesse felici i groenlandesi affinché non cedessero alle lusinghe sovietiche, oggi l’Unione ha bisogna della Gran Bretagna, in quanto «Regno Unito ed Europa restano cruciali per la loro reciproca sicurezza». Bruxelles «non ha alcun interesse che la Gran Bretagna si spinga troppo lontano», ha sostenuto Ellemann-Jensen.

di Gabriele Carrer

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