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Verso la digital tax

La mazzata fiscale (in Italia) per i colossi del web. Ecco quanti soldi abbiamo perso finora

La mazzata fiscale (in Italia) per i colossi del web. Ecco quanti soldi abbiamo perso finora

A Bruxelles sono tre anni che lavorano alacremente per scrivere le regole della Digital tax, la tassa che dovrebbe mettere fine al complesso sistema di elusione fiscale grazie al quale i colossi del web come Google, Amazon e Apple riescono a tenere bassi i propri costi fiscali. Il lavoro della Commissione europea è però talmente alacre, che della Digital tax non si vede neanche l'ombra della bozza. Per i governi nazionali, però, non è proprio il periodo ideale per fare a meno di un po' di quel gruzzolo che le multinazionali americane evitano di pagare nei singoli Paesi membri. E il governo italiano non fa certo eccezione. È passato un anno dall'annuncio del presidente del Consiglio Matteo Renzi che fissava a gennaio 2017 l'entrata in vigore di una Digital tax italiana. I tecnici del ministero dell'Economia e dell'Agenzia delle Entrate, riporta il Messaggero, sono a lavoro da tempo per sbrogliare la matassa e ipotizzare due strade da percorrere.

La prima ipotesi prevede di tassare Google e simili con le imposte indirette, facendo rientrare il fatturato in Italia sotto l'Iva o inventando, su questo in Italia siamo professionisti, un'accisa. La seconda ipotesi invece cercherebbe di tassare direttamente i profitti generati in Italia. Le speranze dei tecnici sono più concentrate su quest'ultima strada, come ha già fatto il governo inglese. E poi ci sarebbe la proposta di legge dei deputati di Scelta Civica, Stefano Quintarelli e Giulio Cesare Sottanelli, che punta a contrastare le "stabili organizzazioni occulte, individuate mediante una presenza continuativa di attività online, per un periodo non inferiore a sei mesi, tale da generare nel medesimo periodo flussi di pagamenti a suo favore, in misura complessivamente non inferiore a cinque milioni di euro". La proposta coinvolgerebbe le banche, che dovrebbero prelevare il 25% di ogni transazione fatta dalle società alla fonte. Secondo le prime stime dei parlamentari, se questa norma venisse introdotta nella prossima manovra finanziaria, porterebbe un introito non inferiore ai tre miliardi di euro. Una decina di miliardi negli ultimi tre anni avrebbero di certo fatto comodo.

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Commenti all'articolo

  • Il Popolo

    19 Agosto 2016 - 11:11

    Quanto si vende in italia va tassato e applicata l'Iva come per tutte le aziende Italiane. In questo momento è concorrenza sleale. Se la merce arriva dall'estero va importata come qualsiasi altra merce e poi assoggettata alla tassazione Italiana. Il tutto con l'attuale tecnologia si fa in un click.

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  • filen

    filen

    19 Agosto 2016 - 11:11

    Intanto che i nostri bravi politici laureati continuano a pensare come fare gli altri continuano a intascare valanghe di soldi

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