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Le mani sui supermercati

L'ultima (triste) scelta di Caprotti: ecco a chi vende l'impero Esselunga

Bernardo Caprotti

Bernardo Caprotti sempre più vicino alla vendita della quota di controllo di Supermarkets Italiani, la società che controlla Esselunga. L'imprenditore, alla fine di una lunga saga familiare che ha impedito una successione dei figli alla guida del gruppo, sarebbe infatti intenzionato a vendere la società a un soggetto in grado di garantirne lo sviluppo.

Il consiglio di amministrazione, secondo le indiscrezioni trapelate in serata ha dato mandato a Citigroup per selezionare tutte le manifestazioni d’interesse.

In prima fila il fondo statunitense Blackstone, che sarebbe interessato alla sola società operativa e non alla proprietà degli immobili che ospitano i supermercati, raccolti da Caprotti nella società Villata Partecipazioni: gli americani, secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia Mf Dow Jones hanno in mano un’offerta da 6 miliardi. Il fondo inglese Cvc, così come il colosso statunitense Walmart, potrebbero invece presentare un’offerta per l’intero impero di Caprotti.

L’operazione sembra aver ottenuto la benedizione del governo. Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sarebbe preferibile una soluzione italiana. Tuttavia «non vedrei nulla di male» se arrivassero investitori internazionali purché con una «soluzione di mercato».

Fonti vicine a Esselunga fanno sapere che l’azienda «è lusingata» di essere oggetto dell’interesse dei private equity, negando di aver avuto un ruolo nell’operazione e specificando che Citigroup, avrà solo il compito di «vagliare e valutare le offerte ricevute». In realtà fonti finanziare riferiscono che diversi private equity sono stati invitati a esaminare i bilanci e che qualcuno che ha intrapreso una serrata trattativa, tra cui il fondo Advent che poi si è ritirato, per mesi ha negoziato con l’azienda, visitando magazzini e centri commerciali per fare una «pre due diligence».

Nonostante le smentite ufficiose, pare che Caprotti abbia deciso di vendere Esselunga, per evitare che i suoi eredi, vale a dire i figli del primo matrimonio Giuseppe e Violetta, e l’altra figlia Marina avuta dalla moglie Giuliana Albera, debbano litigare per aggiudicarsi il controllo dell’azienda danneggiando la gestione dei supermercati.

Ma soprattutto minacciando il futuro dei 22mila dipendenti (2.600 assunti negli ultimi cinque anni), con i quali il legame è sempre stato fortissimo. Non a caso non si ricordano grandi scioperi alla Esselunga e anche la presenza del sindacato in azienda è sempre stata abbastanza marginale.

Caprotti è stato il pioniere del supermercati in Italia e alla Esselunga ha dedicato tutta la sua vita. Di lui non si è mai parlato al di fuori dell' azienda e anche le liti che lo hanno portato alla ribalta mediatica avevano come oggetto la difesa della sua creatura I risultati sono stati eccezionali. Solo l’ anno scorso Esselunga ha guadagnato 290 milioni (+37%) su un fatturato di 7,3 miliardi. Una crescita del 4,3% quasi doppia rispetto alla media di mercato (2,4%).

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • g.trimboli

    01 Ottobre 2016 - 22:10

    Meglio vendere ai cinesi che alla coop rossa che tanto ha ostacolato senza alcun successo l'attività dell'Esselunga. Il ministro del lavoro non potrà mai capire come ha impostato l'attività il Dott. Caprotti e il rapporto Azienda Dipendenti.Meglio che stia alla larga e non dia consigli lui che ha la mentalità delle coop.da dove si e' formato.

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  • wilegio

    wilegio

    13 Settembre 2016 - 17:05

    Meglio vendere agli inglesi o agli americani, piuttosto che ai cinesi o, peggio ancora, alle coop rosse!

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  • orebil59

    13 Settembre 2016 - 16:04

    Leggendo i commenti uno si domanda: ma pure parlando di supermercati certa gente ci mette di mezzo il colore politico? E comunque anche sui luoghi in cui fare la spesa si litiga? Uno compra dove vuole, coop, esselunga, carrefour, simply, conad, rossetto.

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  • Fabiux62

    13 Settembre 2016 - 15:03

    Vorrei ricordarti che i stipendi delle cooperative in genere sono fermi al 1997.

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