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Pagano i soliti noti

Mps, i tanti buchi saranno coperti con i soldi delle nostre tasse

Mps, i tanti buchi saranno coperti con i soldi delle nostre tasse

Si annuncia la peggiore delle conclusioni possibili. Le tasse degli italiani, con tutta probabilità, serviranno a pagare il salvataggio di Mps e chiudere il buco lasciato da una generazione di manager molto cari al Pci e ai suoi eredi politici.

L’intervento pubblico viene considerato ormai inevitabile per tirare fuori dai guai la banca più antica del mondo. Anche alla Bce stanno studiando un sistema per limitare e non arrivare alla la strage del risparmio privato come accaduto con le quattro banche fallite in novembre.

L’intervento pubblico, se dovesse essere la conclusione rappresenterà il trionfo dell’incompetenza. Il salvataggio pubblico, fatto tre anni fa, avrebbe evitato otto miliardi di aumento di capitale bruciati nel falò delle perdite. Ma soprattutto sarebbe scampato al rogo del bail in. Oggi avviene nelle peggiori condizioni: mercato furente e tagliola pronta a scattare sul patrimonio dei risparmiatori.

Così se per il momento la priorità viene data all’operazione privata gestita da Mediobanca e Jp Morgan, si fanno sempre più insistenti le voci su un paracadute pubblico di riserva che intervenga come soluzione di ultima istanza. Dopo le indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza, oggi è l’agenzia Reuters a rilanciare l’ipotesi.

Secondo la ricostruzione, l’ipotesi di un supporto pubblico viene presa in considerazione concretamente da diversi funzionari europei. Tanto più che in estate c’era stata una trattativa intavolata dal governo italiano con Bruxelles. Poi il negoziato era stato interrotto con l’ingresso in scena di Jp Morgan e Mediobanca che avevano proposto la soluzione di mercato.

Il quadro è complesso. Anche se il governo dice di avere piena fiducia nel nuovo amministratore delegato, Marco Morelli, sull’esito dell’operazione pesano incognite nei confronti delle quali il top management può poco: dal referendum costituzionale all’andamentodei mercati nei primi mesi del 2017, quando è previsto l’aumento di capitale.

L’unica certezza riguarda diversi fondi internazionali (soprattutto anglosassoni) che avrebbero preso in mano il dossier per esaminarlo ed eventualmente giocare la partita. La prudenza impone però di pensare anche a un piano di riserva. Da qui la ripertura del canale tra Roma e Bruxelles per il paracadute di Stato.

Fonti qualificate confermano comunque che, prima di individuare lo strumento tecnico più adatto occorre verificare la volontà politica. «Una ricapitalizzazione cautelativa dello Stato» sarebbe probabilmente messa in opera una volta che l’appello al mercato si fosse concluso con un insuccesso, spiega Reuters. Certo è sempre possibile il colpo di scena con l’ingresso in partita di Corrado Passera. Forse prima di dare la parola allo Stato sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio il piano dell’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Si era presentato a luglio ma la sua proposta era stata respinta prima ancora di arrivare in cda. Ora potrebbe riprovarci. La risorsa tempo, però, è sempre più scarsa.

di Nino Sunseri

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