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L'analisi e lo scenario

Perché Berlino può tornare al marco: Angela Merkel con le spalle al muro

Angela Merkel

Continua l’altalena dei titoli in borsa per Deutsche Bank. Nella giornata di venerdì si sono susseguite voci contrastanti su un presunto interessamento da parte degli investitori del Qatar, ad aumentare le loro quote (attualmente al 10% ) in DB fino al 25%. La notizia diffusa da Reuters è stata smentita poche ore dopo. Nel frattempo emergono interessanti dettagli sui meccanismi che hanno portato il Department of Justice (Dipartimento di Giustizia americano) a chiedere una multa record di 14 miliardi di euro alla banca tedesca per le irregolarità commesse nella concessione dei mutui subprime.

Secondo le ultime rivelazioni del quotidiano Bloomberg, ci sarebbe stato un avvicendamento al DoJ la scorsa estate sulla persona incaricata di occuparsi del caso Deutsche Bank. Prima di questa sostituzione, la richiesta al colosso bancario tedesco si aggirava intorno ai 2/3 miliardi di dollari, in linea con le altre sanzioni inflitte alle grandi banche d’affari americane relativamente ai mutui subprime come Morgan Stanley o come Goldman Sachs. Deutsche Bank contava proprio su questi due precedenti per pagare una cifra complessiva che non superasse l’ammontare di 5 miliardi di dollari. Ai primi di settembre invece arriva la richiesta di risarcimento record. A tutta prima, è sembrata una chiara ritorsione per il caso Apple alla quale la Commissione Europea ha comminato la sanzione di 13 miliardi di euro per aver goduto di agevolazioni fiscali illegali in Irlanda.

Sicuramente il caso Apple ha inciso non poco sul cambio di rotta completo delle autorità americane in merito al caso di DB, ma se si guarda alle tensioni in corso tra USA e Germania da prima dell’estate può essere letto come parte di uno scontro politico-economico in corso da più di un anno e mezzo ormai tra le due potenze. Una guerra economica che va avanti da più di un anno, da quando esplose sempre negli USA il caso Volkswagen.

Washington ha mandato dei chiari messaggi sulla gestione della moneta unica a Berlino da diverso tempo: il surplus commerciale tedesco è abnorme, e sta deprimendo in maniera eccessiva la domanda interna dei paesi del Sud Europa. Il dissidio tra i due paesi si è manifestato più apertamente con l’ultimo bail-out greco, quando Obama e il FMI chiesero un robusto taglio sul debito greco, richiesta respinta al mittente da Berlino. Da qui inizia la campagna degli USA contro la Germania, nel tentativo di mettere un freno al dominio tedesco nell’eurozona, tanto da invocare una completa revisione della struttura della moneta unica.

Il caso Deutsche Bank è stato un colpo durissimo inferto all’intransigenza tedesca, ora costretta a venire a patti con Washington. Proprio venerdì John Cryan, il CEO di DB, ha incontrato negli Stati Uniti esponenti del dipartimento di giustizia americano, per chiedere uno sconto sul pagamento della multa e consentirle di rimandare l’aumento di capitale.
Cosa avrà chiesto il DoJ alla Germania in cambio di questa concessione? Le riforme che Washington chiede da tempo sono le stesse che Joseph Stiglitz chiede nel suo ultimo libro sulla moneta unica: una banca centrale che faccia da prestatore di ultima istanza; emissione del debito pubblico europeo (gli eurobond); assicurazione comune sui depositi bancari e trasferimenti fiscali dai paesi in surplus commerciale verso quelli in deficit.

Gli USA in altre parole non vogliono che l’euro finisca, al contrario vogliono un suo ripensamento per impedire scossoni nell’eurozona tali da aprire scenari geopolitici più favorevoli alla Russia. Nella situazione attuale è il comportamento della Germania a mettere a rischio la prosecuzione di questo esperimento. Queste richieste ridurrebbero di molto il dividendo dell’euro per la Germania, e il governo tedesco si è finora fieramente opposto al loro accoglimento.

È difficile dire se Berlino questa volta si piegherà. Se la Germania si sottrarrà alle pressioni di Washington, dovrà essere costretta a intervenire probabilmente per salvare la propria banca con un salvataggio di Stato, una possibilità che non esclude un’uscita dall’euro e un ritorno al marco. È difficile prevedere gli esiti di questo scontro, ma paradossalmente per chi vuole un ritorno alle valute nazionali si aprono nuove prospettive.

di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti

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Commenti all'articolo

  • brunom

    09 Ottobre 2016 - 18:06

    La multa di 13 miliardi di euro e' una scelta politica di mettere la Germania in difficolta' e di fronte a scelte che non volgliono accettare.

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  • brunom

    09 Ottobre 2016 - 18:06

    Alla Germania come prima economia europea spetta la premiership, ma i tedeschi continuano a dimostrare di non essere all'altezza delle loro responsabilita'. Dal momento che sono troppo cocciuti, questa Europa va cambiata o sciolta.

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