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L'ape punto per punto

Andare in pensione prima? Occhio. Ecco a chi conviene davvero

Andare in pensione prima? Occhio. Ecco a chi conviene davvero

Problema: come ridurre da 350mila ad un numero finanziariamente sostenibile l' anticipo pensionistico di 3 anni e 7 mesi? Soluzione: inserendo penalità e paletti a raffica in quella che si annunciava come una montagna ma che potrebbe saltar fuori come un topolino.

Ieri il governo ha formalizzato (senza alcun testo), la proposta per lanciare l' Ape. Tanto per iniziare i nati tra il 1951 e il 1953 potranno cominciare a far richiesta solo a maggio 2017 (così da far slittare di 150 giorni le uscite). E ridurre così l' impegno economico per il 2017. In teoria lo stanziamento triennale sarebbe di 6 miliardi, ma l' impegno di spesa sarà progressivo. Insomma, effettivamente disponibili per il 2017 ci saranno al massimo 900 milioni. Posticipare l' entrata in vigore porterà dei risparmi e rinvierà al 2018/2019 gli impegni di spesa.

Per accedere all' anticipo pensionistico i lavoratori con età pari (o superiore), a 63 anni potranno andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima, con un prestito richiesto all' Inps e versato da un istituto di credito. Ma, contestualmente, dovranno attivare un assicurazione per tutelare la banca dal rischio di premorienza.

L' aspirante pensionato dovrà poi restituire il prestito con comode rate ventennali, con una penalizzazione pari al 4,5-4,6% dell' assegno, per ogni anno di anticipo. Almeno l' Inps non si accanirà sugli eredi: in caso di decesso il debito non ricadrà sugli eventuali eredi. Altro paletto il limite di reddito per non incorrere in penalizzazioni. Il governo ha individuato in 1.350 euro lordi/mese la soglia di chi non pagherà per anticipare la pensione. Però 1.350 euro lordi sono a malapena 1.100 euro netti. Una maestra o un infermiere con un minimo di anzianità la superano abbondantemente. Certo c' è da vedere coa e come si scriverà nei decreti attuativi. Per il momento si parla vagamente di fasce protette. Gli addetti a lavori usuranti (infermieri, ma solo quelli di sala operatoria, lavoratori edili, maestre d' infanzia, macchinisti e autisti di mezzi pesanti, con almeno 36 anni di contributi), potrebbero avere l' anticipo pensionistico senza costi, purchè non superino i 1.350 euro mensili lordi.
Oltre quest' importo scatterà una limatura dell' assegno.

Per i disoccupati (che abbiano esaurito ogni tipo di ammortizzatore sociali, per quelli in gravi condizioni di salute e con parenti di primo grado conviventi disabili gravi), scatterà uno sconto sul numero di contributi necessari: non più 36 ma 30.
Scontato che l' Ape passerà come un tosaerba sulle pensioni degli anticipatari (una volta si chiamavano prepensionati), anche le imprese saranno chiamate a sborsare, ma lo faranno volentieri (solo le banche vorrebbero alleggerire gli organici di 50mila addetti). L' azienda - con un accordo con il lavoratore - può si accolla i costi dell' Ape (versamento anticipato all' Inps dei contributi futuri), e lo Stato dovrebbe riconoscere degli sgravi fiscali in cambio, forse, di nuove giovani assunzioni.

Per chi sta già in pensione verrà aumentata la detrazione d' imposta (riconosciuta fino a 55mila euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro), mentre sarà ampliata la platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità; sarà data a 1,2 milioni di pensionati con redditi fino a 2 volte il minimo Inps (circa 1.000 euro mensili).

Chi già la prende (2,1 milioni), incasserà dai 100 ai 150 euro in più (se ne prende oggi 750 euro; mentre chi oggi percepisce 1.000 euro, avrà tra 330 e 500 euro.

Antonio Castro

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