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Il piano perfetto

Bce, il piano tedesco per sostituire Draghi con Weidmann

Jens Weidmann

«Più gli stimoli vanno avanti, meno effetto avranno e più i rischi aumenteranno». Così il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha voluto festeggiare ieri i cinque anni di Mario Draghi alla guida della Bce. Non è un messaggio casuale, perché negli ultimi giorni il fuoco di fila dei falchi tedeschi è aumentato di intensità. Oltre a Weidmann si sono espressi contro la continuazione della politica di Draghi a sostegno dell’economia dell’area euro Sabine Lauterschlaeger, che siede nel consiglio della Bce, ma anche il consiglio dei Cinque Saggi, istituto con un ruolo chiave nelle scelte di politica economica dell’esecutivo, che ieri hanno inoltrato il loro giudizio negativo ad Angela Merkel.

Ancor più esplicito il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts- Landau che, libero da vincoli diplomatici, ha in pratica accusato Draghi di oscure trame, oltre che di essere il responsabile della crisi dell’area euro fin dal suo insediamento. «Di fatto - ha scritto - dal 2012 Eurolandia non ha quasi registrato una crescita, mentre ha segnato il peggiore sviluppo del mercato del lavoro rispetto ad altre aree industrializzate, livelli di disoccupazione a due cifre tra cui un tasso di disoccupazione giovanile sopra il 20%».

Accuse strampalate ma che si inseriscono in un’offensiva precisa: l’obiettivo è contrastare l’allungamento del programma di acquisti della Bce da marzo al prossimo settembre. O, quantomeno, imporre a Draghi il cosiddetto tapering, cioè la riduzione progressiva degli acquisti, magari a partire dalla Germania che scoppia di liquidità.

UNA MOSSA TEMPESTIVA
È una mossa insidiosa anche perché assai tempestiva. Sui mercati i titoli italiani soffrono, sia per i problemi delle banche sia (soprattutto) per l’incertezza sulle sorti del governo in vista del referendum, che cade 4 giorni prima della riunione della Bce. Non è difficile immaginare quali difficoltà potrebbe incontrare la linea di Draghi nel caso di una sconfitta della politica dell’esecutivo, che pure in questi anni ha potuto contare sul sostegno a tutto campo della banca di Francoforte. Il rischio è che una pioggia di vendite sui titoli italiani possa costringere la Bce a un intervento straordinario (già in corso, secondo alcune indiscrezioni), scatenando così la reazione dei tedeschi, decisi a dar comunque battaglia.

Tassi di interesse molto bassi, ha sostenuto ieri Weidmann, a lungo andare danneggiano i profitti delle banche e delle compagnie assicurative, accrescono i rischi finanziari e, soprattutto, riducono gli stimoli per i governi dell’Eurozona a mettere in ordine i loro bilanci. Certo, una stretta monetaria vanificherebbe gli sforzi per riportare l'inflazione poco sotto il 2 per cento, come prevede il mandato della banca. Ma, quando conviene a loro (vedi il caso del suplus commerciale) i tedeschi non vanno per il sottile. «Non vedo il pericolo di scivolare in una spirale deflativa di prezzi in calo», ha concluso ieri Weidmann, già in piena campagna elettorale. Nel 2019 potrebbe essere lui a prendere il posto di Draghi. O almeno lui lo spera. Del resto, in caso di fallimento delle politiche fondate sul Quantitative Easing, potrebbe prendere il sopravvento la linea rigida.

Il rischio è che così facendo l’Eurozona rischia di spezzarsi in due pezzi (o anche più). Ma a forzare la mano di Angela Merkel potrebbe essere il rischio di una sconfitta elettorale in autunno: i tassi bassi danneggiano i risparmi degli anziani, parcheggiati in banca o nelle polizze vita, favorendo la crescita dell’estrema destra. Di qui l’offensiva dei falchi, ispirati dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, il primo a schierarsi contro Draghi.

LONDRA E WASHINGTON
Sembrava una caduta di stile, ma da quel momento, da Londra a Washington, si sono moltiplicati gli attacchi alle banche centrali. Le ragioni? La politica del denaro a basso costo sembra arrivata al capolinea anche in quei Paesi, come l’Italia, in cui la ripresa resta lontana. Altrove, specie in Usa, i tassi zero hanno finito per favorire la speculazione finanziaria, più che gli investimenti. E chi ha i soldi, come la Germania ben si guarda dal metterli a disposizione della ripresa dei partner che fanno il possibile, tra scandali ed inghippi burocratici, per giustificare gli egoismi nazionali. No, non è un buon compleanno per Mario Draghi.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • blu_ing

    05 Dicembre 2016 - 16:04

    ecco appunto usciamone------------------ da sta merda di Ue se la tengano i tedeschi e buona notte, gli regaliamo pure renzi e la boschi, cosi stiamo apposto tutti

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  • adii1889

    04 Novembre 2016 - 18:06

    Penso che i tedeschi abbiano ragione, Draghi ha svalutatto l'Euro per niente, passeranno 200 anni prima che un altro italiano vada a governare la BCE. Draghi è il classico burocrate raccomandato di stampo latino, per non dire di peggio, è stato un disastro, ha svalutato l'Euro, ha azzerato il rendimento dei depositi in banca degli EuropEI, per che cosa? PER NULLA.

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  • eden

    04 Novembre 2016 - 15:03

    Con questo al posto di Draghi l'Italia verrà definitivamente sottomessa con la sinistra al governo e sarà la fine, fuori dall'€ e dalla UE, inoltre perderemo tutti i nostri averi. O ci svegliamo o questo sarà il destino dell'Italia invasa dai clandestini che diventeranno padroni a casa nostra. Costituzione? Non la rispettano le istituzioni tanto meno gli invasori, quindi fumo negli occhi agli IT

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  • veon11

    04 Novembre 2016 - 10:10

    E sarebbe una tragedia? Magari così finalmente lo statoladro italiota fallisce e ce ne liberiamo, insieme a qualche milione di parassiti. Ci sarebbe solo da festeggiare...

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