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Spread a quota 180: zero inflazione e crescita ai minimi

Spread a quota 180: zero inflazione e crescita ai minimi

In mezzo alla ridda di accuse, insulti, proclami e quant'altro che imperversa ormai da qualche settimana e chi si trascinerà fino al 4 dicembre e pure dopo, visti gli strascichi che il risultato del referendum inevitabilmente porterà con se, c'è un dato che striscia sotto traccia ma del quale i media hanno cominciato da qualche ora a occuparsi: lo spread e la sua crescita. Certo, nulla (ancora) a che vedere con quanto accadde nell'autunno 2011, quando il differenziale tra il rendimento dei titoli decennali tedeschi e italiani volo intorno a quota 500. Ma, comunque, un'impennata quale non si era più registrata da quei giorni drammatici che coincisero con la caduta di Berlusconi e l'arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti. Ieri, quel valore ha toccato quota 180, dopo essere rimasto tra i 120 e i 140 punti negli ultimi tre anni.

Della questione si occupa in modo ampio il Corriere della Sera, che riporta come le cause di questa impennata vadano ricercate nel contesto internazionale (Brexit, elezione di Trump, liti tra i Paesi Ue), piuttosto che sul fronte interno. Ma, scrive sempre il quotidiano di via Solferino, l'Italia purtroppo si trova in una posizione tale per cui, qualora sull'economia o sul contesto della politica o della sicurezza internazionale dovesse abbattersi un choc imprevisto, lo spread potrebbe schizzare alle stelle di nuovo. Questi fattori sono l'assenza di inflazione e la crescita molto vicina allo zero. Condizioni condivise anche da altri Paesi del sud Europa come il Portogallo, la Grecia e (in misura minore) la Spagna e la Francia. Che stanno pure essi registrando spread in crescita. Diversamente da altri Paesi come Germania e Olanda, che sono più vicini a un ritorno di sana inflazione da ripresa.

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Commenti all'articolo

  • erregalbiati

    15 Novembre 2016 - 17:05

    Da quando l'inflazione risulti essere sana questo giornalista lo sa? teste all'ammasso

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  • ghichi5498

    15 Novembre 2016 - 16:04

    Errare è umano, perseverare è diabolico. Nel 2011 l'allegro duo Berlusconi Maroni contraddiceva il ministro dell'economia Tremonti ( vi ricordate il "serve più coraggio") e i creditori internazionali non fidandosi più sono passati all'incasso. Oggi Berlusconi fa lo stesso errore promuovendo il NO alla riforma, peraltro da lui stesso voluta: il risultato non potrà che essere tragicamenteil medesimo

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    • Bolinastretta

      15 Novembre 2016 - 17:05

      guardi che sono quasi 5 anni che non governa più Brlusconi... che cosa c'entra la riforma con lo Spread?? se mai sono le sparate di Renzi contro l'europa la quale per nulla intimorita, se ne sbatte le balle e lo bastona finanziariamente!! svegliaaa... invece di dare sempre la colpa agli altri, guardate chi e... come vi governa oggi!!!

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  • gescon

    15 Novembre 2016 - 15:03

    Ci risiamo. Prima c'era da fare il culo degli italiani in quanto amministrati da Berlusconi. Ora si ripete la storia perché gli italiani hanno detto a gran voce che si sono rotti i coglioni. Chi non lavora e non produce in Italia comanda. Verrà il voto popolare.

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