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Soldi e trapassi

Pd, tassa sulla morte: Iva e contributo fisso per ogni funerale

Pd, tassa sulla morte: Iva e contributo fisso per ogni funerale

Mentre i riflettori sono tutti puntati sulla legge di bilancio, dove tra gli emendamenti del Pd è persino spuntato un balzello sui cani non sterilizzati, fuori dal clamore c’è chi continua a lavorare alla norma che qualcuno ha già ribattezzato «tassa sulla morte». Il provvedimento, incardinato da circa due anni al Senato, proprio in questi giorni ha superato il giro di boa con l’unificazione con altri due testi simili (S. 447 e S. 2492) e il deposito degli emendamenti nella commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. L’obiettivo ufficiale della proposta di legge (S. 1661), presentata nel settembre 2014 da un drappello di senatori piddini (a cui si sono accodati in seguito anche esponenti di Lega, Ap e Forza Italia) capitanato da Stefano Vaccari, è quello di disciplinare le attività funerarie. Un settore il cui ordinamento, si legge nella relazione , «prevede ancora oggi un impianto che poco si discosta da quello consolidatosi sul finire dell’Ottocento».

Per modernizzare la macchina del caro estinto, inutile dirlo, i parlamentari hanno pensato bene di introdurre nuove tasse e nuovi paletti che, oltre ad alleggerire il portafoglio dei contribuenti colpiti dal lutto, rischiano anche di desertificare un comparto che ad oggi conta circa 6.400 imprese, in prevalenza medie e piccole, con un giro di affari certificato dal fisco (sulla base delle detrazioni Irpef) di 850 milioni, ma stimato dal Parlamento (comprendendo le opere cimiteriali e lapidee) in circa 3 miliardi di euro l’anno.

La scusa per l’ennesima stangata è sempre la stessa: combattere l’evasione ed adeguarsi alle normative Ue. Il combinato disposto è alla base delle misure fiscali contenute all’articolo 21 della legge che, innanzitutto, introduce l’applicazione dell’Iva ridotta al 10% sui servizi funerari, finora esenti da imposte. Per compensare il salasso, il testo modifica le agevolazioni oggi previste, innalzando la soglia complessiva delle somme da portare in detrazione del 19% da 1.549 a 7.500 euro. Una misura bizzarra, considerato che le spese per i funerali si aggirano in media (secondo le stime del fisco e quelle del Parlamento) tra i 2.500 e i 5mila euro.

Per di più, la legge riduce anche dal 100% al 75% (la proposta iniziale era addirittura al 50%) la quota di costi che può essere sottratta dalle tasse. La sostanza è che a fronte dell’Iva al 10% le detrazioni per la maggior parte delle persone (che sceglie funerali economici) si ridurranno. Senza contare chi le tasse non le paga proprio, come gli incapienti, che si beccherà il nuovo balzello senza avere nulla in cambio. Le fasce più deboli resteranno fuori pure dagli incentivi alle forme di assicurazione per la previdenza funebre e cimiteriale introdotti dal provvedimento. Le polizze per abbattere i costi delle esequie, infatti, potranno essere detratte con le stesse soglie e percentuali delle spese dirette.

Ma non è finita. Oltre a provocare un sicuro aggravio della Tasi (che il sito StudioCataldi.it quantifica in una quota non inferiore al 20%), poiché gli oneri del sistema funerario per i comuni verranno coperti con la tassa sui servizi indivisibili, il provvedimento dispone anche che, per i costi relativi alla vigilanza e al controllo sull’osservanza delle norme per le attività funebri nel proprio territorio, si dovrà pagare all’amministrazione un contributo fisso per ogni funerale e per ogni operazione cimiteriale di 30 euro, che saranno rivalutati di anno in anno in base al tasso di inflazione.

Non andrà meglio alle imprese del settore, che per restare sul mercato dovranno adeguarsi ad una serie di precisi requisiti. Per chi gestisce più di 300 funerali l’anno sarà obbligatorio dotarsi di almeno di 3 mezzi funebri di proprietà di 6 necrofori assunti a tempo indeterminato e di un direttore tecnico. Sopra le mille esequie i mezzi diventano 4, i necrofori 12. Emerge chiaramente, ha denunciato Confartigianato-Imprese Italia, «la volonta di andare verso una drastica diminuzione del numero di imprese operanti nel settore», che gli stessi promotori hanno dichiarato di voler portare a 600 dalle 6.400 attuali. A chiudere i battenti saranno, ovviamente, le piccole e le micro, che oggi rappresentano circa l’80% di quelle attive nelle onoranze funebri.

di Sandro Iacometti

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Commenti all'articolo

  • danielef123

    19 Novembre 2016 - 13:01

    Mi sorge un dubbio: non è che andrà tutto in mano a qualche "Kooperativa" magari di colore rosso? Con i comunisti Italiani essere povero e peggio che negli Usa.

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  • gescon

    19 Novembre 2016 - 08:08

    Chiara dimostrazione della vera umanità e lucidità dei comunisti. Il 4 dicembre prossimo togliamoceli di torno con un bel NO.

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    • vincenzomorganti1

      19 Novembre 2016 - 09:09

      almeno bastasse un NO il 4 dicembre !! purtroppo la cacca rimane sempre a galla quindi io sono molto pessimista circa la scomparsa dei sinistrati

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      • gescon

        19 Novembre 2016 - 14:02

        Sì fidi. Il no serve a certificare il fastidio diffuso che i comunisti tentano di nascondere con le comparate estenuanti del boy scout e delle oche giulive al seguito. Se l'esito sarà il NO lo cacceremo con la forza della democrazia se non se ne vanno da soli.

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  • nick2

    19 Novembre 2016 - 08:08

    Giacometti, non prendiamoci per il culo. Non esistono funerali economici. Le onoranze funebri solitamente, con la scusa che non si possono detrarre somme superiori ai 1549 euro fanno una fattura di 2000, massimo 2500 euro e il resto (mediamente 3000 euro) lo intascano in NERO. Questo mi sembra un ottimo provvedimento, criticabile solo da chi è in malafede e dagli imbecilli.

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    • gescon

      19 Novembre 2016 - 13:01

      Il difensore d'ufficio tralascia di parlare di trasparenza, vincoli all'uso del contante, limiti ai prelievi dai conti in banca, oltre, ben inteso alla diffusa crisi economica. Il nero notoriamente viene gestito principalmente dalle fazioni politiche ed, ultimamente, dai comunisti che sentono l'approssimarsi della fine delle opportunità di furto. Sono ben coadiuvati dai ladri transitati per interesse alla loro sponda. Vedi coop. Profughi, prebende giornaliere et similia ormai ben noti a tutti. Mediti difensore mediti che potrà trarne giovamento. !

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    • gregio52

      19 Novembre 2016 - 13:01

      Questo comportamento esposto da nick2 è quello praticato dai sinistri che dopo aver incassato in nero, loro bravura, lo mettono anche a disposizione degli "amici". Da parte mia ho pagato quello che corrispondeva sulla fattura. Sarò stato funereamente fortunato.

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    • gescon

      19 Novembre 2016 - 13:01

      La solita sterile immotivata ed offensiva modesta argomentazione del difensore d'ufficio. Tutti gli altri sono ladri. I comunisti ladri sono invece compagni che sbagliano in buona fede. Sul punto specifico ad agosto ci ha lasciato un congiunto. La fattura è stata rilasciata per l'importo pagato. Quanto agli imbecilli mi pare che il sinistro legislatore se ha le certezze del difensore d'ufficio, potrebbe alzare l'asticella della detrazione con evidenti eventuali vantaggi. Caro difensore le consiglio usi ragionevolezza altrimenti continua a certificarsi per quello che è.

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