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Il ricorso al Tar

"Bankitalia ci ha svenduto i conti". E 10 mila la trascinano in tribunale

"Bankitalia ci ha svenduto i conti". E 10 mila la trascinano in tribunale

C' è una terra che non è Nordest, così come viene descritto da chi conosce poco il Veneto: parliamo della bassa veronese e della bassa padovana, che hanno in Legnago e Montagnana i loro punti di riferimento. In queste zone non c' è stata l' esplosione dei capannoni selvaggi. Sono rimasti molti campi, poco terziario. Lì, in mezzo alla Pianura Padana, non passa l' autostrada e la distanza (40-50 chilometri) da Verona e Padova ha così creato le condizioni per la nascita di un' ottava provincia veneta, ma senza mai emergere. Alla fine i due territori, scaligero e patavino, sono rimasti sempre divisi, tranne in banca. Nel 1999, dalla riunione di vari istituti di credito cooperativo, era nato Crediveneto, che per molti ha rappresentato il punto di riferimento della zona. Fino al 6 maggio scorso. Un sabato mattina.

Quando Banca d' Italia, come un fulmine a ciel sereno, ha deciso di liquidare la banca e di cederla al prezzo simbolico di un euro a Banca Sviluppo, del gruppo Iccrea, la holding delle Bcc. Motivo: secondo Via Nazionale le perdite sarebbero state di 80 milioni, contro un capitale - mobiliare e immobiliare - insufficiente a sopportare il rosso in bilancio. E dire che nel 2014, ultimo bilancio approvato, l' attivo di Crediveneto era stato di 800mila euro. Cosa sarà mai successo in un anno? Se lo chiedono anche i 10mila soci della banca ceduta per un caffè, che invece di votare qualsiasi decisione in assemblea (convocata per l' 8 maggio) si sono visti recapitare un messaggio scarno, che però dimenticava di comunicare la cosa più importante: le loro azioni non valevano più niente. Proprio così: i circa 10.000 titolari di quote, per un valore di 20 milioni di euro di capitale sociale, hanno perso tutto. Nel silenzio generale. Banca d' Italia si era affrettata a far sapere che Crediveneto non moriva.

Continuava come se nulla fosse successo. In effetti gli sportelli, una trentina, per ora resistono. Ma ai soci questo non basta. Per questo è nato il "Comitato per la salvaguardia dei diritti e interessi dei soci di Crediveneto" per promuovere ogni iniziativa necessaria a tutelare gli interessi dei soci, nonché sensibilizzare l' opinione pubblica e tutti gli organi istituzionali, perché intervengano in questa vicenda, spiegano i promotori. Il primo atto è stato un ricorso contro Bankitalia presentato al Tar del Lazio. L' obiettivo è quello di annullare tutti gli atti che hanno portato alla liquidazione di Crediveneto.

Tante sono le circostanze che non tornano, come spiegano i rappresentanti del Comitato soci.
a) Bankitalia ha deciso di sottoporre la banca a liquidazione coatta amministrativa, senza dare motivazione in ordine ai presupposti della procedura, scambiando la propria autonomia con l' arbitrio assoluto.
b) Il ministro dell' Economia e delle Finanze ha emanato il decreto di messa in liquidazione, senza alcuna analisi e valutazione di soluzioni alternative, semplicemente rinviando per relationem alla proposta di Banktalia.
c) Bankitalia per risolvere la supposta crisi ha solo formalmente scelto l' ipotesi liquidatoria, ma attraverso i propri commissari ha invece avallato l' acquisizione dell' istituto da parte di Banca Sviluppo spa a costo zero, più precisamente un euro.
d) Il contratto di cessione delle attività non contiene alcuna valutazione ragionata e seria di passività e attività della banca.
e) Nessuna informativa è stata mai data ai soci della grave crisi in cui versava la banca né si sono cercate soluzioni alternative (aumento di capitale, intervento di privati nel capitale sociale, etc...).

L' architetto Lino De Battisti, montagnanese doc, è uno dei promotori del Comitato. E le domande che pone sono inquietanti. Per dire: già nel 2014 si erano fatte svalutazioni del capitale intorno al 30%, anno in cui Crediveneto chiuse comunque il bilancio con 800mila euro di utile. Come fa a spuntare allora un buco teorico di 80 milioni l' anno successivo?
Anche Francesco Salvatore, avvocato di Legnago e altro promotore del Comitato, non riesce a spiegarsi alcune cose: se c' era quel rosso, come sostiene Bankitalia, perché Crediveneto non è stata commissariata come altre banche? E perché non si è pensato di chiedere ai soci un aumento di capitale come accade di solito quando un istituto è ritenuto in pericolo?
A detta dei leader del comitato non c' è mai stato un incontro ufficiale fra i nuovi capi di Crediveneto e i rappresentanti dei soci fregati.

Eppure - ragionano Salvatore e De Battisti - se avessimo saputo il prezzo di vendita di Crediveneto - un euro - anche noi avremmo avuto le forze per comprarla. La rabbia che si respira nella bassa veronese e padovana è tanta. Anche perché molti soci sono stati costretti a comprare quote per ottenere agevolazioni su prestiti o altre operazioni bancarie.

Pratica diffusa, ma moralmente discutibile. Ci sono pensionati che hanno perso quei pochi risparmi di una vita, piccoli imprenditori che hanno bruciato la liquidità necessaria per sbrigare le pratiche amministrative, professionisti di tutti i tipi che si fidavano, proprio in virtù della natura cooperativa della banca. Una banca che ha aperto i battenti il 24 agosto 1892.
Sicuramente ci sono stati errori gestionali, magari la magistratura aprirà un' inchiesta (c' è chi è pronto a portare le mcarte in procura), ma i soci non meritano di essere trattati come fossero dei bancomat.

Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • francori2012

    22 Novembre 2016 - 18:06

    Troppo spesso si sanno notizie orrende sulla Banca d'Italia.Può darsi che in "Danimarca"ci sia stato del Marcio, ma rispetto al nostro beneamato ma immorale Paese,erano tutte "Rose e Fiori". La vicenda della Crediveneto è una cosa da Predatori.Ma esiste la Giustizia in Italia? CHe fa la Gtustizia.Si trastulla? Francori2012

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