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No della redazione al direttore

Salvataggio del Corriere
Bocciato il lodo de Bortoli

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Ferruccio De Bortoli

Ferruccio De Bortoli

di Nino Sunseri

Si erano tanto amati il direttore de Bortoli (Ferruccio per tutti) e la sua redazione. Ma, come spesso accade, anche le più belle storie d’amore non sopravvivono alle difficoltà economiche. E in via Solferino tira proprio brutta aria se il direttore ha annunciato che, dal prossimo mese, il suo stipendio sarà tagliato del 20%.

Il sacrificio non è bastato. Il «lodo» de Bortoli è stato bocciato dalla redazione. Tuttavia  il piano di risanamento del Corriere della Sera comincia a prendere forma: Fiat e Mediobanca hanno annunciato l’adesione all’aumento di capitale da 400 milioni (altri 200 entro il 2015). Gli altri componenti del Patto di sindacato risponderanno entro venerdì. L’obiettivo è di arrivare alla garanzia su metà del fabbisogno. Al resto penserà il mercato (le nuove azioni saranno emesse fra due e tre centesimi) e il consorzio bancario. Domenica, con le risposte in tasca, il consiglio d’amministrazione approverà i conti 2012: le previsioni parlano di un rosso record ben oltre i 400 milioni. Ma l’attenzione resta focalizzata su de Bortoli. La sua mediazione è stata bocciata dal comitato di redazione. Anche in maniera gelida: «Grazie ma stiamo battendo altre strade senza tagli di stipendio». 

Il direttore nella sua lettera aveva chiesto ai colleghi di rinunciare ad una fetta di retribuzione (5% oltre ai benefit) e il via libera a 110 fra pensionamenti e prepensionamenti (un redattore su tre). Rispondono i sindacalisti: «Contiamo di elaborare un piano alternativo di risparmi».

Un rifiuto che apre la strada a molti interrogativi. Intanto sancisce l’esistenza di divisioni profonde: la redazione da una parte, la direzione da un’altra, tipografi e amministrativi da un’altra ancora. Mai si era visto, nella storia recente del Corriere della Sera, litigare il consiglio di fabbrica (oggi Rsu) con il sindacato dei giornalisti. I tipografi che accusano la redazione di ostacolare la soluzione ricevendo una astiosa risposta. Un vero scoop. Ma ormai i destini del Corriere  sembrano un fatto privato di Fiat e Mediobanca: John Elkann e Alberto Nagel. Gli altri semplici comparse. Soprattutto si è appannata la figura di Giovanni Bazoli. L’anziano presidente di Intesa, acciaccato dall’età e dai malanni, non si è nemmeno presentato all’ultima riunione del parlamentino. È sempre più defilato e questo indebolisce de Bortoli. L’ipotesi di successione Anselmi-Calabresi prende ogni giorno consistenza. Per fare pulizia e magari preparare l’arrivo del cavaliere bianco (ancora Springer?). Vedremo.

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Commenti all'articolo

  • brunicione

    11 Aprile 2013 - 09:09

    Giornalisti e politici sono due caste che si assomigliano, quando parli di toccare il portafoglio, i primi preferiscono far fallire il giornale, mentre i secondi preferiscono far saltare il governo. Nessuno dei due rinuncia ai SOLDIIIIIIIIIIIIII

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  • gioch

    10 Aprile 2013 - 15:03

    ...quelli in cui Ricucci scalava RCS e faceva far soldi ai soci,eh? Non ci sono più "furbetti" e si finisce a svendere.Spero se la stia ridendo.

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