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La battaglia milionaria

Esselunga, la guerra tra i figli di Caprotti: "Testamento da impugnare"

25 Gennaio 2017

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Bernardo Caprotti

La tregua tra gli eredi di Bernardo Caprotti dopo la sua scomparsa è ormai agli sgoccioli. Il compianto patron di Esselunga forse se lo aspettava e aveva messo nero su bianco un monito, in una sorta di intuizione da genitore che in fondo conosce i suoi figli meglio di chiunque altro: "Ove mai qualcuno dovesse pretendere integrazioni a quanto ricevuto - aveva scritto - tali pretese dovranno riferirsi in via preventiva a quanto disposto con il presente testamento. [...] Auspico che non ci siano ulteriori contrasti e pretese". Nel profondo Caprotti senior quel sospetto che tutto andasse a carte quarantotto se lo sentiva, anche se ha fatto di tutto per tenere tutti, ma proprio tutti contenti, concedendo ai vari eredi un patrimonio che, ricorda Repubblica, fosse abbastanza importante da bastare per generazioni a venire.

Giuseppe e Violetta Caprotti, figli di primo letto di 57 e 53 anni, hanno dato mandato ai legali degli studi Casati e Bonelli di ricostruire in un dossier le ingiustizie subite. A cominciare da quadri, la barca e diversi immobili donati da Caprotti senior prima di redigere il suo testamento. Uno dei punti nodali è per esempio l'esclusione dal testamento della Dom 2000, la società immobiliare proprietaria di almeno 12 immobili affittati all'Esselunga, e la Edilizia del Lauro srl, società che controlla il palazzo storico in cui ha abitato Caprotti. Senza dimenticare i sospetti dei due eredi sull'amministratore unico della Dom 2000, Giuliana Albera, che tra dividenti ed emolumenti per la carica negli ultimi 10 anni avrebbe intascato una trentina di milioni.

La Dom 2000 ha un patrimonio di 135 milioni di euro, lo scorso anno ha chiuso il bilancio con oltre 15 milioni di ricavi, tutti affitti da Esselunga, e 3,4 milioni di utili. A sua volta la società ha attività per circa 64 milioni e ha potuto distribuire una cedola da 1,4 milioni. Secondo i legali di Giuseppe Violetta, queste buone cifre potevano essere ottime se alcuni beni controllati dalla società fossero stati stimati nel rispetto del valore di mercato. I legali hanno puntato il dito per esempio sull'Esselunga di via Solari, con parcheggio sotterraneo: la struttura è stata valutata 35 milioni nel bilancio 2015, una cifra inferiore alle quotazioni della zona. Sullo stesso tema la palazzo di via del Lauro 4, cioè casa Caprotti. La dimora del patron si estenderebbe per alcune migliaia di metri quadri, corti e cantine escluse. I sospetti dei legali si sarebbero concentrati sui costi di gestione, con l'aria condizionata costata in un anno 65 mila euro e l'impianto satellitare 15 mila, cifre più alte di quelle destinate al personale di servizio.

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Commenti all'articolo

  • Delta16

    Delta16

    26 Gennaio 2017 - 17:05

    Io penso che la volontà di Caprotti dovrebbe essere rispettata, totalmente, al di là delle interpretazioni da "azzeccagarbugli" o delle pretese dei figli.

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  • perlapeppa

    26 Gennaio 2017 - 08:08

    Un uomo dovrebbe disporre di quello che si è sudato dopo una vita di lavoro . I giudici non dovrebbero avere voce in capitolo .

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  • marcadabollo

    25 Gennaio 2017 - 21:09

    Mai contenti questa gente. Godetevi la vita perchè siamo umani ed è in fondo breve!

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