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Tutta la verità sull'insalata in busta: ciò che non dicono (e che devi sapere)

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Tutta la verità sull'insalata in busta: ciò che non dicono (e che devi sapere)

La notizia è questa: negli ultimi quattro mesi, da ottobre 2016 in poi, le vendite di frutta e verdura confezionate, la cosiddetta quarta gamma, sono cresciute in media del 5,9 per cento in volume e del 4,8 in valore. Un bel prendere se si considera che il prezzo di vendita dell' ortofrutta lavorata - vale a dire lavata, affetta e confezionata - si aggira attorno a un euro l' etto. Dieci euro al chilo. Secondo la Nielsen il comparto della quarta gamma ha fatturato nel 2016 ben 725 milioni di euro e può contare su circa 19 milioni di consumatori fedeli, ciascuno dei quali ha speso lo scorso anno circa 38 euro in frutta e verdura «condizionate».

I prezzi di vendita della quarta gamma sono notevolmente più alti rispetto a quelli dei prodotti esposti tal quali come sono stati raccolti al campo, salvo una pulizia volta a eliminare i residui terrosi e le foglie (o i frutti) in pessimo stato. Pulizia svolta di solito dall' agricoltore stesso. Ma a quanto ammonta veramente questo sovrapprezzo? E quanto costerebbe la medesima preparazione, acquistando gli ingredienti «non condizionati» uno per uno? È per rispondere a queste domande che, vestiti i panni del Casalingo di Voghera, ho battuto i principali negozi della grande distribuzione nel capoluogo dell' Oltre-pò pavese e nei dintorni. Le catene che ho visitato sono tre: Coop, Esselunga e Iper la Grande i.

Un ortaggio che ho trovato in due punti vendita su tre è il Radicchio Variegato. Sia quello comune, sia nella variante di Castelfranco Veneto Igp. Ed ecco la prima scoperta: quello comune sfuso (Grande i di Montebello della Battaglia) costa 3,50 euro al chilogrammo. Tanto ma non tantissimo, se si considera che il medesimo prodotto, lavato, tagliato e imbustato, si paga 10,23 euro al chilo. E nelle buste finiscono i cespi il cui valore all' origine è più basso.

«La quotazione all' origine del Radicchio Variegato di Castelfranco», mi spiega Walter Feltrin, presidente della Coldiretti di Treviso, «varia da 80 centesimi a un euro e cinquanta al chilogrammo. E nelle buste non vanno i cespi più pregiati, ma quelli che hanno qualche difetto estetico. La qualità è la medesima, intendiamoci, il valore all' origine no». La busta di Radicchio Variegato di Castelfranco Igp alla Coop costa 9,90 euro al chilo, contro i 10,23 di quello comune all' Iper. Misteri della Gdo.

Personalmente sono un grande consumatore di Radicchio Variegato che mangio spesso in redazione, nella preparazione che acquisto alla Coop, dove si trova accompagnato da Radicchio Rosso di Treviso Igp, scaglie di Grana Padano Dop e noci. Una prelibatezza. Costo della vaschetta ribattezzata «Cuor di Gusto», 3,19 euro; 140 grammi in tutto.
Mi sono divertito a ricrearla con i medesimi ingredienti, calcolandone il costo che avrei sostenuto se li avessi acquistati uno ad uno sul bancone. Ecco il risultato. I 110 grammi netti di Radicchio Igp, Rosso e Variegato, mi sarebbero costati 1,09 euro, la voce più pesante fra tutte. Le noci, già sgusciate 38 centesimi per 12 grammi (32 euro al chilo, un furto, ma ho fretta e non voglio maneggiare lo schiaccianoci). Per i 30 grammi di Grana Padano me la sarei cavata con 42 cent, cui avrei dovuto aggiungere 2 centesimi per i 3 millilitri di Aceto Balsamico di Modena Igp e altri 5 cent per gli 8 ml di olio extravergine d' oliva.

In totale avrei speso 1,96 euro, contro i 3,19 della vaschetta «Cuor di Gusto», confezionata dalla Ortoromi di Padova, che oltretutto aggiunge le posate, un tovagliolo e il tempo necessario al confezionamento del prodotto, ignoro se svolto a mano o meccanicamente. Alla fine avrei risparmiato 1,23 euro. Tanto ma non tantissimo.

Infine un cenno sugli assortimenti che si incontrano sui banconi, dove a fare la parte del leone è proprio la quarta gamma. All' Esselunga, ad esempio, a fronte di 13 varietà di verdura a foglia larga vendute tal quali, se ne trovano ben 77 in busta, lavate e condizionate. E in media il costo di un ettogrammo equivale a quello di un chilo venduto sfuso. Qui sì che bisogna prestare attenzione: rischiamo di pagare l' insalata come il petto di pollo che alla Coop di Voghera costa 8,55 euro al chilo.
riproduzione riservata PRIMA GAMMA Prodotti freschi o deperibili che non abbiano subito alcun trattamento di trasformazione. Ad sempio, frittam verdura, prodotti ittici e carne.

SECONDA GAMMA
Prodotti in scatola e conserve che abbiano subito dei trattamenti atti alla loro conservazione, per esempio la sterilizzazione o la pastorizzazione.

TERZA GAMMA
Gli alimenti surgelati o congelati.
Rientrano in questa categoria gli ortaggi pronti per la cottura che abbiano subito una mondatura.

QUARTA GAMMA
Prodotti freschi, lavati e tagliati, crudi e cotti, confezionati in atmosfera controllata o modificata.

QUINTA GAMMA
I prodotti pre-cotti o pre-cucinati che oltre ad essere stati puliti e mondati, siano già cucinati e spesso conservati sottovuoto. Ad esempio lasagne, pizze pronte e minestre in busta.

Gli articoli pubblicati su questa pagina e dedicati all' origine dei salumi hanno fatto effetto. Dopo la polemica sollevata da Libero sulle vaschette di prosciutto col tricolore ed etichettate come «made in Italy», ma ottenute da cosce importate, Angelo Ciocca, eurodeputato della Lega Nord al Parlamento Ue, ha presentato una interrogazione urgente alla Commissione europea.
Grazie a un vuoto regolamentare, infatti, è possibile spacciare per italiani prodotti alimentari che abbiano subito l' ultima «trasformazione sostanziale». Come nel caso del prosciutto cotto Beretta che per stessa ammissione del salumificio lecchese è fatto a partire da cosce di suino straniere. E nonostante questo sulla vaschetta appare un nastro tricolore sopra la scritta di rito: «Made in Italy».

L' articolo 26 del Regolamento Ue 1169 del 2011 impone l' obbligo di indicare provenienza e luogo d' origine di un prodotto, quando il Paese d' origine dell' ingrediente primario è differente da quello ove sia avvenuta l' ultima trasformazione. La Commissione Ue doveva disporre gli atti attuativi dell' articolo 26. Ma non lo ha mai fatto. «Visto che questi atti non sono stati adottati», scrive Ciocca nell' interrogazione, «creando una falla normativa gravissima in tema di etichettatura e plasmando un mercato di prodotti con indicazioni di provenienza non veritiere rispetto all' origine della materia prima, può la Commissione riferire com' è possibile che ad oggi tali atti non siano stati ancora adottati?».
«Chiediamo all' Europa di intervenire», aggiunge Ciocca, «per porre fine a un mercato falsato che non garantisce trasparenza rispetto all' origine delle materie prime. I produttori e i consumatori non devono essere ingannati».

di Attilio Barbieri

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Commenti all'articolo

  • Fabius Maximus

    27 Febbraio 2017 - 14:02

    Se mia moglie comprasse insalata in busta divorzierei subito!

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  • angelo41

    20 Febbraio 2017 - 22:10

    Importante è che non ci siano conservanti o schifezze varie. A volte mi sorprende come l'insalata in busta esce fresca come raccolta da poco.

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  • lepanto1571

    20 Febbraio 2017 - 13:01

    La Beretta, comunque, non è stata moralmente onesta.

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