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Le folli regole dell'Europa

L'Europa impone il tricolore anche sulle etichette di prodotti non italiani

27 Febbraio 2017

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L'Europa impone il tricolore anche sulle etichette di prodotti non italiani

Stessa bandierina, quella tricolore, stessa scritta: «Prodotto in Italia». Una sola grande differenza: un prodotto è effettivamente italiano. L' altro no. È con queste trappole che i consumatori si devono e si dovranno confrontare ancora di più in futuro, anche in presenza dei vincoli imposti dalle norme sull' etichettatura d' origine obbligatoria. Tutto dipende dai soliti regolamenti europei. Già, sempre loro, che in nome della semplificazione richiesta in effetti dalla grande industria alimentare, finiscono per snaturare le norme. Fino a depotenziarle completamente.

Per spiegare il meccanismo ho messo a confronto un cartone di latte a lunga conservazione Uht e una bottiglia di olio extravergine d' oliva. Due prodotti diversissimi fra loro che hanno però in comune una parte importante dell' etichetta: un nastrino tricolore e la dicitura «Prodotto in Italia». Identica classificazione per l' origine, con una forte sottolineatura sull' italianità della materia prima rappresentata dalla bandierina bianca, rossa e verde. La provenienza di latte e olio, però non è la medesima. L' alimento bianco contenuto nel cartone dichiara come origine «Paesi Ue», mentre l' oro verde è sicuramente italiano. Questo paradosso può accadere proprio per le norme capziose ed elusive fissate dalla Commissione europea. Ecco come.

Partiamo dal latte. Il cartone che compare nella foto in realtà è una simulazione che ho realizzato con l' aiuto dell' ufficio legale di un caseificio italiano. Si tratta di una «primizia» che anticipa l' etichettatura d' origine per latte, formaggi e yogurt che diventerà obbligatoria dal prossimo 19 aprile.

Chiarisco subito: il Latte Lombardia non esiste. È un marchio di fantasia che mi sono inventato per realizzare una simulazione di cosa potrà comparire sulla confezione, in forza del nuovo regolamento, varato dal governo Italiano lo scorso mese di gennaio.

Nel campo visivo principale, quello dove compare il marchio dell' azienda - in questo caso Latte Lombardia - e la denominazione di vendita, cioè «latte parzialmente scremato Uht», si vede la dicitura «Prodotto in Italia», sopra a un nastrino tricolore. L' origine, invece, si trova nella parte laterale della confezione, assieme alle informazioni nutrizionali. «Origine del latte: Paesi Ue». Dunque non si tratta di latte italiano che si può tuttavia etichettare come «prodotto in Italia», in forza dell' articolo 242 del Codice Doganale Comunitario, perché il latte ha subito nel nostro Paese l' ultima «trasformazione sostanziale».
Nel gergo della burocrazia di Bruxelles questa si definisce «origine non preferenziale». E grazie a questo meccanismo capzioso, la tanto attesa etichettatura d' origine per l' alimento bianco sarà depotenziata al punto dal renderla quasi inutile. Le probabilità che i consumatori abbiano qualche dubbio sulla provenienza del latte e vadano a cercane l' origine, è a dir poco remota. Così l' inganno potrà continuare.

Discorso diametralmente opposto per l' olio extravergine. Quello che compare nell' infografica è del Frantoio Cutrera di Chiaramonte Gulfi, comune siciliano in provincia di Ragusa ed è sicuramente italiano. La dicitura «Prodotto in italia», è possibile in forza del Regolamento europeo numero 29/2012 dedicato proprio alle norme di commercializzazione dell' olio extravergine d' oliva. L' articolo 4 (comma 5) della norma stabilisce infatti che ove si tratti di olio di origine italiana si possono utilizzare diciture come «Origine Italia», oppure «Prodotto in Italia». Che assumono di fatto il significato «100% Italia».
Confesso fra l' altro di essere caduto in errore proprio sull' oro verde del Frantoio Cutrera. In un' analisi pubblicata sempre su Spesa Libera alcune settimane or sono, avevo espresso dei dubbi sulla provenienza della materia prima utilizzata, vista la genericità dell' etichettatura. Mi sbagliavo. Me ne scuso con il produttore e con i lettori. L' olio «Il Frantoio Cutrera» è italianissimo. E dopo averlo assaggiato posso aggiugere che è decisamente buono.

di Attilio Barbieri

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Commenti all'articolo

  • colombinitullo

    27 Febbraio 2017 - 18:06

    come sempre DIONISIO BOSIO tentando di fare facile ironia si manifesta per quello che è: un poveretto

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  • Skyler

    27 Febbraio 2017 - 16:04

    Dioniso Bosio.....direi di affidare al Governo attuale e al PD la salvaguardaia dei prodotti nazionali! Che dice, che sono salvaguardati? Allora come ci spiega l'obbligo di usare l'olio di palma, il vino e la frutta e verdura che provengono dall'Africa?

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  • fabptt

    fabptt

    27 Febbraio 2017 - 14:02

    ma uno non può diventare scemo per avere un diritto di sapere che cosa mangia, fate le cose chiare una volta solo, almeno la libertà di scelta, non mi va di comperare prosciutto di parma fatto con i porci dei tedeschi e pagarlo come PARMA solo per un timbro,lo compero spagnolo sa sempre di quel cazzo e spendo 1 quarto. ripeto, fare le leggi bene costa lo stesso sforzo, ma tanti non ci guadagnano?

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