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WILLIAM HILL

Fisco e gioco: cosa è cambiato e cosa cambierà entro il 2020

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Fisco e gioco: cosa è cambiato e cosa cambierà entro il 2020

Il 2017 parte forte per quanto riguarda la correlazione tra materia fiscale e gioco d’azzardo. I dati messi a disposizione dalla Camera dei deputati, Camera di commercio e agenzie che si occupano di monitorare il gioco online, ci dicono di un trimestre molto proficuo e positivo, sotto questo punto di vista. Vanno forte sia i giochi di casinò online, sia quelli di scommesse sportive. Un aumento quantificabile con il 27% in più, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e solo per quanto riguarda i dati dei siti online. Nel corso del mese di aprile sono stati pubblicati dati interessanti e il Governo ha stabilito alcune misure circa un rincaro fiscale per il gioco. Sia per il lotto che per le scommesse ci sarà un aumento della tassazione sui giochi. Si passerà quindi dal 6 al 9% per quanto riguarda le scommesse, mentre gli altri giochi subiranno un aumento dal 6 all’8%. Giro di vite anche per gratta e vinci, di cui si prevede un incasso di 400 milioni, ma come una tantum. Secondo questi ultimi dati il gioco è in crescita non solo in Italia, ma anche in Europa. Il boom sul gioco e in particolare su sistemi come quello dei casinò online legali dimostra come l’Italia e più in generale l’Europa sta recuperando un gap sul gioco che è abbastanza normale, visto che fino al 2012 questo tipo di attività non era legale nel nostro Paese. Il mese di aprile scorso, sono stati pubblicati i primi dati relativi al consumo sul gioco d’azzardo che riflette alla perfezione ciò che già si era verificato nel corso del 2016. Così abbiamo registrato un aumento significativo da parte delle scommesse sportive, pari al 27%, tenendo presente dello stesso dato riferito però allo scorso anno.

Aumentano i consumi, quindi e in relazione a questo si discute, anno dopo anno, di un innalzamento del Preu (Prelievo Erariale Unico) sulle Videolotteries, cioè le macchinette distribuite tra casinò e sale dedicate, poco più di 50mila apparecchi, la cui tassazione potrebbe passare dal 5% al 5,5% sul giocato. C’è sicuramente uno stretto legame tra l’esigenza di fare cassa del governo e i conti che rischiano di non tornare più all’intero settore. In mezzo un’industria abituata alla tempesta, tra polemiche sull’eccessiva offerta, e malavita pronta ad approfittare di ogni errore nella mancata riorganizzazione dell’industria italiana del gaming. Ed ecco che torna il concetto di gap culturale e professionale, su un’industria che nel corso di questi primi 5 anni ha prodotto introiti e risultati operativi ragguardevoli. Il tutto osteggiato da partiti politici e movimenti spontanei di cittadini contrari al gioco d’azzardo legale nel nostro Paese. Quello che però manca, ovvero la visione d’insieme è che più si combatte e si lotta contro il gioco legale d’azzardo, più si dà una mano concreta e sostanziale alla malavita.  Non è certo un caso, se ci sono quasi 29 milioni di italiani che tra il 2015 e questo trimestre 2017 che ha giocato almeno una partita, fatto una scommessa o acquistato un biglietto di lotterie e affini. Andiamo a vedere ora alcuni dati nello specifico. Attualmente ci sono ben 7300 imprese registrate nel nostro Paese. Di queste società operanti nel settore del gambling molte sono estere, alcune storiche come William Hill, che in Italia opera nel settore del gioco d'azzardo e dei bookmakers sportivi, un flusso di denaro vitale per il fisco italiano. Da un punto di vista tecnico bisogna ricordare che 2.958 sono sotto forma di imprese individuali, 3.211 sono società di capitale, 1.102 società di persone e 39 altre forme. La spesa complessiva è stata di 900 milioni di euro, mentre gli ultimi dati erano stati di 726 milioni nel 2014. La crescita dal 2015 è del 23%.

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