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Due pesi, due misure

Bail in, oltre Mps: salvano la banca del Pd, fanno fallire Veneto Banca e Popolare Vicenza

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Bail in, oltre Mps: salvano la banca del Pd, fanno fallire Veneto Banca e Popolare Vicenza

Due pesi e due misure. Si può provare a raccontarla in tanti modi, ma è difficile dimostrare il contrario: l' interesse e soprattutto lo sforzo del governo di Paolo Gentiloni per il Monte dei paschi di Siena non è paragonabile all' impegno (decisamente scarsino) profuso per cercare di salvare le due banche venete. E poco importa se il ministro dell' Economia, Pier Carlo Padoan, assicura che per Popolare di Vicenza e Veneto Banca «non c' è alcun rischio di bail in» ovvero di azzeramento delle obbligazioni subordinate. Lo stesso capo di Bpvi, Fabrizio Viola, si è limitato a «prendere atto» delle parole del ministro e oggi sarà al cda, ma senza dimettersi.

Il rischio di dissesto finanziario esiste ed è concreto. Perché Vicenza e Montebelluna hanno un deficit patrimoniale enorme: rispettivamente 3,4 e 3,1 miliardi di euro. Vuol dire, complessivamente, circa 6,4 miliardi. E se quel «buco» non viene tappato rapidamente, i due istituti di credito del Nord Est fanno il botto. Dopo la fumata nera a Bruxelles di mercoledì, ieri è andato a vuoto pure il vertice al Tesoro. Che si è limitato a dare un contentino ossia una garanzia per i nuovi bond (2,2 e 1,2 miliardi). Pannicelli caldi: quei 3,4 miliardi messi sul piatto servono per far fronte all' emergenza di liquidità, ma non a risanare i conti malandati.

Tutta un' altra musica per Mps. La ex banca del Pd sta per essere nazionalizzata e per salire al 70% del capitale di Rocca Salimbeni il Tesoro dovrà contribuire con circa 6,6 miliardi a un aumento di capitale da 8,8 miliardi (e pure per il Monte sono scattate le garanzie, per circa 7 miliardi). La partita in sede europea - sia con la Commissione Ue sia con la vigilanza della Bce - è stata sostanzialmente chiusa e, a stretto giro, Monte paschi diventerà una banca pubblica. Per evitare il crac di Rocca Salimbeni è stato fondamentale l' apporto dell' amministratore delegato. Marco Morelli che, da Milano più che da Siena, ha guidato le manovre. La distanza «fisica» dal quartier generale, in passato assai frequentato da politici e massoni, è stata cruciale. E lo è stata, però, anche la pressione, sotto traccia e poco urlata, del governo, soprattutto in sede Ue.

È nei palazzi dell' Unione europea che, invece, secondo i ben informati, si è avvertita l' assenza di una presenza incisiva dell' esecutivo italiano per i dossier PopVicenza e Veneto Banca. Quando Bruxelles ha chiesto il contributo di azionisti privati - quantificato in un miliardo - Roma non si è opposta in alcun modo. Ed è su quel miliardo che, di fatto, adesso si è arenata la trattativa. Lo stop, come accennato, può diventare esiziale. Sia il fondo Atlante (attuale azionista al 99%) sia il Fondo di tutela dei depositi (Fitd) hanno chiuso il portafogli. In tutte e due i casi comandano le grandi banche (da Intesa a Unicredit) che non hanno più voglia di sborsare i quattrini per risolvere i guai altrui.

C' è da dire, tuttavia, che l' eventuale crac cagionerebbe qualche problemino piuttosto serio all' intero sistema bancario del Paese. Senza dimenticare gli 11mila dipendenti che perderebbero il loro posto di lavoro. Non a caso, i sindacati (dalla Fabi alla Fisac Cgil) chiedono al governo di «non accettare i ricatti dell' Europa» che tradotto vuol dire no a tagli all' occupazione. Il dossier potrebbe essere sbloccato lunedì, dopo il G7. Una sorta di tregua chiesta e ottenuta da Padoan nei giorni caldi del vertice coi «grandi» a Taormina. Il rinvio, però, riduce ancora di più il tempo a disposizione per evitare il grande botto finanziario del NordEst.

di Francesco De Dominicis  
@DeDominicisF 

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