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Monte dei Paschi

Banche, la verità: il governo ha salvato solo quella del Pd

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Banche, la verità: il governo ha salvato solo quella del Pd

Non si sa che fine faranno Popolare di Vicenza e Veneto Banca: l’ultima indiscrezione che circola in rete riguarda un presunto pressing del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su IntesaSanpaolo e Unicredit. Ai principali gruppi creditizi del Paese, l’inquilino di via Venti Settembre avrebbe chiesto di seguire le orme del Santander che in Spagna ha appena evitato di far finire il Banco Popular nella trappola diabolica del bail in, comprandolo per appena 1 euro. Tuttavia, se l’idea spagnola è adattabile al caso italiano, nonostante sia ammessa dalle regole europee sui salvataggi bancari, non è chiaro: sta di fatto che non si tratta di una soluzione indolore né per i risparmiatori né per i lavoratori. È chiaro, invece, che con gli istituti veneti è continuata la serie sterminata di errori del governo in campo bancario. Sia con Matteo Renzi sia con Paolo Gentiloni a palazzo Chigi è stato un vero e proprio disastro: su Etruria col pasticcio delle obbligazioni subordinate; sul fondo Atlante finanziato con denaro pubblico e poi lasciato sul binario morto; sul progetto (mai realizzato) di una bad bank per gestire le sofferenze degli istituti; sul fondo da 20 miliardi per salvare le banche e alla fine utilizzato solo per Monte dei paschi di Siena; sugli istituti del Nord Est.

Dicevamo, anzitutto, del dossier Etruria e delle altre tre banchette (Marche, Chieti e Ferrara) portate al fallimento pilotato a novembre 2015: in quella circostanza si è intrecciata una velenosa polemica sul presunto conflitto di interessi del sottosegretario Maria Elena Boschi. Il padre PierLuigi viene nominato vicepresidente di Etruria a maggio 2014, pochi mesi dopo l’ingresso della figlia nell’esecutivo Renzi. Etruria naviga in cattive acque, ma non interviene nessuno tempestivamente. Il commissariamento da parte della Banca d’Italia scatta solo a febbraio 2015, quando ormai è troppo tardi. Per parecchi mesi viene cercato un cavaliere bianco, ma l’istituto col quartier generale ad Arezzo viene considerato a stretto contatto con la massoneria locale e nessuno, fra i grandi banchieri, intende sporcarsi le mani. Il giro delle sette chiese di vari membri del governo va a vuoto e per evitare il default si sceglie di applicare la nuova direttiva europea sulle risoluzioni. Gli effetti del bail in, però, vengono sottovalutati da tutti, a partire dal governo e decine di migliaia di risparmiatori sono ancora col cerino in mano in attesa di rimborsi, a lungo promessi e mai arrivati.

Prende forma, così, anche per evitare il bis di un disastro annunciato – quello di Etruria & co. – il progetto Atlante: un grande fondo finanziato da Intesa e Unicredit soprattutto, ma anche dallo Stato attraverso iniezioni finanziarie della Cassa depositi e prestiti oltre che di Poste. Obiettivo principale di Atlante è evitare il crac di Vicenza e Montebelluna, ma dopo oltre un anno, il grande fondo è ormai alle battute finali, messo fuori gioco in particolare dai soci fondatori. I 3,5 miliardi investiti in PopVicenza e Veneto Banca nel 2016 sono serviti a “comprare” tempo. Hanno allungato l’agonia, senza una svolta.

Non è finita. Perché non vanno dimenticati gli scivoloni e le sottovalutazioni sulle sofferenze, con la discarica pubblica per i prestiti marci degli istituti proposta quando era troppo tardi per via delle nuove regole europee (in Spagna l'hanno fatta prima e ha funzionato). La faccenda si è conclusa con una trovata pasticciata ovvero garanzie pubbliche (Gacs) assai poco utilizzate dalle banche, per cercare di cartolarizzare (vendere) i pacchetti di finanziamenti in perdita. In un incontro a porte chiuse di ieri, Padoan non ha nascosto il suo rammarico per la mancata nascita di una bad bank pubblica: “Ci siamo mossi troppo tardi” ha detto il ministro facendo riferimento proprio al caso spagnolo e annunciando non meglio precisati “altri interventi e misure” per aiutare le banche a ripulire i bilanci.

La ciliegina sulla torta è rappresentata dal fondo salva banche da 20 miliardi di euro. È il 23 dicembre, Gentiloni ha appena giurato nelle mani del Capo dello Stato e incassato la fiducia del Parlamento. Il premier corre a palazzo Chigi e convoca il consiglio dei ministri: in fretta e in piena emergenza, viene dato l’ok a un decreto legge indispensabile a scongiurare il crac di Mps. Qualcuno parla di “governo di scopo”. Da palazzo Chigi, durante le feste di Natale, si affannano a spiegare che il fondo potrà essere utilizzato anche per altri casi di dissesto, ma a oggi è in cantiere solo la nazionalizzazione della ex banca del Partito democratico. Complici anche le soliti resistenze dell’Unione europea, il Tesoro infatti ha la strada sbarrata per diventare il primo azionista dei due istituti veneti. E il fondo, così, resta a uso esclusivo di Rocca Salimbeni. E pure qui cartellino rosso: trovare una mossa ben riuscita in campo bancario, da parte del governo, è praticamente impossibile.

di Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • barbarogi

    10 Giugno 2017 - 11:11

    LADRI DI STATO - NESSUNA PIETA' - ALLA GNOGNA - GIANCARLO

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  • gregio52

    07 Giugno 2017 - 22:10

    Una massa di ciarlatani, incompetenti ma attenti gestori dei propri interessi e di quelli dei propri amici. Questa massoneria è da distruggere..

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  • Leopard47

    07 Giugno 2017 - 21:09

    tutta gente incapace di governare sanno solo farsi gli affari loro della ciurma se ne fottono altamente VERGOGNATEVI CIALTRONI.

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