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Vergogna italiana

PopVicenza, bonus per 8 milioni di euro ai due manager che hanno rovinato la banca

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PopVicenza, bonus per 8 milioni di euro ai due manager che hanno rovinato la banca

Da una parte ci sono gli ormai ex soci, quelli che nel 2015 avevano in pancia azioni della Popolare di Vicenza a un valore di 62 euro e che circa un anno dopo hanno scoperto che con i loro titoli a stento potevano prendersi un caffè. E dall’altro gli alti dirigenti, come l’ex amministratore delegato Francesco Iorio che nel giugno del 2015 era stato presentato alla stregua del cavaliere bianco che avrebbe dovuto riportare la banca ai fasti di un tempo e che circa un anno dopo (dicembre 2016) se n’è andato (o meglio è stato cacciato) portando a casa zero risultati e circa 5,5 milioni di euro.

Da una parte ci sono i contribuenti, quelli ai quali ancora una volta viene spiegato che se lo Stato non fosse intervenuto le conseguenze sarebbero state ben peggiori, e che quindi devono sopportare una perdita potenziale di circa 17 miliardi di euro. E dall’altro c’è Gianni Zonin, l’uomo che ha guidato l’istituto vicentino per un ventennio e che l’ha portato alla disfatta dopo un secolo e mezzo di storia gloriosa. Ne ha combinate di ogni, dalle operazioni “baciate” (finanziava i clienti disposti a sottoscrivere le azioni degli aumenti di capitale) ai prestiti a diverse società riconducibili alla sua famiglia, ma nonostante le inchieste in corso, non solo non rischia la galera, ma non ha subito alcun sequestro perché risulta nullatenente.

Ecco, se c’è una cosa che fa davvero incazzare della vicenda delle banche venete (Vicenza e Veneto Banca), passate a Intesa previo esborso di circa 5 miliardi da parte dello Stato, è la sproporzione di trattamento tra i sommersi e i salvati. Tra chi, sicuramente in alcuni casi con colpa e imperizia, ha affidato i risparmi di una vita alla banca vicino casa, senza porsi troppe domande, e chi a fronte di una gestione dissennata o quantomeno infruttuosa lascia la barca che affonda più ricco e soprattutto impunito.

E del resto, per capire di cosa stiamo parlando, basta ricordare quanto successe a Vicenza appena due anni fa. Anno 2015, anno di bilancio in profondo rosso. Le perdite aumentano, dai circa 750 milioni del 2014 si arriva a 1 miliardo e 400 milioni. E il valore del titolo crolla: si passa da 62,5 a 48 (aprile 2015) fino ai 6,3 euro per azione del febbraio 2016. Una tragedia per i 119 mila soci del gruppo, eppure Zonin e compagni continuavano a brindare.

Come? C’è tutto, nero su bianco, nella relazione sull’assemblea dei soci del 2016 che dedica un capitolo intero alle “politiche di remunerazione e incentivazione del gruppo” relative all’anno prima. Si può leggere, per esempio, che l’ex amministratore delegato Samuele Sorato ha portato a casa 4,6 milioni. Oppure che l’ad entrante, Francesco Iorio, per sette mesi di lavoro, ne ha incassati 2,7 (1,8 milioni come bonus d’ingresso), mentre il vice direttore generale, Jacopo De Francisco, in carica da appena sei mesi, ne riceveva 1,02 (di cui 700 mila come bonus d’ingresso).

Poi sono evidenziati gli emolumenti elargiti all’immancabile presidente Gianni Zonin, che racimola un altro milione e 12 mila euro, al vicepresidente Marino Breganze, che sommando anche l’incarico di presidente di Banca Nuova guadagna 587 mila euro, e all’altro vicepresidente Andrea Monorchio, per 13 anni Ragioniere generale dello Stato, che chiude la carica degli alti dirigenti con “appena” 294.700 mila euro.

Morale della favola: con buonuscite complessive per 5,2 milioni e bonus di entrata per 2,7, nel 2015 i vertici di una banca ormai in dissesto hanno incassato 16,7 milioni di euro, il 52% in più rispetto al 2014. E pensare che nei 5 anni precedenti i dipendenti di Vicenza non non hanno visto neanche l’ombra di un incentivo alla produttività.

Premi da una parte e noccioline dall’altra: la solita storia dei sommersi e salvati.

di Tobia De Stefano

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Commenti all'articolo

  • Chry

    30 Giugno 2017 - 02:02

    Le banche leghiste

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  • burago426

    29 Giugno 2017 - 19:07

    bene i nomi li hanno, cosa aspettano andarli a prendere a casa loro? Piuttosto che suicidarsi.

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