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A Milano è stato promosso il dibattito sulla “Lettera aperta a chi fa le leggi, da parte di chi, le leggi, le deve applicare”

Commercialisti, no alla violazione dello "statuto del contribuente"

11 Luglio 2017

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Commercialisti, basta la violazione sistematica dello "statuto del contribuente"

Da sinistra Luigi Pagliuca, Luigi Capuozzo, Guido Beltrame, Maurizio Leo, Alvise Biffi, Simona D'Alessio, Andrea Bongi e Donatella Prampolini

MILANO - “E’ sempre più drammatica la distanza che si percepisce tra chi deve scrivere le norme fiscali e chi deve cercare di applicare tali norme in modo corretto. In nome della lotta all’evasione fiscale si emanano una serie di norme, con la sola motivazione di fare cassa nel breve, violando sistematicamente lo Statuto del contribuente”. Lo ha detto Guido Beltrame, consigliere dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano, nel corso del forum “Lettera aperta a chi fa le leggi, da parte di chi, le leggi, le deve applicare”.

Dall'insoddisfazione dei professionisti è nata una "Lettera aperta" per il legislatore. "Si tratta di un'iniziativa nata per dare voce alle problematiche che i professionisti si trovano ad affrontare ogni giorno nei loro studi”, evidenzia Luigi Capuozzo, presidente dell'Unione commercialisti ed esperti contabili.

“L'Ugrc e l'Odcec Milano hanno sviluppato un sondaggio da compilare tra i professionisti che hanno inviato le problematiche che, da qualche anno, hanno peggiorato la qualità della professione, fornendo ipotesi di soluzioni. Tutti i risultati saranno trasposti nella “Lettera aperta” che, giunta a chi ci governa, ci auguriamo possa essere il primo passo verso una collaborazione nei tavoli di lavoro per vedere realizzato quanto da noi auspicato”.

Il forum, moderato dalla giornalista Simona D'Alessio, è stato introdotto dagli indirizzi di saluto del presidente della Cassa ragionieri Luigi Pagliuca e del numero uno dei commercialisti milanesi, Marcella Caradonna.

Secondo Maurizio Leo, docente della Scuola superiore dell’Economia e delle Finanze, “la deriva caotica del nostro sistema tributario produce danni e paradossi; un legislatore attento ai conseguenti rischi per il nostro sistema economico dovrebbe saper porvi freno senza indugio. Il sistema tende sempre più ad avvilupparsi su se stesso, imponendo agli operatori adempimenti onerosi e spesso obiettivamente inutili, nonché producendo interpretazioni, anche formalmente ineccepibili, ma tuttavia sostanzialmente distanti dalla ratio ispiratrice delle norme o, comunque, lontane dal “sentire” che avrebbe dovuto ispirare un legislatore “ragionevole”.

"Le ultime novità fiscali - ha sottolineato il commercialista Andrea Bongi - hanno messo letteralmente ko gli studi dei commercialisti. Tre sono essenzialmente i provvedimenti incriminati: il DL 93/2016, la legge di bilancio 2017 e il DL 50/2017. La mole di adempimenti e novità che tali norme hanno “scaricato” sulle spalle dei commercialisti è senza precedenti. Quello che maggiormente preoccupa è che molti dei provvedimenti in questione vengono spacciati come semplificazioni o come misure di contrasto dell’evasione e dell’elusione quando, in realtà, l’unico vero obiettivo degli stessi è fare cassa”.

Della stessa idea Alvise Biffi, vicepresidente Confindustria Piccola Industria: “Le novità fiscali del decreto relativo alla legge di bilancio 2017 e alla manovra di aprile sono complessivamente negative per le imprese. Si tratta, infatti, di interventi costosi in termini di formazione delle persone e di modifica delle procedure aziendali. Non è detto poi che garantiscano il recupero dell’evasione che ne aveva motivato l’introduzione. Anzi l’esperienza dice il contrario”.

Secondo Donatella Prampolini, vicepresidente Confcommercio con delega al fisco, “Sarebbe necessario il riordino in testi unici di tutte le disposizioni fiscali; la stabilità nelle disposizioni che impongono gli adempimenti fiscali; l’irretroattività delle disposizioni tributarie e la “costituzionalizzazione” dello Statuto del contribuente; che i controlli fiscali non incrementino gli oneri burocratici a carico delle imprese”.

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