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Il retroscena

Banche venete, il retroscena di Repubblica: il veto della Boschi fa saltare le tutele legali per i banchieri

13 Luglio 2017

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Banche venete, il retroscena di Repubblica: il veto della Boschi fa saltare le tutele legali per i banchieri

Nel decreto che ha salvato le banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ci sarebbe stato anche un intervento della sottosegretaria Maria Elena Boschi, decisivo per mettere nei guai i banchieri che hanno amministrato i due istituti. Come ha ricostruito Repubblica, nel patto con cui i vertici delle banche hanno dichiarato la resa era stato predisposto un accordo di manleva, cioè un modo per scaricare le responsabilità legali per future azioni di responsabilità.

Il patto avrebbe dovuto tenere conto delle delibere dei banchieri di Vicenza e Montebelluna per periodo che andava dal 17 febbraio 2017, cioè quando era stata chiesta la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, al 23 giugno, giorno della liquidazione coatta. Da parte del governo la concessione era stata accettata sia perché non si poteva ritenere i nuovi amministratori responsabili dei disastri prodotti nelle gestioni precedenti, sia perché, in attesa di un accordo sulla ricapitalizzazione tra Rome e Bruxelles, chi ha gestito quegli istituti ha agito seguendo la continuità aziendale, interrotta bruscamente il mese scorso.

Quel patto però sarebbe saltato, riporta Repubblica, per il veto imposto dalla Boschi, preoccupata delle ripercussioni che quella decisione avrebbe potuto portare al Pd nell'imminente campagna elettorale. Dopo mesi passati a difendersi dalle bordate su Banca Etruria, la Boschi non aveva nessuna intenzione di farsi trascinare, come componente dell'esecutivo, in una decisione che di fatto avrebbe salvaguardato i banchieri di due banche bollite, con l'esercito degli obbligazionisti inferici perché rimasti con tanta carta straccia in mano.

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Commenti all'articolo

  • vicki50

    13 Luglio 2017 - 19:07

    se avesse avuto un po' di dignità o rispetto verso i risparmiatori truffati, la signora Boschi si sarebbe dimessa o non avrebbe accettato nessun incarico, perché il conflitto di interessi è troppo evidente. Quando il Renzi suo amico fece il golpe bianco, l'incarico alla Boschi era stato studiato a tavolino.

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  • gregio52

    13 Luglio 2017 - 18:06

    Questa si deve vergognare di come si comportata. Quando si è trattato di papà andava bene salvare i dirigenti della banca anche a costo di perdere voti, ora invece perderne per banche a lei così lontane sarebbe un problema . PROVO SOLO RIBREZZO IL SAPERE CHE UN SIMILE SOGGETTO SIEDA IN QUEL POSTO DOVE SI DOVREBBE PENSARE AL BENE DEL POPOLO NON DEL PD, DEL BABBO O DI RENZI.

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