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Emergenza stipendi

Crisi, quelli che il lavoro ce l'hanno
ma non arrivano a fine mese

Crisi, quelli che il lavoro ce l'hanno
ma non arrivano a fine mese

Il volto della crisi economica che attanaglia il nostro Paese è certamente quello dei disoccupati e dei precari. Ma c'è un altra faccia di questo periodo di grande emergenza economica ed è quello tratteggiato da Walter Passerini e Mario Vavassori autori del libro Senza Soldi (Chiarelettere). Sono quelli che un lavoro ce l'hanno e se lo tengono stretto ma tuttavia, pur lavorando, non riscono ad arriovare a fine mese. Sono i "poveri lavoratori", dipendenti publbici e privati i cui stipendi sono sempre più magri e le tasche sempre più vuote. "Si è rotto il binomio lavoro-sicurezza, mentre l’art. 36 della Costituzione, secondo cui il lavoro dovrebbe assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una vita dignitosa e libera, sembra non valere più», scrivono gli autori. Tutta colpa della tassazione altissima che "rode" eventuali  e rarissimi aumenti di spidendi che in Italia sono tra i più bassi d'Europa. Una media di 19,150 euro contro i 29,677 del Regno Unito, 25.128 della Germania, 22.677 dell aFrancia. 21.111 della Spagna. 

La via d'uscita - Colpa di una serie di fattori, dall'inflazione che ha annullato l'aumento delle buste paga e anche le politiche salariali degli ultimi anni, ne consegue che il numero delle persone che non riescono ad arrivare a fine mese e a pagare le bollette è passato dal 6,9% all'11,%. GLi autori del libro indicano una via d'uscita: ed è quella di puntare sulla crescita, sull'abbassamento delgi oneri fiscali e contributivi. Perché la mancanza di soldi incide sui consumi e quindi sulal ripresa del Paese. E' un circolo vizioso che bisogna spezzare ripartendo dalle riforme. 

 

 

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Commenti all'articolo

  • nick2

    10 Giugno 2013 - 11:11

    Ultimamente, da Grillo a Berlusconi, passando per Vendola, Bersani, Letta, Renzi e Casini, il coro unanime è “detassare la piccola media impresa”. Ma in realtà, il problema per la maggior parte delle piccole imprese e delle micro imprese che operano sul mercato interno non sono tanto le tasse (che peraltro hanno sempre ampiamente evaso), ma la mancanza di ordini. Non c’è quindi bisogno di un aumento dell’offerta di beni, ma di un incremento della domanda! A mio avviso, una sostanziosa detassazione progressiva dei redditi con attestazione ISEE fino a 25000/30000 euro potrebbe essere un’ottima soluzione che darebbe respiro alle famiglie (delle quali tanto vi riempite la bocca), aumenterebbe la domanda e rilancerebbe l’economia. Questo provvedimento potrebbe essere finanziato da una drastica lotta all’evasione, in Italia attuabile solo con l’eliminazione del contante. Bisogna che ci rendiamo conto che rischiamo seriamente di finire nel terzo mondo. A mali estremi, estremi rimedi!

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