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"Pressione fiscale record"

Confindustria: "In sei anni persi 700mila posti di lavoro"

Viale dell'Astronomia vede "spiragli" per la ripresa nel 2014, ma tratteggia un quadro da incubo. Al governo: "Bene le riforme, ma non bastano"

Giorgio Squinizi, leader di Confindustria

Giorgio Squinizi, leader di Confindustria

Sei anni di crisi, un bilancio devastante: persi 700mila posti di lavoro. E' il bilancio tratteggiato dal Centro studi di Confindustria nel rapporto di giugno sulle previsioni economiche. Ma c'è anche uno spiraglio: Viale dell'Astronomia vede la fine della crisi. "Abbiamo toccato il fondo - si legge nel rapporto -. Ci sono nell'economia italiana qua e là segni di fine caduta e, più aleatorie, indicazioni di svolta". Nel 2014, insomma, l'Italia potrebbe tornare a crescere. Per Confindustria c'è un "mazzo misto di evidenze sparse che lascia solo intravedere l’avvio della risalita e non costituisce solide fondamenta per prevederla". Resta comunque la speranza.

Pil rivisto al ribasso - I numeri, però, restano drammatici. Le previsioni a metà del 2013 rivedono "nettamente al ribasso" le stime sul Pil, e viene previsto un calo dell’1,9% per l'anno in corso (dal precedente -1,1%). Per il 2014 gli industriali limano le stime di crescita, da +0,6% a +0,5%. Da fine 2007 ai primi mesi 2013, sottolinea Viale dell'Astronomia, "le persone che hanno perso l’impiego ammontano a 700mila". Un numero che schizzerà a "817 mila per la fine del 2014". Secondo Confindustria il calo del dato statistico delle "unità di lavoro", con Cig e riduzioni orarie, "sfiorava 1,7 mln nel primo trimestre 2013 e sfiorerà 1,8 milioni nel secondo 2014".

Sul governo Letta - Le responsabilità del disastro, secondo Confindustira, sono della politica: il dito è puntato contro le mancate riforme. Gli industriali tornano poi a chiedere un alleggerimento del carico fiscale: "La pressione fiscale tocca un picco storico nel 2013, 44,6% del Pil, e rimane insostenibilmente elevata nel 2014, specie quella effettiva (53,4% sottratto il sommerso dal denominatore)". Il Centro studi promuove le prime mosse del governo Letta. Con l’aggiustamento dei conti nel 2013 "nel 2014 non ci sarà ulteriore sottrazione di risorse dal circuito domanda-produzione-debito. E questo effetto sarà rafforzato dalle azioni del governo tutte orientate a promuovere la crescita, anche se rese molto selettive dalla scarsità di fondi, ma comunque rilevanti per l’impegno e la tensione verso il traguardo di far ripartire il Paese". Poi però arriva l'invito a fare di più: "Bene l'enfasi verso la crescita, ma le misure varate sono ancora molto limitate. Manca un piano - avverte il capoeconomista di Confindustria, Luca Paolazzi -. Le misure varate su lavoro e crescita avranno sicuramente un impatto, creare incentivi aiuta. Ma l'unca vera ricetta per creare lavoro - avverte - è rilanciare la crescita".

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Commenti all'articolo

  • mark70

    28 Giugno 2013 - 17:05

    a Berlino le migliori aziende al mondo dove si lavora bene. Prima in assoluto la Microsoft...l'assurdo è che non esiste un'azienda italiana in questa classifica! Forse sarebbe bene anche soffermarsi su alcuni punti molto importanti per far riprendere l'economia caro Dott. Squinzi....tipo volorizzare i dipendenti (meritevoli ovvio!), creare dialogo e partecipazione, etc etc. Certo si sa siamo massacrati dalle tasse, ma dall'altra parte c'è una crisi morale del lavoro; si è perso il valore...ci si va perchè altrimenti non si mangia, siamo obbligati, ma l'entusiasmo di essere partecipe in azienda è defunto grazie anche ad imprenditori senza scrupoli che guardano solo la loro pancia....poi magari non si accorgono che perdono produttività....tanto c'è la cassa integrazione!!!! scusate abbiamo la worlswagen come esempio...guardate l'intervista all'amministratore delegato e prendete qualche idea...che è meglio! dipendente contento > produzione e no assenze!!!!

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  • highlander5649

    27 Giugno 2013 - 16:04

    dal 1970 in poi il solito giochetto sindacati contro padroni. anche quando l'occupazione aumentava ogni scusa era buona per fare uno sciopero, il problema dell'italia è sempre lì. la politica se ne lava le mani e sta a guardare in attesa delle prossime elezioni. comunque la produttività parlametare ha contribuito non poco allo sfascio dell'italia. dal 1970 in poi è stato un continuo declino anche morale dela società

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  • nick2

    27 Giugno 2013 - 15:03

    Le responsabilità sono molteplici, ma la maggiore è di chi, avvalendosi dei sindacati servi, ha pensato di ridurre il costo del lavoro diminuendo gli stipendi e facendo ricorso a nuovi contratti fortemente penalizzanti per i lavoratori. Negli ultimi anni, il potere d’acquisto degli stipendi di operai e impiegati è crollato e non serve essere economisti per capire che, come risultato, abbiamo avuto una caduta della domanda e un aumento della disoccupazione che ci hanno portati alla recessione. A mio avviso, per l’Italia, l’unica possibilità di salvezza sta in sostanziosi interventi a favore delle fasce sociali più deboli (non a favore delle imprese!) con lo scopo di accrescere la domanda e, di conseguenza, l’occupazione e la produzione. Questi provvedimenti potrebbero essere finanziati da una drastica lotta alla corruzione e all’evasione, attuabile solo con l’eliminazione del contante. Bisogna che ci rendiamo conto che rischiamo seriamente di finire nel terzo mondo!

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  • encol

    27 Giugno 2013 - 14:02

    se nessun governo è in grado di tagliare brutalmente le assurde e megagalattiche spese particolarmente di CASTA GIUSTIZIA E SANITA' il paese sprofonderà miseramente . Solo le forze pulite di questo stato: Artigiani, PMI, Industrie, Lavoratori possono, se lo vogliono, cambiare l'inesorabile tragico corso degli eventi. Diamoci una mossa; mandiamo a casa tutti i farabutti che ci hanno governato e che ancora pretendono di governarci, è la nostra unica chance-

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