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La scalata al Corriere

Giallo di via Solferino: c'è Cairo
dietro la corsa ai diritti Rcs

Giallo di via Solferino: c'è Cairo
dietro la corsa ai diritti Rcs

Si colora di giallo la conclusione della partita per il controllo del Corriere della Sera: un finale più che acconcio per una vicenda che, in venti giorni, ha fatto la collezione di colpi di scena. 

 Ieri mattina si è conclusa l’asta per l’inoptato dell’aumento di capitale di Rcs da cui dipende il Corriere della Sera. Al prezzo di appena due centesimi per ogni opzione è stata portata via tutta l’offerta pari al 14% delle nuove azioni (l’1% era stato rastrellato il giorno prima). A intervenire quattro intermediari. Il mandante (o i mandanti) sono ignoti. La Consob ha stretto la guardia ma non si è saputo nulla. In serata l’agenzia Mf-Dow Jones ha indicato il nome di Urbano Cairo. Se così fosse sarebbe un altro dei tanti colpi di scena di questa storia. Un po’ perché lo stesso pubblicitario-editore, non più tardi di un paio di giorni fa, aveva negato interesse per quanto accadeva in via Solferino. Ma soprattutto perché il rilancio de La7 sembra già un’operazione molto impegnativa per distrarre risorse verso altri fronti. Secondo le voci l’intervento di Cairo, che è anche presidente del Torino, sarebbe finalizzato all’acquisizione della Gazzetta dello Sport. Difficile dire.

 Tutto però è possibile visto che gli altri indiziati si sono chiamati fuori. Non hanno comprato, com’era prevedibile, né Diego Della Valle né Yaki Elkann, i due protagonisti della corsa al Corriere. Smentiscono Andrea Bonomi e Claudio Sposito. Ma anche Axel Springer e Rupert Murdoch. E allora? Le ipotesi sul tavolo sono diverse. A muoversi potrebbero essere state le banche del consorzio di garanzia (a cominciare da Banca Intesa che è anche azionista). Magari mettendo in campo le rispettive società di fondi d’investimento. Un po’ per alleggerire i rispettivi bilanci e un po’ per rendere più flessibile l’investimento. Ma c’è anche l’ipotesi opposta. I compratori hanno investito pochi spiccioli per acquistare le opzioni. Non è detto che esercitino i diritti. Vuol dire che, alla fine l’aumento di capitale risulterebbe sottoscritto per 350 miliardi anzichè 400. Infine la terza ipotesi, la più lineare: uno o più investitori si sono portati a casa i titoli. Dovranno dichiararsi entro martedì (se già soci) o giovedì (nel caso di new entry). Poi dovranno staccare un assegno che complessivamente ammonta a cinquanta milioni. Con il biglietto in mano chiederanno di sedersi al tavolo della trattativa per il futuro del quotidiano.

In realtà all’esistenza di cavalieri dall’armatura più o meno candida credono in pochi. Il torneo sembra ormai concluso con la vittoria della Fiat. Diego Della Valle si era dichiarato disponibile a salire dall’8 al 20%. Finora non l’ha fatto. Nulla esclude che, dalle nebbie dell’aumento di capitale, emergano uno o più soci disponibili ad appoggiare il suo progetto. Se ci fossero dovrebbero agire con molta prudenza e dare grandi spiegazioni. Se dovesse saltar fuori qualche accordo preventivo potrebbero essere costretti all’Opa.

In attesa degli sviluppi la gestione va avanti. Ieri si è riunito il consiglio d’amministrazione di Rcs ha formalizzato la vendita di Dada alla Orascom di Naguib Sawiris (ex Wind). Valore dell’operazione 58 milioni tra soldi che entrano e debiti che escono.

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Commenti all'articolo

  • Aprile2016

    12 Luglio 2013 - 16:04

    ***Bei tempi! Come andava a gonfie vele il "Corrierone della Serva" negli anni 70/80, paginate di inserzione delle peripatetiche tipo "Via Napo Torriani xx, Citofonare Giusy, discrezione, senza portiere". Quanti miliardi fatturati, c'era la fila agli sportelli. Oggi, la beppa, gli ubriaconi sinistrati,i pederasti politicizzati, i manettari etc sono una manna, sponsor d'oro per la sopravvivenza "quotidiana".*

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  • gibuizza

    12 Luglio 2013 - 10:10

    Nel 2013, in pieno controllo universale delle informazioni, con intercettazioni che permettono di conoscere tutto, con agenzie delle comunicazioni e antitrust, non posssiamo sapere chi sono i proprietari del più grande gionale d'Italia? Come si potrebbe applicare un conflitto di interessi in questo caso?

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