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Decisione entro fine agosto

Come cambierà l'Imu:
otto ipotesi in campo

Le alternative del governo: dall'esenzione totale alla tassa unica con la Tares

Come cambierà l'Imu:
otto ipotesi in campo

Otto ipotesi e una raffica di variabili politiche e di sostenibilità che rischiano di terremotare anche le proiezioni d’impatto realizzate dai tecnici del Tesoro su quello che sarà il futuro dell’Imu. Ieri “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato, in esclusiva, tutte le variabili  che vanno dalla cancellazione per tutte le prime case ad altri sette tipi di intervento. E se già non bastasse la complicazione numerica e finanziaria, si aggiunge anche la complicazione politica data da  qualsiasi tipo di intervento. I problemi di equilibrismo politico riguardano anche l’impatto che potrebbe avere la Tares, così come la sostenibilità della spesa dei Comuni (già sul sentiero di guerra), e gli strumenti di compensazione e ristorno per imprese (esenzione e rimborso) e famiglie. 

Che si tratti di una partita tutta politica, a questo punto, è dimostrato dalla risposta unitaria dei sindacati. La sola ipotesi che a trarne i maggiori benefici siano i proprietari più abbienti - con circa l’80% degli italiani proprietari di casa - ha innescato un fuoco di fila di richieste che si aggiungono e sovrappongono a quelle della maggioranza. 

Per la Cgil «l’imposta va rimodulata sia in relazione al valore della rendita catastale sia in base al numero degli immobili posseduti», scandisce  il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, «esentando dal pagamento le famiglie che possiedono la sola casa e aumentando, solo per queste, la detrazione fiscale fino a circa 800 euro (900 per le città ad alta intensità abitativa: Roma, Milano e Venezia)». E, tanto per aggiungere benzina al fuoco, la Cgil torna anche all’attacco sull’equità dell’intervento ridistributivo ribadisce «l’esigenza della riforma dei valori catastali e di una restituzione fiscale per i redditi fissi (salari e pensioni)». Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario confederale Cisl, Maurizio Petriccioli, che indica come equa una rimodulazione e «un meccanismo che colpisca progressivamente di più chi ha più immobili, esentando dal pagamento le famiglie che posseggano la sola casa nella quale abitano». 

Fuori dal coro il documentatissimo Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, che teme che il “totem Imu” faccia perdere di vista altre mazzate in arrivo. Tra Tares e nuove addizionali c’è di che far impallidire la sopravvalutata Imu. «Basti pensare agli aumenti medi del 36% della Tares, che quest’anno costerà più dell’Imu (305 euro medi a fronte di 225 euro), e la corsa al rialzo dell’Irpef comunale». Ad oggi, spiega la Uil «sono 487 i comuni che hanno aumentato le aliquote. Questa tassa pesa mediamente 138 euro per contribuente e genera un incasso di 3,9 miliardi» per i comuni. E tanto per chiarire la posizione sull’Imu che verrà Loy suggerisce di individuare «maggiori, ma non generiche, detrazioni per la prima casa legate al reddito e al patrimonio». 

E poi ci sono i Comuni. L’Anci, l’Associazione dei sindaci, già lunedì aveva lanciato l’allarme sui 700 milioni di nuovi tagli ai bilanci comunali (mancato pagamento prima rata). Il ministro Graziano Delrio  (ex Anci e oggi titolare degli Affari Regionali), ha promesso “una soluzione a breve”. Va bene ridurre l’Imu, ma se poi i sindaci devono alzare le aliquote locali (e fare gli esattori in nome dello Stato), questo proprio non va giù ai primi cittadini. C’è tempo fino al 26 agosto per un decreto del Tesoro. Giusto in tempo per far pagare l’Imu di giugno entro lunedì 16 settembre.  Ma considerando la pausa d’agosto è presumibile che si voglia chiudere entro il 13.

di Antonio Castro

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