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Come comprare casa, tassi e banche: ecco i mutui che costano (davvero) meno

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Come comprare casa, tassi e banche: ecco i mutui che costano (davvero)  meno

Mettiamola così. Fino a non molti mesi fa, sicuramente fino a settembre del 2016, l' italiano che si era deciso al grande passo, "compro casa", davanti all' amletica scelta tra fisso e variabile non aveva dubbi: fisso tutta la vita, si diceva. Ed aveva ragione. La forchetta tra i migliori prestiti dell' uno e dell' altro tipo era sotto il mezzo punto percentuale e veniva spontaneo sottoscrivere un finanziamento a 20 o 30 anni con la sicurezza che le condizioni (il costo) non sarebbero più cambiate.
Oggi il discorso è diverso. O meglio, è in fase di trasformazione.

I variabili vivono una fase di calma piatta prolungata. I migliori mutui restano sulla soglia dell' 1% e in alcune occasioni vanno anche sotto. Mentre i fissi stanno subendo un' improvvisa impennata. O meglio, subiranno a breve un' improvvisa impennata. «Dall' inizio del mese di luglio - spiega Stefano Rossini, l' amministratore delegato di MutuiSupermarket.it - i tassi Eurirs (quelli che sommati allo spread ci danno il costo del prestito a tasso fisso) sono aumentati di circa 20 punti base ed è un rialzo che ritroveremo sulle offerte del sistema bancario a partire da settembre. Insomma, la forchetta tra il fisso e il variabile è tornata a crescere e a breve potrebbe toccare nuovamente il punto percentuale».

E qui torniamo all' italiano medio che si è convinto a fare il grande passo, l' acquisto della casa.
Ora i suoi dubbi aumentano. E se mette a confronto la rata di un mutuo a tasso variabile con quella del fisso vede che la differenza nel giro di pochi mesi è addirittura raddoppiata. E allora inizia a fare qualche ragionamento in più. Per esempio, si chiede: per quanto tempo ancora i tassi (e di conseguenza l' Euribor che a oggi è sotto lo zero, da -0,37 a -0,15, in tutte le sue durate) resteranno così bassi?

Ascolta Draghi che da due anni va ripetendo le solite cose, «i tassi resteranno a livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo», guarda i future sugli Euribor e vede che ci vorranno almeno cinque anni prima che l' attuale tasso variabile andrà ad eguagliare l' attuale fisso. Insomma, si rende conto che in assenza di nuovi tsunami finanziari da qui al 2022-2023 se sottoscrive un variabile risparmia.

Certo, dipende dalla situazione economica del mutuatario e dal grado di rischio che vuole correre, ma rispetto al settembre del 2016 le condizioni sono completamente cambiate. «Il fenomeno - continua Rossini - potrebbe proseguire anche nella parte finale del 2017 e non mi meraviglierei se nei prossimi mesi la forchetta tra i due tassi dovesse crescere ulteriormente».
Del resto basta guardare la tabella in pagina per rendersi conto che le opportunità con il variabile non mancano. Partiamo dall' offerta base: costo dell' 1% per un ventennale da 140 mila euro che serve ad acquistare un immobile che ne vale 220 mila. Ma scendiamo anche sotto l' 1% se lavoriamo sul loan to value, cioè sul rapporto del finanziamento rispetto al valore dell' immobile. Tanto più bassa è questa percentuale tanto migliori saranno i costi dell' operazione.
Per esempio, per una casa da 300 mila euro, Credem offre un mutuo a 20 anni che ha un Taeg dello 0,87% e Iw Bank dello 0,89%.
Ma la somma richieste non deve superare i 150 mila euro (Ltv del 50%). Mentre Intesa, sulle durate a 25 e 30 anni (sempre con un Ltv del 50%), si spinge a proporre finanziamenti con un costo complessivo dello 0,99 e dello 0,98%.
«Non è raro - conclude Rossini - trovare opzioni che consentono di usufruire dei cosiddetti payment holyday. In soldoni: è possibile non pagare la prima rata (che visti i costi del notaio, trasloco ecc rappresenta una bella boccata d' ossigeno) o saltare una rata durante la vita del mutuo». Aiutini, certo, che se messi insieme al bassissimo costo del mutuo fanno la differenza.
riproduzione riservata Mentre politica e media si concentrano sul problema immigrazione, il progresso tecnologico italiano, che è almeno altrettanto importante come problema da risolvere per poter dare sviluppo e quindi benessere ad un numero sempre più ampio di popolazione, resta ancorato nell' angolo. Sarà perché un po' tutti ne sappiamo troppo poco, in termini di digitale, fibra e information tecnology. L' alfabetizzazione informatica cammina con un passo inversamente proporzionale a quel che dovrebbe. Le procedure informatiche ci sono praticamente estranee, la carta di identità digitale, per quelle poche città che la rilasciano, non è in grado di leggere né la storia sanitaria, ne quella previdenziale, né tantomeno quella fiscale del suo possessore. Intanto Amazon e il suo principale competitore Alibaba, conquistano ogni giorno rilevanti spazi nel e-commerce, e la popolazione mondiale sempre più affida a loro ogni tipo di risposta per le sue esigenze commerciali.

Le applicazioni, ormai infinite, che riempiono gli schermi degli smartphone, sono in grado di esaudire ogni tipo di esigenza di servizi e acquisti. Noi buoni ultimi, utilizziamo le "app" in maniera quasi insignificante. Il telepass, ad esempio, è sotto utilizzato, eppure è in vita ormai da decenni. La prenotazione di ogni tipo di servizio attraverso smartphone viene utilizzata da meno del 10% della popolazione. L' uso della carta per documenti e archiviazione è ancora spropositato in rapporto a quello della informatica.

Un vero mastodontico disastro che si traduce in un altrettanto mastodontico ritardo nel recuperare competitività e offrire occupazione. Eppure di fronte a questa inusitata situazione la politica è totalmente inerte e con essa la scuola di ogni ordine e grado, solo le imprese, ed essenzialmente quelle che hanno nell' export il loro core, si sono messe ai ripari, attuando una modernizzazione adeguata ai tempi supportata da una idonea formazione.
Il tema conduttore della prossima campagna elettorale non sarà l' innovazione tecnologica, ma saranno gli immigrati e la loro incidenza sulla sicurezza. Temi essenziali per per la vita dei cittadini, ma che inesorabilmente sono accentuati proprio dalla scarsa crescita Paese e dalla incapacitá di modernizzarsi per produrre nuovi posti di lavoro e salvaguardare i vecchi, rendendoli compatibili con la tecnologia che avanza. La sfida del decennio in corso è incentrata sulla quarta era industriale, con digitale e robotica a costituirne il perno. Il non avere per nulla chiari termini e perimetro della sfida tecnologica comporta la certezza di non poterla vincere e quindi di essere messi nell' angolo e noi dopo 7 anni di caduta non possiamo proprio permettercelo.

di Tobia De Stefano

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