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Pressing sulla Bce

Berlino vuole far pagare a noi il crac delle banche tedesche

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Berlino vuole far pagare a noi il crac delle banche tedesche

La tregua estiva è davvero finita. Con la ripresa è ricominciato anche il pressing della Germania perché Mario Draghi annunci la fine del programma di stimolo monetario. La scelta dei tempi non è casuale considerando che ieri si è riunito il consiglio direttivo della Bce. Non solo non ci sono state novità, ma Draghi ha anche sottolineato che il programma di allentamento monetario potrebbe essere prorogato.
«Occorre tornare a una politica monetaria normale» ha scritto alla vigilia della conferenza stampa di Draghi il Financial Times, citando l' intervento del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, a un convegno di Handelsblatt. Secondo Schaeuble il ritiro del Qe e la fine dei tassi di interesse negativi ora è possibile perché la ripresa nell' Eurozona è forte. «Siamo tornati a una situazione normale prima di quanto pensassimo».
L' intervento del potente ministro tedesco fa eco all' invito alla Bce, espresso dal numero uno di Deutsche Bank, John Cryan. Poco importa dei rafforzamenti dell' euro, ha detto Cryan, esortando la Bce a procedere a una stretta monetaria. Perché a suo dire «vediamo sempre più segni di bolle di mercato». Il sistema finanziario tedesco è sotto pressione perché i tassi zero hanno eroso i margini delle banche.«Gli utili sono appena il 23% di quelli precedenti alla crisi» dice Cryan. La politica di Draghi «è stata in parte responsabile del declino degli utili nelle banche europee».
Il fenomeno è stato particolarmente sentito in Germania dove i tassi d' interesse dei Bund sono ormai da più di due anni in territorio negativo. «In Europa l' era del denaro a poco prezzo dovrebbe finire, nonostante l' euro forte» ha detto il banchiere lanciando - a nome del sistema bancario nazionale - un invito all' Eurotower affinché inverta la rotta. «Oggi vediamo segnali di bolle in sempre più diffusi», ha ammonito. Evidentemente a Cryan (ma anche al governo) stanno più a cuore le banche rispetto ai possibili riflessi sull' euro. Già adesso la moneta unica viaggia a 1,20 sul dollaro. Il ritocco sui tassi lo renderebbe ancora più forte a danno delle esportazioni. Un pericolo trascurabile per l' industria tedesca che ha mostrato di non avere problemi nemmeno con l' euro a 1,40. Discorso diverso per i partner (a cominciare dall' Italia) che invece hanno bisogno di una moneta debole.
La Germania, però, non ci sente. «L' euro forte mi preoccupa e non solo perché rende le esportazioni difficili - ha aggiunto Cryan - ma perchè potrebbero servire alla Bce come giustificazione per tassi di interesse negativi«.
A luglio Draghi aveva fatto sapere che la discussione sul cambio di rotta «dovrebbe avvenire in autunno». Ieri ha mantenuto la parola. Saranno le nuove stime su crescita e inflazione a condizionare la strategia di Eurotower.

di Nino Sunseri

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