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Pensione a 67 anni: fumata nera

9 Novembre 2017

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Pensione a 67 anni: fumata nera

Roma, 9 nov. (AdnKronos) - Quota 67, fumata nera. Governo e sindacati sono ancora distanti sulla platea e i criteri necessari per accedere all'esonero dell'aumento dell'età pensionabile a 67 anni dal 2019 ma sono forse più vicini sui nuovi meccanismi di calcolo con cui pesare nel futuro, dal 2021, l'impatto delle aspettative di vita sull'età del pensionamento.

L'esecutivo, infatti, avrebbe aperto alla possibilità di calcolare la speranza di vita come media del biennio da confrontare con quella del biennio precedente che dunque potrebbe tenere conto anche dell'eventualità di un calo nelle aspettative.

E' quanto emerso al termine del quarto tavolo tecnico a palazzo Chigi tra l'esecutivo e Cgil Cisl e Uil che si riunirà per l'ultima volta lunedì mattina, il 13 novembre, prima del nuovo round politico che nel pomeriggio vedrà a confronto il premier Paolo Gentiloni e i leader sindacali.

Una apertura questa ancora tutta da esplorare che, come spiegano i sindacati, non è comunque esente da critiche. Nel caso di un calo nelle aspettative di vita il nuovo adeguamento all'età pensionabile infatti, che comunque non potrebbe mai tornare indietro semmai fermarsi sull'età prevista dall'ultimo aggiornamento, non si scaricherebbe sul biennio in corso, come chiedono Cgil Cisl e Uil, ma su quello successivo. Non solo. La media biennale delle aspettative di vita renderebbe scarsamente percepibili eventuali oscillazioni negative nelle speranze di vita, meglio sarebbe calcolare la media su 5 anni.

Obiezioni che il governo avrebbe annotato senza chiudere la porta a modifiche. E un dialogo sarebbe stato avviato anche sulla previdenza integrativa per alcune categorie di lavoratori pubblici e sull'utilizzo del Fis, il fondo d'integrazione salariale delle piccole e medie imprese.

Là dove invece le distanze sembrerebbero ancora "profonde" è sull'identificazione della platea e dei criteri di accesso all'esenzione dallo scatto di età per il pensionamento dal 2019. La trattativa su questo sembra imballata; Cgil, Cisl e Uil infatti continuano a chiedere un'ampliamento significativo della platea, troppo pochi 17mila lavoratori, e una revisione dei criteri di accesso al beneficio, "troppi i 36 anni di contribuzione proposti dall'esecutivo". Ma il governo, come riferiscono al termine dell'incontro i sindacati stessi, "appare rigido nell'impostazione" ed il pacchetto di proposte al momento è "troppo limitato".

I sindacati, peraltro, hanno chiesto al governo anche interventi normativi che nel 2018 rendano più chiaro l'accesso al pensionamento anticipato previsto con l'Ape social nonchè la sua proroga per il 2019. "Il lavoro va avanti. Per costruire servono sabbia e cemento ma al momento il cemento manca. Si spera nel fine settimana", sintetizza il segretario confederale Cisl, Gigi Petteni che critica i paletti posti sui lavori usuranti: "36 anni di contribuzione non vanno bene, così è difficile che la platea di lavoratori interessati possa essere ampia".

Anche la Uil ribadisce le distanze che ancora rendono lontano un accordo sulle pensioni. "Le distanze sono ancora profonde e le aperture al tavolo non ancora sufficienti. Il pacchetto di proposte è troppo limitato", commenta il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, per il quale "l'esecutivo ascolta le nostre controproposte ma senza dare risposte".

E "distanze infinite" sui lavori gravosi e la platea di esentati nonchè sul fatto che lo stop all'aumento dell'età pensionabile sia limitata alla sola pensione di vecchiaia e non estesa anche a quella di 'anzianità' anche per Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil che registra però l'apertura sui futuri meccanismi di calcolo per le aspettative di vita. "Vedremo lunedì mattina quale sarà la proposta complessiva", conclude.

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