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"In Italia sommerso al top"

Fmi

4 Febbraio 2018

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"In Italia sommerso al top"

Roma, 4 feb. (AdnKronos) - Italia al primo posto tra i principali Paesi della zona euro per la 'quota' di economia illegale. E' il triste primato che emerge da un nuovo Working Paper pubblicato dal Fondo monetario internazionale che passa in rassegna il livello medio negli ultimi 25 anni della 'shadow economy', intesa come tutta la galassia di attività nascoste alle autorità per motivi regolatori (per evitare le procedure burocratiche e regolamentari), monetarie (per evadere il pagamento di tasse e contributi) e istituzionali (corruzione).

Dati alla mano, secondo lo studio, in Italia la percentuale media di sommerso tra il 1991-2015 è stata pari al 24,9% del pil; poi troviamo la Spagna dove il sommerso ha raggiunto in media il 24,5% del prodotto interno lordo. Peggio di Roma e Madrid tra le maggiori economie di Eurolandia ha fatto solo la Grecia, Paese di cui è noto l'alto tasso di evasione dei suoi contribuenti, con il 27% di economia illegale rispetto al prodotto interno lordo nello stesso arco di tempo. Il Portogallo si è fermato a una media del 21,8%; la Francia del 14%, mentre in Germania l'economia illegale media è stata pari all'11,9%.

Tra i virtuosi nel Vecchio Continente, il Lussemburgo dove la shadow economy si è fermata in media al 10,6% del pil, stesso livello più o meno in Olanda con il 10,7%. Ma è l'Austria il Paese che ha segnato la quota media più bassa d'Europa per attività non dichiarate con l'8,9% tra il 1991-2015.

Ha fatto ancora meglio - ma fuori dall'UE - la Svizzera con il livello medio più basso del mondo, al 7,2%. In Gran Bretagna il sommerso ha raggiunto una media l'11% del pil, mentre negli Usa si è fermato all'8,3% del pil.

Allargando l'orizzonte al resto del mondo, i Paesi con la posizione peggiore sono la Bolivia con un livello medio di sommerso al 62,3% del pil nell'arco di 25 anni, seguita dall'instabile Zimbabwe con il 60,6%.

Fra le economie Brics in Cina la quota media di economia non dichiarata è stata del 14,6% nel 1991-2015; in Brasile si è attestata al 37,6%; la Russia al 38,4%.

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