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Legge di stabilità

Altolà di Napolitano a Letta
"Manovra, no coperture fasulle"

Secondo il capo dello Stato è necessario vedere nell'insieme di quante risorse possiamo disporre senza inventarcele

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Dal presidente della Repubblica arriva un altolà a Enrico Letta. Parlando della Legge di stabilità appena varata dal governo, Giorgio Napolitano ha sottolineato oggi che non deve basarsi su "coperture fasulle". La questione, ha spiegato il Capo dello Stato, in una videointervista trasmessa nel corso del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, in svolgimento a Napoli "non è tanto di vedere quanto si sia stanziato o se si dovesse o potesse stanziare di più", per esempio per "ridurre il prelievo fiscale sulle imprese e il lavoro. Il problema - ha rilevato Napolitano - è vedere nell'insieme di quante risorse possiamo veramente disporre senza inventarci delle coperture fasulle".

Un passato non lusinghiero - Napolitano ha spiegato che "il punto centrale per il Mezzogiorno sono le risorse europee, le risorse dei fondi strutturali e quelle del Fondo nazionale di coesione e sviluppo". Su questo fronte, ha continuato, "abbiamo un passato tutt'altro che lusinghiero, sappiamo quanto si sia sprecato di quelle risorse europee, non utilizzandole o utilizzandole male". Citando il lavoro svolto dall'ex ministro Barca e dall'attuale responsabile della Coesione territoriale Trigilia, il capo dello Stato ha sottolineato che "oggi siamo di fronte a proposte che ritengo molto serie e non solo proposte, passi concreti". Considera quindi "fondamentale per utilizzare rapidamente e bene le risorse soprattutto europee una forte concentrazione e non disperdere queste risorse in mille rivoli". 

L'ottimismo del Re - Ma il presidente della Repubblica, in fondo, si dice ottimista. "Abbiamo superato momenti molto più complessi e drammatici dell'attuale. Supereremo anche questo per ridare all'Italia quella capacità anche di sviluppo industriale e non solo economico in senso generale o generico, che ha fatto del nostro Paese uno dei più avanzati industrialmente nel giro di non molti anni tra gli anni Cinquanta e Sessanta". 

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