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Il giallo

Letta agli americani: "Privatizzeremo", ma l'Italia non ne sa nulla

Terna, Fincantieri, Finmeccanica: ecco le quote che Letta vuole vendere

Enrico Letta

Enrico Letta

Va bene essere internazionali, va bene inserire l'Italia in un'ottica economica internazionale. Ma siamo sicuri che a Enrico Letta i viaggi oltreoceano non stiano sfuggendo un po' troppo di mano? Il premier, durante l'ultima visita negli States, ha rilasciato un'intervista al quotidiano statunitense Washington Post. E fin qui, nulla di male. Se non fosse che le anticipazioni che il Primo Ministro concede agli americani, in Italia non le abbia ancora diffuse. Nell'articolo del Washington si legge infatti che Letta avrebbe intenzione di vendere parte della quota pubblica di Terna, una delle prime società elettriche italiane. 

Il giallo della quota - Tra l'altro, nell'intervista si dimenticano pure una virgola. "Venderemo una parte di Terna. Non il 100%, ovviamente, ma il 49%", dice Letta. Che in realtà è il 4,9%, visto che il Tesoro possiede circa il 30% delle quote Terna e sarebbe un po' complicato vendere un valore superiore. Ed è lo stesso Palazzo Chigi a precisarlo, in una nota. Tra l'altro, con la vendita del pacchetto del 5% di Terna e con lo Stato al 24% della società della rete, si romperebbe ufficialmente il tabù del 30%. La vecchia soglia dell'Opa considerata anche come limite minimo per poter esercitare il controllo sulle società pubbliche controllate dal Tesoro. L'operazione Terna, dunque, potrebbe aprire a repliche anche su Enel, Eni e Finmeccanica, dove lo Stato possiede quote ancora superiori al 30%.

Privatizzazioni - Tra le società indicate nel piano di privatizzazione ci sarebbe poi anche la Fincantieri. E anche qui, un giallo: l'amministratore delegato della società di cantieri navali, Giuseppe Bono, non ne sapeva nulla. Secondo Bono, quando Letta parla di privatizzazione pensa alla quotazione dell'azienda: "non credo - ha spiegato l'a.d. di Fincantieri all'Huffington Post - che pensi di venderla, credo che pensi di quotarla tenendo una quota che consenta al governo di mantenere il controllo". In ogni caso, Bono dice no a qualunque ipotesi di vendita di una quota del capitale ad altri player internazionali: "non abbiamo bisogno di partner, noi vogliamo comandare a casa nostra".

Francesca Canelli

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Commenti all'articolo

  • encol

    21 Ottobre 2013 - 14:02

    E' vero lo hanno notato in molti che al sig. Letta piace viaggiare a spese degli altri naturalmente, in questo caso noi tutti. Se nel conto mettiamo che gironzola per il mondo senza concludere un caz... e di viaggi ne ha già in programma un bel po' si capisce perchè ha elaborato una finanziaria da "mantenimento poltrona". Negli occhi ha dei pali che non vede o non vuole vedere ed in questo secondo caso è ben più grave. Lo sperpero della sanità, quello della giustizia che sommano ben 100Mld. anno non se ne cura. Dei Costi indecenti della politica, dei partiti, delle provincie, degli enti infiniti e inutili, NON ne sa nulla. Ma che ci teniamo a fare un capo del governo che pensa solo a viaggiare?

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  • fenice80

    19 Ottobre 2013 - 13:01

    In un Paese normale, simili personaggi dovrebbero essere immediatamente deposti e incarcerati per Alto Tradimento. Invece qui non passa giorno che non si senta di privatizzare gli assets strategici italiani come fosse una cosa necessaria e positiva! Ma i nostri servizi, giudici, magistrati, militari, organi di polizia, giornalisti DOVE SONO ???

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  • fenice80

    19 Ottobre 2013 - 12:12

    In un Paese normale, simili personaggi dovrebbero essere immediatamente deposti e incarcerati per Alto Tradimento. Invece qui non passa giorno che non si senta di privatizzare gli assets strategici italiani come fosse una cosa necessaria e positiva! Ma i nostri servizi, giudici, magistrati, militari, organi di polizia, giornalisti DOVE SONO ???

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  • sotnaile38

    18 Ottobre 2013 - 21:09

    Qualcuno mi vuole spiegare i motivi di questa inusuale frequenza delle visite negli States a spese nostre? L'avesse fatto Berlusconi, i sinistri avrebbero fatto casino a più non posso. E non mi risulta che nemmeno De Gasperi vedesse gli americani a casa loro così spesso per trattare il piano Marshall.

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