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Il bot non rende? Ecco dove investire

Con il costo del denaro allo 0,25% anche i titoli di Stato annuali scendono ai minimi (0,688%). Così i risparmiatori hanno nuove opportunità

Il bot non rende? Ecco dove investire

È una corsa verso il basso: scende l'inflazione (+0,8% su base annua, ma addirittura -0,2% per il solo mese d’ottobre). Ma cala anche  il rendimento dei Bot: il titolo a 12 mesi, ieri mattina, è stato collocato allo 0,688%, il tasso minimo dalla nascita dell'euro nel 2001.  mano a mano che scendono gli interessi, però, aumenta l'appeal dei titoli di Stato per gli investitori: dopo il boom del Btp Italia (22 miliardi raccolti in un giorno e mezzo) ieri è stata la volta dei Bot a 12 mesi, che hanno registrato prenotazioni  per 11,7 miliardi, molto di più dei titoli in scadenza (7,475 miliardi).  Insomma, nonostante i rendimenti siano ormai scivolati a numeri da prefisso telefonico, i titoli del Tesoro vanno a ruba.

È senz’altro una buona notizia per lo Stato debitore. Lo è assai di meno per l'economia perché è la conferma che il cavallo, cioè il sistema economico, continua a  non bere. Ovvero, altra faccia della medaglia, che  alle imprese il credito continua ad arrivare con il contagocce.   Come ha confermato ieri  il Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d'Italia  “nel periodo più recente le banche del nostro paese hanno ridotto i  prestiti e aumentato il portafoglio di titoli pubblici italiani”. Alle banche, insomma, conviene ancora investire la liquidità in titoli di Stato piuttosto che in finanziamenti come dimostra il fatto che a fine  settembre gli istituti avevano in pancia la bellezza di 396 miliardi in titoli (contro 321 miliardi sei mese prima).  

In questa cornice, si potrebbe commentare, per chi non vuole rischiare, tanto vale accontentarsi dei rendimenti offerti dai titoli pubblici a uno, massimo due anni.

 Non  è il ragionamento in voga tra i guru del risparmio. Proprio ieri Moody’s, l’agenza di rating ben nota per le staffilate all’Italia negli scorsi anni ha emesso    un report con un titolo che è tutto un programma “Navigare in acque più tranquille: uno sguardo sul mondo tra il 2013 ed il 2015”. La tesi di fondo è che, nel prossimo futuro, la ripresa sarà moderata se non modesta, soprattutto nei Paesi più restii alle riforme (vedi l'Italia). Ma i pericoli di collasso o di crisi gravi si sono molto ridotti. Perciò, si può aumentare , seppur con prudenza, la propensione al rischio alla ricerca di rendimento reali (al di sopra dell'inflazione) superiori a quelli garantiti dal deposito bancario vincolato, dagli impeghi a breve e da titoli, pubblici o privati, sotto i tre anni.  Più o meno la pensa allo stesso modo il premio Nobel Joseph Stiglitz, a Milano lunedì sera su invito di Kairos: pur nel  contesto della crescita del Pil (e scontato il rialzo delle Borse dei mesi scorsi) i tassi resteranno bassi ancora per un bel po’, per evitare il rischio di ricadute.

Il risultato? a)  consigliabile prevedere una componente di risparmio investita in azioni, magari attraverso i fondi di investimento  (o Etf); b) per gli investimenti in reddito fisso è opportuno allungare le scadenze comprando obbligazioni di Stato o emissioni societarie (Fiat e Telecom Italia, entrambe con basso rating, possono essere un’occasione); un portafoglio equilibrato potrebbe prevedere un 10% a 3 anni, 50% a 5 anni, un 20% sui 7 anni e il resto a 10 anni;  c) le emissioni italiane e spagnole, nonostante i miglioramenti degli ultimi mesi continuano ad offrire tassi mediamente più elevati. Non per molto, vista la corsa all’acquisto di investitori internazionali che già stanno puntando in direzione di Portogallo e Grecia a caccia di buone occasioni.

Le possibilità, in questo momento,  non mancano. E il momento potrebbe essere propizio perché gli italiani, finalmente, cerchino soluzioni più adeguate per i propri risparmi e perché gestori e consulenti bancari  facciano il loro mestiere.  Come nota la Banca d’Italia, il calo del mattone ha impoverito le famiglie, cui è venuta meno la garanzia che il valore della casa è destinato ad aumentare sempre. Di qui la necessità di alternative che, tra l’altro, aiuteranno la ripresa.

di Ugo Bertone

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