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La mazzata

Lo studio Centromarca: bruciato 1 miliardo dall'aumento dell'Iva

Le famiglie italiane, già piegate dalla crisi, costrette a spendere meno per l'aumento delle tasse. "Il governo ci ripensi, serve sostegno ai consumi"

Lo studio Centromarca: bruciato 1 miliardo dall'aumento dell'Iva

Un miliardo di consumi bruciati dagli aumenti dell'Iva che hanno costretto le famiglie italiane a diminuire le spese. Gli effetti della crisi aggravati nel Belpaese da una pressione fiscale in aumento tra il 2011 e il 2013. Lo denuncia Centromarca sulla base dei risultati delle indagini di Ref Ricerche e Iri: il solo aumento dell'imposta sul valore aggiunto ha comportato negli ultimi due anni una netta contrazione dei consumi.

Le difficoltà delle imprese - "La normalizzazione del ciclo economico, prevista per il 2014, non sembra sufficiente - rileva il presidente di Centromarca, Luigi Bordoni - a stimolare la ripresa degli acquisti di prodotti confezionati di largo consumo. Servono scelte decise - aggiunge -: al governo chiediamo interventi urgenti a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie". Come? "Ci aspettiamo che sia cancellata qualsiasi ipotesi di aumento della tassazione sui consumi - prosegue Bordoni - e che sia valutato in tutta la sua importanza l'enorme sforzo compiuto dall’industria e dalla distribuzione moderna per garantire alle famiglie un’offerta conveniente". Sacrificio delle imprese che nel 2013  ha permesso alle famiglie italiane "di risparmiare mediamente 228 euro sull'acquisto dei beni di base - ricorda Bordoni -, pari a circa il 9 per cento dell’investimento annuale in consumi essenziali".

Incertezze sul futuro - Non bastano le stime positive per il il 2014, servono interventi del governo a sostegno dei consumi: è questo il refrain che accompagna la presentazione dello studio Centromarca. "Anche l'ultimo semestre - osserva Angelo Massaro, general manager di Iri per Italia e Grecia - ha registrato un calo, seppur più contenuto rispetto  alla prima parte del 2013. Non saranno in grado di compensare la   flessione neppure i consumi di Natale". I segnali di ripresa registrati nei mesi estivi dipendono per lo più dalla domanda internazionale di export. "Ma senza una riattivazione della domanda interna difficilmente la ripresa potrà consolidarsi", commenta Fedele De Novellis, economista di Ref ricerche.

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Commenti all'articolo

  • osicran2

    12 Dicembre 2013 - 15:03

    Non mi stancherò mai di ripeterlo: "Se si riducesse l'aliquota massima IVA al 10%, fermo restando tutte le aliquote agevolate, si abolisse il sistema dei rimborsi IVA e si introducesse l'obbligo di esporre e chiedere il prezzo di beni e servizi "IVA inclusa", 1) il gettito erariale sarebbe di entità certa e di gran lunga maggiore a quello attuale con aliquota al 22%; 2) l'imposta graverebbe su tutti indistintamente; 3) i prezzi sarebbero più competitivi; 4)si risparmierebbero tempo e denaro per l'eliminazione di conteggi, dimostrazioni e contenziosi. Perché non fate qualche simulazione per verificare quanto ho detto?

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  • rocc

    11 Dicembre 2013 - 18:06

    anche un bambino avrebbe capito che aumentando la già alta IVA il gettito complessivo sarebbe diminuito: meno commercio, meno scambi, economia peggiorata. Mi meraviglio però che avvicinandosi il giorno dell'aumento dal 21 al 22%, 1° ottobre 2013, nessuno ha detto niente, né Confcommercio, né Confindustria, né i pochi politici liberali. Ricordo che la famosa (ma non per Letta o Monti) curva di Laffer è chiara al riguardo: più aumenta l'imposta, più cala il gettito fiscale (la curva di Laffer servì egregiamente a Reagan per abbassare e semplificare l'imposta sul reddito, che calò al 28% e anche di meno)

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  • arwen

    11 Dicembre 2013 - 17:05

    E ad evadere l'IBVA quando possono....Ricevuta o in contanti?

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  • mab

    11 Dicembre 2013 - 17:05

    Siamo circondati da incopetenti parolai da cui dobbiamo liberarci con ogni mezzo al piu' presto.

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