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Prima beffa del 2014: I tagli sulle pensioni
aumentano del 140%

La sforbiciate volute dalle larghe intese aumentano anche del 140%. Scopri le fasce di vitalizio più penalizzate

Prima beffa del 2014: I tagli  sulle pensioni
aumentano del 140%

Una mazzata camuffatta con la scusa del “prelievo di solidarietà”, ma ad alto rischio incostituzionalità. Dopo i sacrifici di Tremonti e Monti, arriva la tosatura di Letta, che però rischia di tradursi in un boomerang contabile a stretto giro. Con la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in calce alla legge di stabilità e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale da ieri, 1 gennaio, e per il terzo anno consecutivo, anche nel 2014 resterà in vigore il congelamento dell’adeguamento (perequazione), degli assegni pensionistici per chi oggi incassa più di 38.646 euro lordi l’anno (meno di 2.300 euro netti al mese). La mancata indicizzazione penalizza non proprio i ricconi, ma chi, è o andrà in pensione nonostante i continui allungamenti dell’età pensionabile e quindi l’aumento dei contributi versati. 

Ma non basta. Sempre da ieri sono diventati realtà i nuovi tagli ai trattamenti previdenziali di chi supera un reddito pensionistico pari a  90.168 euro lordi l’anno, assegni che verranno ridotti del 6% (fino a 128 mila 812 euro). Chi invece ha un reddito pensionistico da 128.813 euro a 193.218 euro lordi l’anno, si vedrà decurtato l’assegno del 12%. Oltre questa soglia il taglio lieviterà fino al 18%. 

Il paradosso è che, a conti fatti, i più vessati (e penalizzati), saranno i titolari dei vitalizi tra i 128mila euro lordi e i 150mila euro lordi, che pagheranno il 12% con un aumento addirittura del 7% rispetto al prelievo già in vigore. Il governo Letta - alla ricerca di coperture certe per varare la legge di Stabilità - ha pensato bene di non tener conto della sonora bocciatura arrivata giusto nel giugno scorso da parte della  Corte Costituzionale. I supremi giudici hanno infatti già bocciato il prelievo straordinario perché la mancanza di progressività rende diversi i cittadini (contribuenti), davanti al fisco. Per ovviare a questo problema sarebbe bastato introdurre per tutti un miniprelievo progressivo (anche solo di un centesimo), su tutte le altre pensioni, per poi rifilare una non impugnabile mazzata ai redditi pensionistici più elevati. 

Nel giugno scorso (o meglio a luglio), gli enti di previdenza si sono dovuti adeguare e cominciare a restituire (in due tranche), i prelievi imposti da Berlusconi (Tremonti) e Monti. In totale lo Stato ha dovuto mettere a bilancio uscite nette per 84 milioni (al lordo le uscite sono pari a 150 milioni). 

L’aspetto paradossale della vicenda è che anche in questo caso i più strenui oppositori della norma - come già nella prima vittoriosa opposizione in Corte costituzionale - saranno proprio gli ex magistrati a riposo, che oggi come allora stanno già predisponendo i ricorsi. Spiega Pierluigi Roesler Franz, oggi presidente del Gruppo giornalisti pensionati dell’Associazione Stampa Romana, ma che per decenni  ha seguito da cronista i lavori della Corte: «I magistrati in pensione ordinari (cioè di tribunali, corti d’appello e Cassazione), amministrativi (Tar e Consiglio di Stato), contabili (Corte dei Conti) e dei tribunali militari, nonché ex avvocati generali dello Stato, ex ambasciatori, ex generali ed ammiragli, titolari di pensioni superiori ai 90 mila 168 euro lordi l’anno stanno già predisponendo gli atti per presentare nuovi ricorsi sostenendo l’incostituzionalità dei commi 483 e 486 perché non rispettano affatto i principi fissati dalla Consulta nelle sentenze n. 316 del 2010 e 116 del 2013». 

E così tra 2, 3 anni (visti i tempi), lo Stato sarà costretto a restituire “l’anticipo” di solidarietà”.  Che, presumibilmente, qualche altro governo sarà costretto a restituire. (An.C)

 

 

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Commenti all'articolo

  • tandolon

    04 Gennaio 2014 - 18:06

    Democratici ma ancora insufficienti i tagli anche a coloro che hanno gozzovigliato sulla pelle dei poveracci,dovrebbero vergognarsi gli autori di questo articolo che certamente fanno parte delle categorie privilegiate,altro che beffa !

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  • agosman

    04 Gennaio 2014 - 14:02

    Questa dovrebbe essere la retribuzione massima per chi è al vertice dello Stato e di conseguenza non ci sarebbe bisogno di bloccare indicizzazioni o applicare tagli. Nessuno morirebbe di fame nè coloro che sono in attività di servizio nè i pensionati. Tenete presente che alla retribuzione o alla pensione del capofamiglia andrebbe aggiunta la retribuzione o la pensione dell'altro coniuge che porterebbe un incremento dai due terzi al raddoppio del reddito familiare, ma in ogni caso mai si assisterebbe alle scandalose retribuzioni o pensioni individuali che superano i 6 mila euro netti mensili. Questo nel settore pubblico. In quello privato il portafoglio se lo gestisce il datore di lavoro, ma è innegabile che le regole per il pubblico finirebbero per calmierare quelle per il privato. Solo così si possono tagliare le tasse a beneficio di tutti. Se nel tempo si decidesse di aumentare le retribuzioni di politici e dirigenti, allora automaticamente e in proporzione devono aumentare le altre.

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  • primoguido

    03 Gennaio 2014 - 17:05

    ...come già ebbi a scrivere in tempi non sospetti: la rottamazione dei politici non serve a nulla se non si rottamano tutti i dirigenti e funzionari di un'amministrazione pubblica che ha pensato solo a riempirsi le tasche ed ha fatto lievitare il fabbisogno dello Stato ad oltre 800 miliardi l'anno.

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  • mirtilla2011

    03 Gennaio 2014 - 14:02

    poveri di spirito e di portafoglio se ancora difendete chi vi ha spolpato fino all'osso arricchendosi (+2mldi per Mediaset con carica presidente del consiglio)... Sostenete sempre il demofascismo del cav(olo)e morirete come siete vissuti da democristiani.

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