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Settore elettodomestici,

a rischio 40mila posti

Settore elettodomestici,
 Un quinto delle persone che lavorano nel campo degli elettrodomestici rischia il posto. Se il governo non interviene immediatamente molte aziende del settore non ce la faranno, mettendo a rischio 30-40mila posti di lavoro su un totale di 200mila. La situazione è grave. Il monito arriva da Piero Moscatelli, presidente del Ceced Italia, l'associazione dei produttori, che non è troppo contento nemmeno per gli incentivi governativi. “Quelli stanziati nel 2007 e nel 2008 per l'acquisto di frigoriferi e congelatori nelle classi cosiddette superlative (A+ e A++) in vigore fino al 2010, hanno migliorato il mix delle vendite: se fino al 2006 questi prodotti pesavano per il 12%, nel 2008 sono arrivati al 50%. Per questo abbiamo chiesto al governo di prolungare l'erogazione e di estendere le agevolazioni ad altri segmenti come lavastoviglie, forni e lavatrici. Il governo però li ha inseriti in un programma di incentivi per le ristrutturazioni edilizie e li ha previsti per le classi non inferiori alla A+. Questa classe però al momento esiste solo per i frigoriferi. Una norma, quindi, del tutto inutile e inapplicabile”.


I dati della crisi del settore - L'anno scorso l'indice della produzione industriale del settore è calato del 13,8%rispetto al 2007 e la prima metà del 2009 si è chiusa con un -30%. Da gennaio a maggio il sell-in è sceso del 10% e, nel primo quadrimestre, il sell-out del 7%. Il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 50% nel 2008 ed è più che raddoppiato, +108%, nei primi quattro mesi del 2009. Un quadro non certo positivo di un settore in crisi strutturale già dal 2002 che adesso sconta anche un momento congiunturale sfavorevole. Senza contare la delocalizzazione produttiva verso i paesi dell'Est, Cina e Corea in primis. Dagli oltre 30 milioni di pezzi prodotti in Italia nel 2002 siamo passati a 27,4 milioni del 2008 che quest'anno scenderanno a 16 milioni con una flessione del 30% e a questo si aggiunge il calo dei consumi. Fino all'anno scorso le aziende hanno investito in innovazione per prodotti ad alta efficienza energetica, ma questi investimenti adesso non tornano.

La soluzione - Oltre a incentivi realmente utilizzabili, servono agevolazioni per l'innovazione e controlli più rigorosi dei prodotti contro la concorrenza sleale. Infine, per quanto riguarda la decisione di proibire la vendita della classe A dal 2010, chiediamo al governo italiano di allinearsi alla direttiva Ue che dà tempo fino al 2013 per adeguarsi, a seconda del tipo di prodotto, anche per non ostacolare la libera circolazione delle merci in ambito comunitario.

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