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Brunetta: anche nel privato

donne in pensione più tardi

Brunetta: anche nel privato
 Il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta chiede una riforma dell'età pensionabile per le donne anche nel comparto privato dopo quella nel pubblico impiego. «Trovo naturale - ha spiegato in un'intervista a ilsussidiario.net - che il problema si ponga anche nel settore privato, perchè, in caso contrario, avremmo una discriminazione interna, a sfavore delle donne che lavorano per l'amministrazione pubblica». Brunetta ha inoltre ricordato come «l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, nel pubblico impiego, ci è stato imposto da una sentenza della Corte Europea di Giustizia, che ci aveva condannato per aver discriminato gli uomini». In merito alla riforma delle province, Brunetta ha spiegato: «Non credo che la soluzione migliore possa essere quella di eliminare alcune province, magari quelle di più recente istituzione. Non esistono infatti province di serie A e province di serie B, esistono invece enti che così come sono attualmente organizzati appaiono ridondanti e inutili». Il ministro ha quindi aggiunto come «non va eliminata la provincia in quanto tale, anche perchè per riuscirci occorrerebbe una specifica modifica della Costituzione. La mia proposta è invece quella di trasformarle in enti di secondo livello: consigli e giunte di più ridotta composizione, i cui membri vengano direttamente eletti dai consiglieri di tutti i Comuni facenti parte del territorio provinciale. Oltre alla riduzione dei costi della politica, in questo modo si otterrebbe una vera rappresentanza territoriale degli eletti, non più portatori di interessi puntuali ma semmai di interessi diffusi sull'intero territorio provinciale».

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Commenti all'articolo

  • gitex

    29 Settembre 2009 - 14:02

    tra uomo e donna e pure tra le mura domestiche l'uomo si dà da fare per cui mi pare giusto che si vada in pensioni tutti alla stessa età. E potrei, con una battuta, prendetela come tale, potrei dire: "avete voluto la bici? ora pedalate.

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  • cavallotrotto

    26 Settembre 2009 - 11:11

    brunetta non è informato. il mio ordine prevede l'andata in pensione per uomini e donne a 65 anni. l'inps , per quelli terminano il servizio dopo 20 anni ma non hanno l'età pensionabile , non paga le pensioni fino a 65 anni in certi casi . non come lo stato che dava un abbuono di 5 anni a figlio. vuol dire :fai 2 figli e ottieni 10 anni come lavorati. Andavano in pensione a 40 anni , chissà perchè il pubblico pagava la pensione. Certe cose non si dicono più ma siamo sicuri che non si facciano più ?

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  • ghorio

    23 Settembre 2009 - 08:08

    Il ministro Brunetta evidentemente vuole ingraziarsi la Lega, ma lo invito ad andare a rileggersi gli scritti di Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, sull'inutilità delle province. Quanto al fatto che la eliminazione comporti la modifica della Costituzione, non c'è bisogna che ce lo dica il ministro, ma la Costituzione non è un tabù: si può sempre modificare, con le maggioranze richieste . Quanto agli enti di secondo livello è una favola brunettiana, che non regge, perchè le province non hanno senso, sia per il territorio di competenza, che per le incombenze , che possono essere affidate ai comuni.Attualmente svolgono un solo ruolo, quello statistico, per fare piacere all'Istat. Del resto le Regioni sono entrate in funzione 22 anni dopo, con grande opposizione dell'allora destra. Una volta entrate in funzione sono diventate dei piccoli Stati,con sperpero di danaro pubblico, anche per le prebede dei consiglieri regionali, nonostante le critiche della destra. che, già allora, parlavano di ambasciate all'estero, come è avvenuto. In Lombardia Formigoni fa le viste di"Stato" in Australia e in Cina. Pertanto, ministro Brunetta, cerchi di essere coerente con il programma del governo che prevedeva l'abolizione delle province, questione ribadita nel programma del Pdl, nell'assise de marzo scorso- Le province non li vuole nessuno: solo la Lega, che ha scoperto il ducato di Varese. Quanto all'età della pensione delle donne che lavorano nel privato, non sono d'accordo, come non lo sono per quelle che lavorano nel pubblico. Mi risulta di numerose direttive dell'Ue non applicate: sull'età della pensione delle donne del settore pubblico si è voluto fare i"più realisti del re", con la benedizione delle opposizioni e dei sindacati. Una posizione questa che conferma come le opposizioni e i sindacati si comportino in modo non corretto. Giovanni Attinà

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  • fonty

    fonty

    22 Settembre 2009 - 15:03

    bene Brunetta! Se non si possono eliminare,almeno cerchiamo di ridurne l'impatto burocratico e di spesa.

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