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Italia a un punto morto

L'Europa: rischia la recessione

Italia a un punto morto
Le previsioni della Commissione europea per l’economia italiana non sono buone: il nostro Paese sarebbe ad un “punto morto” con il Pil che nel 2008 avanzerà solo dello 0,1%. “Questo dato rappresenta una revisione al ribasso delle già deboli stime di crescita formulate nella primavera, pari allo 0,5%, e implica che non ci sarà nessun effetto traino per il 2009”, fanno sapere da Bruxelles. La causa principale viene individuata nella “evoluzione della domanda interna: per via dell’impatto della corsa ai prezzi e degli effetti negativi sul potere d’acquisto, i consumi privati sono stati flebili già dal quarto trimestre del 2007”.
Per l'Istat il prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2008 è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,1% rispetto al secondo trimestre del 2007. La stima preliminare per il dato congiunturale (-0,3%) viene così confermata, mentre risulta peggiorato il dato tendenziale che nella stima preliminare di agosto era stazionario.
Si finisce così per parlare di recessione nel 2008. Un rischio che riguarda non solo l’Italia, ma l’intera “zona euro” come ha precisato il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, durante un'audizione al Parlamento europeo. “Non vedo lo spettro di una recessione per la zona euro”, ha detto Juncker, ma “è certo vero che l'attività economica si è ridotta notevolmente”, al punto che ”sembrerebbe che la crescita resterà in stallo, non so se questo implicherà la recessione tecnica”. Una mezza affermazione, insomma. “Non parlo di vera recessione, ma questa situazione deve essere definita seria e richiede tutti i nostri sforzi per mitigarne gli effetti”, ha concluso il presidente dell’Eurogruppo.
La Commissione Ue ha invece rivisto drasticamente al rialzo le stime sull'inflazione italiana, che a fine anno dovrebbe attestarsi al 3,7% contro il 3% stimato nello scorso aprile. “I recenti considerevoli aumenti salariali, nonostante la bassa crescita della produttività e combinati con una competitività ancora limitata potrebbero impedire un rapido declino dell'inflazione”, hanno precisato.

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