Cerca

Hacker cinesi "rubano" il petrolio

Tre compagnie occidentali sotto attacco fin dal 2004: l'intelligence orientale dietro il furto di dati

Hacker cinesi "rubano"  il petrolio
Gli hacker cinesi confermano il loro attivismo. Dopo la denuncia dei servizi inglesi gli aggressori on line di Pechino potrebbero aver messo sotto osservazione compagnie petrolifere occidentali. Secondo il Christian Science Monitor,  tre compagnie  – Marathon Oil, ExxonMobil e ConocoPhillips – sono state sotto attacco fin dal 2004 e solo all’inizio dello scorso avrebbero avvertito state l’Fbi che “una grande agenzia di intelligence straniera aveva preso controllo di gran parte delle loro reti”.

Lo scopo dell’operazione sarebbe stato il furto di dati sulla quantità, il valore e la localizzazione dei giacimenti petroliferi in tutto il mondo. 1295 i computer infettati in 103 nazioni diverse e in ognuno dei casi sarebbe stato scaricato un Trojan che permetteva di tracciare il controllo dei computer da parte di account internet commerciali dell’isola di Hainan, ovvero la sede dell’intelligence militare cinese. Un fatto che se fosse confermato sarebbe sconcertante e degno di ogni tipo di condanna.
Libero-news.itLibero-news.it

Fabio Ghioni:  nessuno è in grado di verificare la veridicità della banca dati trafugata. Nessuna forza dell’ordine potrebbe confermare che la banca dati viene veramente da una banca...



Ecco però che dall’altra parte del globo, in Germania, la cancelliera Angela Merkel sta valutando l’ipotesi di acquistare una lista trafugata da un ex dipendente infedele di Hsbc Svizzera. Una risposta positiva sarebbe la conferma del trend intrapreso nella lotta agli evasori. Illegalità contro illegalità. Il cittadino evade e lo Stato, in questo caso la Germania, usa una frode nella speranza di scovarlo. Come dire, presunzione di colpevolezza.

 "Il dipendente infedele potrebbe inserire nell’elenco rubato dei nominativi falsi", spiega a Libero Fabio Ghioni già capo del Tiger Team di Telecom e autore di Hacker Republic per i tipi di Sperling & Kupfer, "e nessuno è in grado di verificare la veridicità della banca dati trafugata. Nessuna forza dell’ordine potrebbe confermare che la banca dati viene veramente da una banca. Per cui si sta legittimando il furto intellettuale di qualcosa che non potrà mai essere certificato. Allora è come dire che se si ruba per il Fisco è legittimo e se si ruba per la Mafia russa non lo è". Un interrogativo che sarà sempre più al centro della cronaca dei prossimi mesi.

Claudio Antonelli

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog