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Zapatero affonda le Borse

Il premier spagnolo si difende: "Il sistema finanziario è solido"

Zapatero affonda le Borse
Non si arresta l'ondata di vendite sui listini azionari europei sulla scia della speculazione innescata giovedì dai timori sulla tenuta dei bilanci di Grecia, Spagna e Portogallo. A Piazza Affari, il Ftse All Share e il Ftse Mib hanno perso entrambi il 2,75%. Molto male anche i listini europei. Maglia nera a Parigi (-3,40%) seguita da Amsterdam (- 2,53%), Zurigo (-2,07%), Francoforte (-1,79%),  Londra (-1,53%).  Frenano rispetto a giovedì le vendite su Madrid (-1,35%) e Lisbona  (-1,36%) mentre ad Atene, secondo quanto riporta il sito dell’Athens  stock exchange, le perdite sono ancora elevate (-4,03%).

Zapatero - Il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero, finito nel mirino di chi vede in lui e nella sua politica il responsabile del tracollo economico della Spagna, difende il Paese. "Il sistema finanziario è solido" assicura da Washington,  dove è in visita dal presidente Obama. "I fondamentali della Spagna sono solidi, ma non sono tempi facili". Zapatero ha poi detto che il governo intende ridurre la spesa di 50 miliardi di euro entro il 2013, per riportare il deficit sotto il 3% e si è lamentato per le pressioni "speculative" dei mercati.

segue l'articolo di Carlo Nicolato

Il governo di Madrid annuncia la riforma delle pensioni, poi di fronte alle proteste dei sindacati ne cancella la parte più importante. Due economisti del livello mondiale come Nouriel Rubini e il Nobel Paul Krugman avvertono che la crisi spagnola potrebbe avere per l’Europa e l’euro effetti ancora più disastrosi di quella greca. A loro si unisce Bruxelles che suggerisce al governo di Madrid riforme e rigore. Qualcuno all’interno del partito socialista comincia a mettere in dubbio la leadership di José Luis Zapatero. I Popolari attaccano da destra e chiedono elezioni. L’Ibex, l’indice dei titoli quotati alla borsa di Madrid, perde in un solo giorno il 5,9% (peggior calo in 14 mesi), trascinando nel panico le altre borse mondiali (Milano - 3,45%), compresa quella di New York. Il tutto mentre il capo del governo, pur di incontrare Obama, si trovava in America al National Prayer Breakfast (evento patrocinato dall’organizzazione cattolica conservatrice “The Family”), tradendo di fatto tutte le battaglie laiciste, atee, anticlericali e antifamiglia fatte finora  in Patria.

In questa atmosfera da “si salvi chi può” perfino El Pais, il quotidiano spagnolo socialista per eccellenza, si è dissociato dal premier e ha lanciato l’allarme. In un editoriale titolato “Manca rigore politico” il giornale si chiede se il Programma di stabilità presentato dal governo all’Unione Europea riuscirà davvero a ridurre il deficit. Ma soprattutto accusa il governo di mancanza di rigore: «La politica economica - scrive El Pais - chiede qualcosa di più che semplici dichiarazioni; esige rigore politico, spiegazioni dettagliate su dove, come e in che quantità si ridurranno le spese». Finalmente anche i socialisti hanno tolto i paraocchi e si sono accorti che il “re è nudo”. Decisive sono state le parole del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, che ha messo in un solo calderone le economie di Spagna, Grecia e Portogallo. Parole che il vicepremier e ministro dell'Economia, Elena Salgado, ha definito poco prudenti ed eccessivamente esemplificatrici. Secondo la titolare dell'economia, la situazione della Spagna non ha nulla a che vedere con quella della Grecia «nè in termini di debito nè di solidità economica, dal momento che il governo iberico si sta impegnando per uscire dalla crisi». Decisivo è stato poi il dietrofront sulle pensioni, la cui riforma della minima (che porta gli anni contributivi da 15 a 25) è stata prima presentata alla Commissione europea nel Programma di stabilità e poi ritirata. Ma decisive sono state soprattutto le stime economiche negative sottoscritte dall’esecutivo nello stesso Programma di stabilità. Nel documento, il ministero dell'Economia conferma la stima del deficit all'11,4% del Pil del 2009, la previsione di crescita globale del debito pubblico dal 55,2% al 74,1% nel 2012 e un tasso di disoccupazione che ha superato la barriera dei 4 milioni di persone e che raggiungerà il 19% nel 2010. A questo si aggiunga lo studio della Caritas, reso pubblico proprio ieri, secondo cui in Spagna vi sarebbero 8 milioni di persone al di sotto della soglia di povertà, e un milione e mezzo di persone in condizioni di povertà profonda ad alta esclusione sociale.
La Spagna e l’Europa aspettano ora le decisioni di Zapatero. Ieri  ha preferito dileguarsi al National Prayer Breakfast di Washington, disquisendo di democrazia,  comunità multietniche  e citando la Bibbia a sproposito a Washington. Ha parlato al suo posto il portavoce del Psoe assicurando che il premier non ha nessuna voglia di lasciare: «Conoscendo Zapatero, per il suo senso di responsabilità e del dovere, è sensato pensare che la legislatura terminerà naturalmente nel 2012». Ma la Spagna non può permettersi di aspettare fino al 2012, e lo sanno pure i socialisti. Secondo José Maria Barreda, presidente della regione Castilla-La Mancha in quota al Psoe, basterebbe un rimpasto. Mentre  per Josè Felix Tezanos, dirigente dello stesso partito e direttore della rivista Temas, il problema sta proprio nel premier. Tezanos, uomo di Alfonso Guerra, socialista storico ed ex vicepresidente del governo di Felipe Gonzalez, chiede dunque le dimissioni di Zapatero e la costituzione di un governo di coalizione con i Popolari.
Difficile però convincere il leader del Pp Mariano Rajoy, forte dell’ultimo sondaggio del Centro di Ricerche Sociologiche (Cis) che lo dà in vantaggio di 4 punti percentuali sui socialisti.  Il Pp sta piuttosto pensando di presentare una mozione di censura contro Zapatero per arrivare il più in fretta possibile ad elezioni anticipate. Il segretario generale del partito Maria Dolores de Cospedal ha annunciato l'avvio di consultazioni con i piccoli partiti dell'opposizione in vista della presentazione della mozione. Per raggiungere la maggioranza assoluta dei deputati, il Pp (153 seggi) dovrebbe ottenere l'appoggio di 23 deputati di altri partiti, cosa non impossibile a questo punto.

di Carlo Nicolato

 

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Commenti all'articolo

  • nico-lol-lato

    06 Agosto 2011 - 00:12

    Almunia non è il commissario per gli affari economici e monetari. Il giornalista dovrebbe scavarsi una fossa e sotterrarsi oppure darsi fuoco.

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  • bertrand

    05 Febbraio 2010 - 21:09

    Lo stato sociale è una "invenzione" della sinistra è vero, e la sinistra deve rivendicarlo con orgoglio. E' il collegamento welfare - debito che non ha fondamento. In Danimarca, Svezia, Norvegia, e nella stessa Germania ed in altri stati europei è stato realizzato un ottimo stato sociale senza debito. Semmai, come giusto, il welfare ha comportato, una maggiore pressione fiscale con redistribuzione del reddito. La storia della politica economica italiana è peculiare. La costruzione dello stato sociale a partire dagli anni sessanta è stata realizzata con l'indebitamento, per non danneggiare la crescita con un aumento della tassazione. Ancora nel 1985 la tassazione media in Italia rappresentava il 34,6% del PIL contro il 41% della media Europea, mentre il rapporto debito-PIL nel 1980 aveva raggiunto il 57,59% , nel 1986 l'84,5% e nel 1987 l'88,5%. Gran parte di questa crescita incontrollata fu dovuta alla politica del malaffare e non ha niente a che vedere con il welfare.

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  • maximum

    05 Febbraio 2010 - 20:08

    ...e vi posso assicurare che la cosa va male, ma male veramente. Tutti i giorni vedo chiudere negozi, uffici, fabbriche, ecc. E sto parlando di Piccole Medie Imprese (Pymes en español). Gente abituata a lavorare duro, ma che di fronte alla cadute del mercato, non ha altro rimedio che chiudere. In spagna abbiamo 4.234.000 disoccupati, ma sono cifre di comodo, trucchi contabili, in realtà superiamo abbondantemente i 6 milioni, secondo altri studi o agenzie private. è Come se in Italia ci fossero 8.290.000 disoccupati a parità di popolazione attiva. Vedete un po' voi se bisogna votare ancora a Sinistra. Il bello è che sono stato molto contento della politica di Zapatero, ma mi sono ricreduto, mi ha fatto considerare Santo, persino Aznar. è come se da voi venisse su prodi e facesse cadere cosí in basso l'italia che vorreste Santo Subito a Berlusconi. Possibile che i socialisti siano cosí sfortunati? Perchè abbiamo sempre dei leader inetti?

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  • lorenzun

    05 Febbraio 2010 - 19:07

    A chi inopportunamente sostiene di guardare in casa nostra, beh noi non siamo ai livelli di Spagna per cui il sig. Bersani, quando parla della nostra profonda crisi, pensi però alla situazione internazionale ed alle varie crisi (economiche di sinistra come quella spagnola) e si ponga la domanda se loro, come già capitato con Prodi, non avrebbero promulgato due o tre finanziarie per non trovarsi come i loro colleghi di Spagna. L'Italia per intanto non è nella situazione pietosa di altri governi di sinistra europei e questo, oltre a bastare come considerazione, avanza e come.

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