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Berlusconi sulla Fiat: "Salveremo i posti di lavoro"

Cgia: "In tre anni 270 milioni di euro di contributi statali"

Berlusconi sulla Fiat: "Salveremo i posti di lavoro"
«Il Governo farà di tutto per salvaguardare il posto di lavoro a tutti i dipendenti della Fiat». Ad assicurarlo è stato il premier Silvio Berlusconi. Prima di entrare al salone Margherita per assistere al Bagaglino di Roma, il premier ha garantito che «è tutto nelle mani del ministro Scajola. È logico che faremo di tutto».

Ieri il presidente della Fiat ha dichiarato che con il governo «c'è un rapporto molto chiaro, un rapporto molto positivo di dialogo e confronto come deve essere». Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell'inaugurazione dell'Anno accademico della Luiss, ha poi affrontato con i cronisti il delicato tema dell'occupazione, inserirendosi, infine nel dibattito sugli incentivi statali.


Attenzione ai lavoratori - Sulla crisi e la chiusura degli stabilimenti, ha precisato che
«le scelte industriali che servono a rendere competitiva un'azienda non potranno essere disgiunte dal problema di farsi carico delle famiglie e delle persone. Quello che mi interessa ed è la centralità per me e per Fiat sono gli uomini e le donne che vi lavorano e quindi c'è l'impegno da parte nostra di farsi carico, con la politica e le forze sociali dei problemi che riguardano le nostre persone». La gestione del Lingotto è focalizzata anche «sull'occupazione, sul futuro dei nostri figli e del Paese».

Un'azienda italiana -
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Da quando ci siamo noi la Fiat non ha ricevuto un euro dallo Stato

Il presidente ha poi garantito che Fiat «è e rimane italiana, bisogna uscire dal chiacchiericcio sull'italianità, non solo perché è l’unica azienda il cui nome è Fabbrica italiana auto Torino, ma anche perché da quando sono presidente e Marchionne è amministratore delegato, cioè dalla metà del 2004, abbiamo investito nel mondo 25 miliardi di euro e in Italia oltre 16.
Oltre due terzi sono stati investiti in Italia e intendiamo andare avanti su questa strada». Tornando più esplicitamente sul tema degli incentivi statali, ha infine sottolineato: «Da quando ci siamo noi la Fiat non ha ricevuto un euro dallo Stato».

Nel dibattito sul sostegno pubblico al settore dell'auto bisogna «uscire da un approccio
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Gli incentivi sono rivolti ai consumatori e non alle aziende

demagogico ed affrontare la realtà delle cose», ricordando «che gli incentivi sono rivolti ai consumatori e non alle aziende» e che comunque in Italia «sono serviti per il 70% all'acquisto di auto di aziende straniere».

La reazione della Lega - Le parole di Montezemolo infastidiscono il Carroccio. Il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, commenta: «Se quella dei soldi è una barzelletta non fa proprio ridere. Se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio allora la faccenda assume contorni 'sanitari'». Il ministro per le riforme Bossi incalza: «La Fiat per tanto tempo ha vissuto con gli aiuti dello Stato. Il problema di Torino è che deve agganciarsi alla Lombardia e alla sua economia e dall'altra parte alla Francia senza rimanere chiuso dalle montagne».

I dati della Cgia
- Secondo un’indagine della Cgia di Mestre i contributi e i finanziamenti agevolati ricevuti  negli ultimi tre anni dalla Fiat ammontano complessivamente a 270  milioni di euro. Per il segretario Giuseppe Bortolussi si tratta di una cifra contenuta se consideriamo che  Fiat è il principale gruppo industriale, ma
«sicuramente non possono lamentarsi del trattamento economico ricevuto  quando c'era la lira».

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Commenti all'articolo

  • z.signorini

    09 Febbraio 2010 - 09:09

    Questo è il classico carozzone creato dalla sinistra. Ora per il popolo italiano è divenuto un obbligo mantenerlo per le molte persone che vi lavorano. Allora credo che sia giusto aiutare le persone che vi lavorano ponendo delle condizioni, ma sarebbe giusto nei confronti del popolo italiano mandare a casa quei coccainomani che la gestiscono che pensano di essere dei grandi manager e che hanno rubato soldi con vari motivi e aiutati da quei porci della sinistra a fare tutto questo. Mi pongo una domanda: perchè la guardia di finanza non ha mai fatto i conti e rotto le palle alla FIAT come le ha rotte a tante altre aziende? Qualche cosa di strano e di brucciato esiste e questo fa perdere la fiducia nelle istituzioni.Tutti i soldi che il vecchio coccainomane ha portato all'estero di chi sono? perchè sono andati in quei paesi? perchè non vengono sequestrati visto che sono andati illecitamente? Vorrei dire che la guardia di finanza purtroppo guarda solamente le cose che fa comodo.

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  • ilcantodelgrillo

    06 Febbraio 2010 - 16:04

    Come vede forse da punti di vista diversi ( forse per ideologie) senza volerlo abbiamo fatto quasi lo stesso ragionamento. Ossequi amico.

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  • ilcantodelgrillo

    06 Febbraio 2010 - 16:04

    Non sono d'accordo con Lei Presidente Berlusconi. (io notoriamente di destra piu' di ogni altro). Il problema posti di lavoro non puo' essere risolto forzando l'assunzione dove non si ha prospettiva di produzione : in poche parole le Aziende non possono fare beneficienza o dare sussidi. Per creare occupazione occorre creare gli sbocchi di quella occupazione in modo che lo stipendio è un investimento per le risorse dell'Azienda e non viceversa. Se non si possono produrre autovetture cerchiamo di investire sulla terra: Agricoltura . I lavoratori della Fiat imparino che oltre a tenere in mano la chiave inglese possono tenere la zappa e coltivare i campi- Se l'industria è bloccata bisogna trovare sboccchi in settori produttivi e di probabile successo incrementare prodotti interni per consumo interno e per l'esportazione e non annichilirsi dietro al Petrolio e all'universo che vi gira intorno. Se il posto in Banca non c'è è inutile coltivare futuri bancari. Pace e bene

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  • spalella

    06 Febbraio 2010 - 16:04

    NO ! la priorità sono i posti di lavoro che hanno una giustificazione economica e logistica per un ''automantenimento'' !!! Ciò che è dovuto invece è un welfare di tipo nord europeo ed efficiente, una riqualificazione dei luoghi e dei lavoratori, iniziando dai giovani. Ecco cosa serve invece, e ''governare'' le emergenze di oggi è solo un accompagnamento a quanto su detto, e non certo la soluzione. Non prendiamoci in giro da soli.

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