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Spagna e Portogallo entrano in regime di austerità

Su le tasse, giù i salari. La penisola iberica si mette a dieta per ridurre il deficit. Sindacati già sul piede di guerra a Madrid

Spagna e Portogallo entrano in regime di austerità
Dopo la Spagna, anche il Portogallo si mette a dieta. Oggi il governo lusitano ha varato un pacchetto di misure abbatti-deficit finalizzato a rientrare nei parametri di sicurezza consigliati dalla Bce e dall'Unione Europea.
Il primo ministro Jose Socrates, al termine di un incontro con il leader dell'opposizione Pedro Passos Coelho, ha illustrato i punti salienti di un piano dimagrante che dovrebbe permettera al Portogallo di ridurre del 4,8% il suo deficit nel giro di due anni, portandolo dal 9,4% del 2009 al 4,6 del 2011.
Una missione sicuramente impegnativa, che per essere perfezionata ha reso necessaria la riduzione del 5% degli stipendi dei politici e del personale pubblico con maggiore anzianità e un aumento generalizzato dell'Iva dal 20% al 21%. Dovranno aprire il borsellino anche le grandi aziende con un fatturato superiore ai 2 milioni di euro. Per loro l’imposta sui benefici passerà dal 25 al 27,5%. "Queste misure sono cruciali per ristabilire fiducia nel Paese e per assicurare finanziamenti alla nostra economia", ha affermato Socrates.

In Spagna - E intanto anche la vicina Spagna fa i conti con le severe misure d'austerità varate ieri dal governo di Zapatero. Oggi si sono registrate le prime reazioni contrarie al piano salva-conti.
I sindacati, infatti, hanno già proclamato scioperi di protesta contro le misure del governo socialista: i primi a scendere in piazza sarà l'Unione generale dei lavoratori pubblici (Ugt) il 2 giugno. Altre iniziative di protesta, però, sono già previste a partire dal 20 maggio e non è escluso che anche la federazione sindacale Cc.Oo non indica uno sciopero generale.
Anche in questo caso, infatti, il giro di vite è stato tutt'altro che indolore.
Tra i provvedimenti presi per ridurre il deficit e ripristinare la "fiducia dei mercati nelle finanze del Paese", spiccano il taglio del 5% già nel 2010 degli stipendi degli statali (che resteranno congelati nel 2011) l'abolizione degli "assegni-bebe" di 2500 euro previsti per ogni nuova nascita in Spagna, il blocco per 600 milioni di euro destinati allo sviluppo, oltre alla sospensione della rivalutazione delle pensioni, prevista originariamente per il 2011.
Anche per i comuni tempi duri, con gli enti più vicini al cittadino chiamati a risparmiare altri 1,2 miliardi di euro.
Intanto infuria la polemica politica. Rajoy, il leader dell'opposizione, ha reagito al cambiamento di rotta del premier socialista (finora restio ai tagli), accusandolo di "improvvisare" e di avere fatto della Spagna un "paese sotto protettorato". I sindacati, invece, saranno ricevuti domani dal premier.

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Commenti all'articolo

  • franziscus

    14 Maggio 2010 - 10:10

    Quando si spende e si spande al disopra delle proprie possibilità nessuno si lamenta, anzi se ne vorrebbe di più. Poi alla resa dei conti ci si lamenta, vedi la Grecia. E' così difficile fare quattro conti quando si è ancora in tempo ?

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  • futuro libero

    14 Maggio 2010 - 10:10

    che anche l'Italia potesse diminuire gli stipendi e rivedesse le pensioni dei politici, so che è una scelta che non sarà molto gradita ai nostri politici ma gli italiani ne sarebbero ultra felici.

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  • vvezzola

    14 Maggio 2010 - 08:08

    La Spagna con il debito pubblico al 56% del PIL avvia misure di questo tipo, da noi con il 118% non oso pensare cosa tireranno fuori.

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  • beppazzo

    14 Maggio 2010 - 08:08

    Stipendi e pensioni più alti? Non potevano permetterselo, la politica populista e spendacciona di Zapptero e dell'altro hanno portato le due nazioni sull'orlo del fallimento. Paesi che hanno puntato quasi tutto sul mercato immobiliare , che ha fatto flop. L'Italia guarda caso avrà tante lacune istituzionali, ma ha la più diffusa struttura di piccole e medie imprese esistenti in europa, con una capacità di adattamento che nessuna altra nazione possiede, avere un grande debito pubblico ma un altissimo PIL non ci paragona per niente con queste due nazioni iberiche

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