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Anche il Giappone vacilla di fronte alla crisi

Il nuovo premer Kan mette in guardia."Rischiamo un default come quello greco"

Anche il Giappone vacilla di fronte alla crisi
Forse è solo un discorso politico, pronunciato al termine di una campagna elettorale, ma la preoccupazione espressa oggi al Parlamento dal nuovo premier nipponico Naoto Kan è di quelli che fa venire la pelle d’oca ai mercati asiatici.
“Il debito pubblico giapponese potrebbe creare in futuro il rischio di una crisi come quella greca”, ha affermato Naoto Kan.
“La nostra è la peggiore situazione finanziaria di tutti i paesi sviluppati, con un debito che supera il 200% del Pil dopo decenni di politiche di stimolo all'economia. Per uscirne servono provvedimenti seri: con la collaborazione della Banca del Giappone dovremo cercare di sconfiggere la deflazione”.
Se gli obiettivi non verranno centrati, il prossimo scenario Giapponese rischia di assomigliare molto a quello greco.
“Come avvenuto nell'Eurozona a causa della Grecia – prosegue il premier –, esiste il rischio di una bancarotta se non faremo nulla contro l'aumento del debito, perdendo di conseguenza la fiducia dei mercati e esponendoci a un concreto rischio di default”.
Per fronteggiare questa situazione, il governo appena insediatosi sembra aver già pronta la ricetta: riequilibrare le finanze ed eliminare le spese superflue, anche con formule rigide e stringenti: in pratica, una bella manovra fiscale dietetica.
Il premier Kan ha infatti confermato l'intenzione del governo di mettere a punto entro fine mese un quadro di misure fiscali di medio periodo che definisca limiti stringenti alla spesa nel bilancio statale sui prossimi tre anni, stabilendo anche degli obiettivi di lungo termine. A tal proposito, per sostenere la crescita il governo si affiderà a una pianificazione delle grandi opere con le imprese che non accrescono le disuguaglianze sociali, eliminando al contempo quella corsa ai progetti che, secondo Kan, ha caratterizzato il Giappone negli ultimi anni; mentre si profila anche un incremento delle tasse sui consumi, attualmente ferme al 5%.

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