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Continua il terremoto economico sull'edilizia

L'Ance lancia l'sos dall'Osservatorio congiunturale. "Siamo tornati ai livelli degli anni '90 e il futuro non è roseo"

Continua il terremoto economico sull'edilizia
Era l’investimento per eccellenza degli anni ’90: quello più sicuro, quello più redditizio. Ora, però, il mattone inizia a sbriciolarsi.
Il presidente Ance Paolo Buzzetti, infatti, ha fotografato una situazione alquanto precaria per l’industria delle costruzioni: impossibilità ad accedere al credito, ordini e richieste al lumicino e Patto di stabilità che lega le mani pure alle commissioni private. E così l’Osservatorio congiunturale sul settore edilizio si apre con delle stime da profondo rosso.
"Il 2010 per l’edilizia, a causa dell’esaurimento del portafoglio ordini delle imprese, del Patto di stabilità che blocca i pagamenti e della stretta creditizia, corre il rischio di essere l’anno più nero, con danni irreparabili sulla tenuta non solo economica ma sociale del Paese", mette subito in chiaro Paolo Buzzetti.
 "I dati parlano chiaro. Siamo tornati ai livelli degli anni '90, con un calo degli investimenti in costruzioni del 17% in 3 anni".

Molteplici le cause del triennio nero, anche se Buzzetti mette l’accento su tre fattori: la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti causati anche dal Patto di stabilità.
“Quasi il 40% delle imprese associate denuncia di aver avuto difficoltà nell’ottenere finanziamenti nel trimestre gennaio-marzo 2010. Un valore minore rispetto a quelli registrati nello scorso anno, ma comunque sempre elevato e indice che la restrizione nei confronti delle imprese del settore delle costruzioni ancora esiste. Inoltre il problema della liquidità delle imprese  sconta anche la difficoltà di vedere soddisfatti i propri crediti verso la pubblica amministrazione. Secondo i risultati dell’indagine svolta dall’Ance a maggio 2010, il 58% delle imprese denuncia ritardi medi nei pagamenti superiori a due mesi oltre i termini contrattuali previsti dalla legge”.

Futuro traballante – A proposito della pubblica amministrazione, i prossimi anni non sono certo rosei per l’industria del mattone e delle infrastrutture. Tra la Finanziaria 2010 e la manovra correttiva varata a maggio da Tremonti,  le risorse dello Stato nella realizzazione di opere pubbliche potrebbero crollare di un altro 10%.

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Commenti all'articolo

  • franziscus

    27 Giugno 2010 - 09:09

    oramai vi sono più case che persone

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