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Crac Parmalat, la responsabilità è solo di Tanzi. Banche ininfluenti

Così i giudici della Corte d'Appello di Milano motivano la condanna a 10 anni di reclusione

Crac Parmalat, la responsabilità è solo di Tanzi. Banche ininfluenti
Per i giudici della Corte d'Appello di Milano, Calisto Tanzi, il patron di Parmalat, è l'unico e autentico responsabile del crac dell'azienda alimentare italiana che ha bruciato i risparmi di tanti italiani. Le motivazioni di questo giudizio - che ai più parrà scontato ma non lo è (soprattutto in rapporto al ruolo delle banche che per Parmalat emettevano i bond che poi sono diventati carta straccia) - si trovano negli atti della sentenza depositata oggi presso la Corte di Appello di Milano.

Tanzi, nel maggio scorso, è stato condannato a 10 anni di reclusione dai giudici della seconda Sezione della Corte d'Appello di Milano per aggiotaggio, falso in revisione e ostacolo alle attività della Consob. Il crac risale a dicembre del 2003.

Come si legge nelle motivazioni, "Tanzi è stato primo beneficiario in termini economici del castello di falsità creato, nonché‚ primo artefice consapevole della creazione del castello stesso". Dunque, i giudici riconoscono che seppure le banche possono aver avuto una parte in commedia, favorendo la concessione di credito, fu Tanzi, e solo lui, a costruire attorno all'azienda un "castello di menzogne e invenzioni" che poi ha portato al tracollo.

Le motivazioni della sentenza - I giudici spiegano che "non possa tacersi come Tanzi sia stato non solo il protagonista principale della vicenda, ma anche il principale beneficiario, in termini economici, del sistema fraudolento posto in essere", definendo la pena inflitta  "sicuramente severa ma adeguata all’enorme gravità dei fatti". Per i giudici Tanzi avrebbe operato "con la consapevolezza che il momento della revisione e della certificazione dei bilanci era fondamentale per la permanenza del sistema di falsità ideato per la sopravvivenza del Gruppo". I reati ascritti a Tanzi sono stati effettivamente commessi da lui, continuano i giudici nelle motivazioni, sottolineando come l’ex patron di Parmalat "abbia perseguito lo scopo di ritardare l’emersione dello stato di dissesto del Gruppo e, quindi, in sostanza abbia contestualmente perseguito lo scopo di ostacolare l’esercizio di vigilanza da parte della Consob".
"Pur ammettendo un certo ruolo degli istituti bancari, in ogni caso la condotta dell’imputato non può essere ridimensionata da eventuali corresponsabilità", si legge ancora nelle motivazioni della condanna d’appello, nelle quali i giudici spiegano che Tanzi.

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Commenti all'articolo

  • capro espiatorio

    31 Marzo 2012 - 00:12

    banche ininfluenti eh? e le famose obbligazioni che non dovevano essere vendute? E se Tanzi aveva il braccino un po' facile, perché non l'hanno fermato prima? perché gli hanno permesso di spingersi a tal punto?

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  • Dome59

    11 Dicembre 2010 - 12:12

    E' chiaro il colpevole e solo uno cmq quello che non ha un cent. cosi' non lo puo restituire, mentre i veri colpevoli i soldi li hanno e se verrebbero condannati dovrebbero risarcire tutti .... chissà quante azioni della nuova parmalat hanno in mano i giudici.... Non quadra niente sembra tutto pilotato.... e state pur sicuri che lo e'.............

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    23 Luglio 2010 - 14:02

    Quì non parliamo della Calabria o della Puglia ma delle Regioni che nella Storia d'Italia hanno rappresentato molto di più che l'Italia stessa e pertanto, i cittadini delle due Regioni Cardini, dovrebbero bandire per sempre Tanzi e regolare a proprio conto tutta la partita economica.

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  • fonty

    fonty

    17 Luglio 2010 - 00:12

    Questa non è magistratura deviata, ma magistratura pilotata.

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