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La Padania contro Unicredit: svende la banca agli arabi

Al quotidiano leghista non piace che la prima banca italiana sia al 12% nelle mani di ibia e Dubai

La Padania contro Unicredit: svende la banca agli arabi
Non piace a "La Padania" la strategia di mercato di UniCredit, prossima allo sbarco in Libia.
A distanza di quattro giorni dall’annuncio dell’approvazione da parte della Banca Centrale libica per l’apertura dell’unica filiale straniera, il quotidiano del partito leghista ha pubblicato un articolo di denuncia in cui si critica le strategie dell’istituto di credito dell’amministratore delegato Alessandro Profumo.
"La Banca d’Italia, tenuta all’oscuro delle manovre di piazza Cordusio, non è stata preliminarmente avvisata del progetto libico di UniCredit e ora dovrà dare un parere a riguardo", si legge nell’articolo, accusando UniCredit di aver così violato un necessario passaggio istituzionale dalla Banca d’Italia.
Ma oltre alle procedure, ciò che non piace al quotidiano "verde" è la posizione dominante che gli investitori libici stanno assumendo all’interno dell’istituto di credito milanese; una leadership che violerebbe anche lo statuto della banca.
"Nell’ultimo mese ci sono stati nuovi ingressi importanti di capitale libico in piazza Cordusio. Da principio il fondo sovrano di Abu Dhabi nelle scorse settimane ha rilevato il 4,99% di UniCredit. Successivamente la Libyan Investement Authority ha acquistato titoli per il 2,075% dell’istituto milanese. Tale partecipazione si somma al 4,98% detenuto in precedenza dalla Central Bank of Libya. La Libia detiene di fatto ora il 7,055% di UniCredit. Si è violato così l'articolo 5 dello statuto dell’istituto di credito milanese che prevede una soglia di partecipazione al 5% del capitale per il medesimo azionista anche se sommato a soggetti allo stesso riconducibili. Anche questa volta non è stata chiesta alcuna autorizzazione a Banca d’Italia".
Con l’ingresso del fondo di Abu Dhabi, prosegue l’articolo, "la partecipazione del mondo arabo nella banca milanese a questo punto sale ad oltre il 12% del capitale. Alessandro Profumo, sostiene La Padania, "di fatto sta consegnando la banca milanese al mondo arabo" per "bisogno urgente di liquidità".
Intanto Unicredit non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito all’articolo del quotidiano. Soprassedendo sulle scadenze burocratiche e gli statuti interni (scritti proprio per essere modificati), la vicenda testimonia ancora una volta che i soldi non hanno bandiera né colore.

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Commenti all'articolo

  • z.signorini

    17 Agosto 2010 - 19:07

    A Verona la banca UNICREDIT è la peggiore che opera nel settore. Mi meraviglio che l'ex Cariverona si sia così prostituita anni or sono per dopo prenderlo in quel posto. Profumo il nome stesso lo dice, oggi si sente domani no e molto molto ambiguo. Attenti la crisi bancaria non è finita il botto prima o poi arriverà proprio da questa banca.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    14 Agosto 2010 - 20:08

    Non per averlo visto personalmente ma attraverso i telegiornali che in molti Paesi del mondo ci sono nostre fiorenti industrie che espongono e vendono i loro prodotti, dall'alta moda ai prodotti tecnici ed anche le Banche. Se le porte sono state aperte per noi,non si può pretendere che altri non vengono a casa nostra e daltronde,questi imprenditori portano movimenti di grandi somme di denaro ed allora,che male c'è. Quando il denaro circola vuol significare benessere per tutti. A noi italiani, nessuno mai potrà portar via l'essenza della nostra vivida personalità che esiste in ogni italiano in quanto, somma di innesti molteplici dovuti agli antichi eserciti Romani formati da soldati appartenenti a tutte le Province Romane di allora.

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  • castalia

    13 Agosto 2010 - 17:05

    ha ragione il quotidiano leghista, perchè svendere tutto agli stranieri. Il tessile alla Cina le banche agli arabi, delocalizzazioni di fiat ed altre imprese ed in Italia che resterà? In futuro solo disoccupazione.

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