Cerca

La Fiat non rivuole gli scioperanti licenziati di Melfi

L'azienda di Marchionne presenta ricorso contro la sentenza di reintegro emessa dal tribunale del lavoro

La Fiat non rivuole gli scioperanti licenziati di Melfi
Come già annunciato dopo il primo verdetto del tribunale del lavoro, la Fiat non ci sta a reintegrare due dei tre operai licenziati a Melfi e presenta il suo ricorso.
Secondo l’azienda del Lingotto, infatti, lo scorso 14 luglio i tre scioperanti avrebbero bloccato la catena di montaggio, impedendo a 1.750 operai il diritto di lavorare. Ed è questo il punto su cui si basa la linea della Fiat, esplicitata nel ricorso dagli avvocati Bruno Amendolito, Francesco Amendolito, Maria Di Biase e Grazia Fazio del Foro di Bari e da Diego Dirutigliano e Luca Ropolo del Foro di Torino.

Linea – Confermata quindi l’impalcatura difensiva della Fiat contro il tribunale del lavoro. Secondo i legali dell'azienda emergerebbe la "palese responsabilità" dei lavoratori nell'aver operato il blocco della produzione e nell'aver impedito ai lavoratori non scioperanti, circa 1.750 a fronte di 50 che hanno incrociato le braccia, l'esercizio del diritto del lavoro.

Udienza – Il giudice Amerigo Palma ha fissato al 6 ottobre la data della prima udienza. Nelle 53 pagine del ricorso depositato presso il tribunale di Melfi, la Fiat rileva una serie di motivi di censura al decreto di reintegra del giudice e in particolare lamenta una "palese ed errata" interpretazione delle risultanze istruttorie che avrebbe operato il giudice stesso nella prima fase del giudizio.

Atto di guerra – "Il ricorso contro il reintegro dei tre lavoratori di Melfi è una nuova dichiarazione di guerra dell’azienda nei confronti dei lavoratori. Marchionne, spalleggiato dal governo, silente come non mai, la smetta con il considerare i diritti dei lavoratori un optional. Il comportamento ottocentesco dell’azienda non può trovare cittadinanza giuridica e sociale nel nostro Paese". E’ il commento di Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-FdS.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • renchi

    26 Agosto 2010 - 01:01

    Ritengo che chi sciopera debba rispettare prima di tutto il diritto di chi non vuole scioperare ma vuole lavorare. QUESTO E' FONDAMENTALE. Da decenni certi dipendenti fanno quello che vogliono, sono in malattia il lunedi dopo la partita di pallone della domenica; si mettono in sciopero ad ogni pelo che tira. Io credo che la FIAT abbia tutto il diritto di chiedere ai dipendenti e ai sindacati una correttezza maggiore di comportamento prima di fare investimenti da 700milioni. Questa Italia deve cambiare se vuole rimanere tra i primi paesi al mondo per ricchezza e benessere, se proseguiamo come fatto sino ad oggi tutto il paese finira' nel girne del terzo mondo. Saluti.

    Report

    Rispondi

  • trico64

    25 Agosto 2010 - 21:09

    Dopo l'enorme quantita' di soldi che fiat ha ciucciato allo stato ed ai contribuenti in decenni di agevolazioni, altro che trasferire la produzione all'estero e ridiscutere i contratti di lavoro che, fino a prova contraria, rappresentano giustizia sociale. A calci in america lo dovremmo mandare, il marchionne, previa nazionalizzazione della societa' of course.

    Report

    Rispondi

  • nicola.guastamacchiatin.it

    25 Agosto 2010 - 18:06

    I tre sindacalisti invitati dalla Fiat,dopo regolare procedimento giudiziario, ad abbandonare la stessa Azienda nella catena operativa di montaggio perchè contraria alla sentenza emessa dal Magistrato del Lavoro nella disputa giudiziaria ancora in corso. La legge, prevede che il perdente in una causa civile o penale, possa appellarsi a quanto recitato nella stessa sentenza. La Fiat ha ammesso il diritto di reintegrazione dei tre lavoratori sospesi con diritto di stipendio ma, fino a che la stessa Magistratura Civile non discuta il diritto di appello alla sentenza presentato dalla stessa Azienda Fiat. Per cui, non vedo dove l'Azienda abbia sbagliato se ha ritenuto opportuno,legalmente, appellarsi. La Fiat appellandosi e fono a che l'appello non sarà discusso in aula di tribunale dalle parti rappresentate dai rispettivi avvocati è in linea di diritto nella presa di posizione. Il problema,pur troppo, è un'altro, i sindacati e le Imprenditorie devono ricercare un nuovo "Patto Sociale"

    Report

    Rispondi

  • Mike_01

    24 Agosto 2010 - 06:06

    Tanto suonò che piovve. Ormai siamo sulla dirittura d'arrivo. Lo stabilimento quanto primna verrà chiuso, Mi dispiace per quelli operai sani e con tanta voglia di lavorare che devono perdere il posto di lavoro colpa dei pochi scalmanati, che solo per motivi politici e non altro, stanno creando danni all'azienda e ai colleghi operai. Ma vi sembra che un'azienda invece di produrre, come fanno le altre aziende all'estero, deve subire i sabotaggi e per giunta anche protetti, da 3 personaggi che voglia di lavorare non hanno? Comunque si sta contringendo a chiudere e il risultato non tarderà ad arrivare. Si parla solo dei diritti dei 3 operai, mai di cosa fanno, cosa producono, perchè posseggono macchinoni stranieri? Se non producono, la Fiat ha perso e sta perdendo quote di mercato, quindi nessuno compra macchine fiat e allora lo stabilimento ha da chiudere. Bravi cari operai protestatori, fate bene, non producete, i vostri figli troveranno cenere. Auguri.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog