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Unicredit, indagato Biasi per bancarotta preferenziale

E' il presidente della fondazione Cariverona, primo azionista della banca dopo i libici

Unicredit, indagato Biasi per bancarotta preferenziale
Piovono pietre su Unicredit. La procura della Repubblica di Teramo ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Paolo Biasi, presidente della Fondazione Cariverona (principale azionista italiano di Unicredit). Biasi è anche ex presidente del Consiglio di amministrazione della Bluterma, l'azienda di Colonnella (Teramo) specializzata nella produzione di radiatori, dichiarata fallita nel maggio 2008. A Biasi, iscritto nel registro degli indagati nel maggio 2009, viene contestato il reato di bancarotta preferenziale. Secondo il sostituto procuratore, Biasi avrebbe utilizzato fondi dell'azienda già in procedura concorsuale per effettuare investimenti in altra industria del gruppo di cui lui stesso era amministratore.

Il Senatur e i libici - Cambio di rotta. I libici vanno bene. Umberto Bossi, sentito sull'argomento dai cronisti della Camera, ha detto che la presenza nel capitale di Unicredit di fondi di investimento libici "È un fatto positivo. Le banche italiane sono in difficoltà e cercano degli alleati". Eppure un mese fa, dopo che la Consob aveva pubblicato la notizia dell'acquisto del 2% di Unicredit da parte della Libyan Investment Authority, la Padania aveva scritto un editoriale durissimo contro l'ad della banca, Alessandro Profumo e contro l'idea di svendere l'istituto di credito agli africani.

Fondazioni in uscita? - Oggi invece, la Padania, si concentra su un altro problema, meno politico e ben più concreto. Ovvero che le fondazioni azioniste storiche di Unicredit possano decidersi a vendere le loro quote perché Unicredit non paga più sufficienti dividendi. "L'Unicredit arabo non distribuisce più i dividenti alle Fondazioni - scrive la Padania -  E così le Fondazioni non credono più in Unicredit. Al punto da programmarne la vendita delle proprie partecipazioni. Magari a degli arabi".

Comitato - In queste ore è in corso il comitato governance di Unicredit. Presenti sia l'amminstratore delegato, Alessandro Profumo, sia il presidente Dieter Rampl, che rappresenta l'ala tedesca di Unicredit, la Hvb. Profumo è finito nel mirino del presidente in quanto, secondo Rampl, non sarebbe stato trasparente e tempestivo nel comunicare il nuovo acquisto di azioni da parte della Libyan Investment Authority. Profumo si è giustificato dicendo che lui non ne sapeva niente, ma Rampl vuole spiegazioni più convincenti.

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Commenti all'articolo

  • blues188

    13 Settembre 2010 - 17:05

    Lei ha notizie precise, esatte, sugli affari di Bossi? Con dati, elenchi, fatti, ecc.. Se è così le dica apertamente o rischia di dire semplici buffonate

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  • blues188

    13 Settembre 2010 - 17:05

    Se ne sa più niente...

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  • z.signorini

    09 Settembre 2010 - 11:11

    Un semplice cittadino o una ditta va in banca per chiedere un qualche cosa e fanno i raggi X. Le banche in questo ultimo periodo, si è visto che se non le avessero aiutate sarebbero fallite in molte. Inoltre ci sono ammistratori e manager che hanno fatto fallire società o altro. La domanda è semplice: chi garantisce dalle banche i cittadini seri? Non mi rispondano la banca d'Italia perchè è più deliquenziale delle altre, inoltre vista la partecipazione societaria. Un mondo di cialtroni ipocreti.

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  • gildoscalinci

    09 Settembre 2010 - 11:11

    tanto in ITALIA QUESTA GENTE VIENE SOLO INDAGATA NON PAGA MAI NESSUNO - LA GIUSTIZIA E' UGUALE PER TUTTI , QUELLI CHE HANNO I SOLDI PER I POVERACCI CONDANNE E CARCERE I RICCHI E I POLITICI SOLO INDAGATI AL MASSIMO VANNO AGLI ARRESTI DOMICIALIARI IN VILLE CON PISCINA ECCE ECC PER LA GENTE COMUNE CARCERI SUPERAFFOLLATE E MANO PESANTE DA PARTE DEI BRAVI, ONESTI E IMPARZIALI MAGISTRATI ITALIANI

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