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La Fiom-Cgil dice no ai sabati lavorativi della Fiat

Sciopero di nove ore sabato allo stabilimento Sevel di Atessa. Landini (Fiom): "Non cediamo ai ricatti del Lingotto"

La Fiom-Cgil dice no ai sabati lavorativi della Fiat
Nuovo round tra Fiat e Fiom. Al termine dell’assemblea odierna svoltasi ad Atessa, in provincia di Chieti, la Fiom-Cgil ha proclamato nove ore di sciopero alla Sevel nel giorno di sabato 11 settembre: in questo caso la manifestazione servirebbe per protestare contro la decisione aziendale di ricorrere a quattro sabati lavorativi, proprio uno dei temi approfonditi nel meeting mattutino.

Scontro frontale – Tuttavia, oltre allo sciopero, sembra che i toni tra il Lingotto e il sindacato delle tute blu stiano finendo sui binari che conducono allo scontro frontale tra le stesse frazioni del sindacato.
Dopo la disdetta del contratto nazionale del 2008 da parte di Federmeccanica e la presa di posizione della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, è stato il segretario del sindacato Maurizio Landini a rispondere alle accuse.
In una conferenza stampa svoltasi a Pescara, infatti, il rappresentante delle tute blu ha ribadito le ragioni della contrarietà del sindacato.
"Gli altri stanno cedendo a dei ricatti da parte della Fiat. Federmeccanica e Confindustria hanno alzato bandiera bianca dopo che il Lingotto aveva minacciato di uscire dal sistema confindustriale. La nostra non è una posizione massimalista, non chiediamo la luna ma chiediamo di tenere ciò che abbiamo già, cioè il contratto e i diritti costituzionali".
Oltre alle vicende contrattuali, Landini affonda il colpo anche sui contenuti approfonditi nell’assemblea di Chieti.
"Ci troviamo di fronte alla disdetta del contratto nazionale 2008, di fronte ai recenti 1.500 lavoratori con contratto a termine licenziati da Sevel, e al premio di risultato non pagato lo scorso luglio, mentre i dividendi sono stati regolarmente dati ai dirigenti. Non si lavora il sabato se non si affrontano prima questi temi; la conseguenza è stata l'apertura della vertenza".

Proposta referendum – Sulla querelle riguardante il contratto nazionale del 2008 disdetto da Federmeccanica, Landini lancia la sua proposta.
"Perché non si fa un referendum tra i lavoratori, sulla scia di quanto fatto a Pomigliano su richiesta del Lingotto? Il quesito sarebbe preciso: volete che il sindacato faccia una trattativa per derogare al contratto nazionale, sì o no? Se dovesse prevalere il sì, anche noi dovremmo accettare che c'è un problema di rapporto con i lavoratori. Ma se dovesse emergere che i lavoratori non vogliono le deroghe al contratto e si vogliono tenere il contratto che c'è, nessun sindacato avrebbe il mandato per trattare con Federmeccanica e si potrebbe aprire una fase diversa".

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Commenti all'articolo

  • franziscus

    10 Settembre 2010 - 13:01

    se ne fregano se le fabbriche chiudono evanno all' estero, tanto i sindacalisti non vanno mai in cassa integrazione e i loro bei soldi li portano a casa tutti i mesi lo stesso, E per di più senza faticare in catena di montaggio.

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  • piccioncino

    10 Settembre 2010 - 11:11

    Per quei demagoghi della CGIL, il sistema produttivo industriale si alimentà anzichè con la produttività e la competività, con gli scioperi, le contestazioni e i colpi di bacchetta magica. Di fronte ad una situazione molto critica, sia a livello internazionale che nazionale, la cosa più importante è tutelare e proteggere i posti di lavoro: obiettivo che si ottiene alimentando la competitività di sistema, che a sua volta si persegue anche attraverso piccole rinunce e piccoli sacrifici da parte di chi lavora.

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  • bisnonna!

    09 Settembre 2010 - 21:09

    E...ci stracciamo le vesti quando le aziende decidono di espatriare. Questi signori, probabilmente,non avranno alcun problema ad arrivare alla terza settimana,perchè, e di ciò sono sicura ,avranno un lauto appannaggio da qualcuno (parola di moglie di un ex dirigente del personale. Sveglia, operai, fate voi i vostri interessi!

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  • ewa

    09 Settembre 2010 - 18:06

    Osservate bene Landini, cosa e chi vi ricorda? Se fosse nato a metà anni 60 probabilmente sarebbe diventato un brigatista negli anni 70! Quelli come lui sono per la distruzione e non per la costruzione, e il bello è che lo strillano ergendosi a difensori di una presunta giustizia. Sapete cos'è l'onestà intellettuale? ebbene, Landini, è la prova vivente del suo esatto contrario. Emanuele Walzel

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