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Potere d'acquisto: in dieci anni bruciati 5500 euro

Lo stabilisce il rapporto della Cgil. Cresce anche la pressione fiscale. Epifani: "serve un riequilibrio"

Potere d'acquisto: in dieci anni bruciati 5500 euro
Qualche calcolo l'aveva snocciolato già Emma Marcegaglia sabato scorso durante la convention ligure di Confindustria.
Oggi, invece, a parlare della perdita del potere d'acquisto dei salari dei lavoratori italiani è stata la Cgil.
Secondo le stime emerse dal rapporto annuale prodotto dall'Ires-Cgil, in 10 anni ogni lavoratore ha perso 5.453 euro .

Tra il 2000 e il 2010, si legge nel rapporto, le retribuzioni hanno avuto a causa dell’inflazione effettiva più alta di quella prevista, una perdita cumulata del potere d’acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag. In totale la perdita sale così a 5.453 euro.

Sempre più indebitati - Molto preoccupante è anche il dato che riguarda l'indebitamento delle famiglie italiane.
Per quanto il rapporto tra debito (mutui, credito al consumo, etc.) e reddito medio lordo delle famiglie sia più basso di altri Paesi europei, anche in Italia il valore ha raggiunto il 60% (circa 27 punti in più dal 2001 al 2009 e 5 punti nell’ultimo anno).

Pressione fiscale -
Altra grana tutta italiana la pressione fiscale che, complice la crisi e l'inflazione ha continuato a crescere.
Secondo il rapporto, nel 2010 al netto del caro prezzi, le retribuzioni contrattuali nette crescono dell'1,9%, evidenziando così un aumento della pressione fiscale dello 0,2% in corso d’anno. Se si considera il biennio della crisi, l'aumento della pressione fiscale è dello 0,4%. L’incremento medio reale del biennio 2009-2010 risulta pertanto di appena 16,4 euro netti mensili. Se, infine, calcoliamo la crescita delle retribuzioni includendo anche l'abbattimento del reddito dovuto al massiccio ricorso alla cassa integrazione, l’aumento netto reale in busta paga, per tutti i lavoratori dipendenti, risulta solamente di 5,9 euro al mese.

Serve equilibrio - "In Italia esiste un grande problema che riguarda l’abbassamento dei salari anche legato al prelievo fiscale", ha ribadito il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine della presentazione del rapporto.
"Serve un intervento urgente che sgravi il lavoro dipendente, riequilibrando il peso del prelievo a favore dei salari".

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Commenti all'articolo

  • leisenmario

    28 Settembre 2010 - 17:05

    NON E LA CRISI CHE HA FATTO SALIRE LA PRESSIONE FISCALE E LA PRESSIONE FISCALE CHE HA MANDATO IN CRISI L'ITALIA. BASTA CONTAR BALLE.

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  • wall

    28 Settembre 2010 - 16:04

    ..visto che finalmente qualcuno ha fatto bene i conti di quello che veramente è la carta moneta chiamata €uro, che è stata la rovina di tutti gli stipendi semplici perchè con €uro sono stati tutti dimezzati i nostri semplici stipendi . Adesso le BCE & banche nazionali devono di nuovo adeguarli. Esempio: se una casa costava in lire 100mil perchè adesso deve costare 100mila euro ? Chi elargisce mutui cioè banche e affini queste hanno inflazionato il mercato immobiliare e affitti compresi. Adesso comincino a dare il giusto valore del mutuo ....e cosi in tutte le economie compresi tutti i tipi di stipendi degli operari, impiegati ,insegnanti e medici. Con questo adeguameto in zona €uro ricomincerebbe il flusso del lavoro e l'intera economia.............................

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  • robe

    27 Settembre 2010 - 23:11

    Avevo previsto, pessimisticamente, non piu' di 30 post su questo argomento, certo piu' importante di Montecarlo. Siamo invece a fine giornata solo a 10, quanti quelli su Corona che ingroppava Lele Mora. Che devo dire? Lavaggio del cervelle? Potenza mediatica di Canale 5.?Rifiuto della realta'? Dite voi..

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  • minimo

    27 Settembre 2010 - 22:10

    Neanche l'ISTAT riesce ad avere i dati per stilare le giuste tabelle statistiche e chi invece ci riesce?. La CGIL. Che pubblicasse i dati e le elaborazioni di questi. Possiamo confrontarli con altri eleaborati da aziende statistiche.

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