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La disoccupazione non allenta la sua morsa

Ad agosto l'Ocse conferma il tasso del 10,1% ell'area euro. In Italia calo dello 0,2%; ora siamo all'8,2

La disoccupazione non allenta la sua morsa

Come ampiamente previsto anche dagli analisti incontratisi nel corso della passata settimana al convegno del Fondo Monetario Internazionale, la disoccupazione resta uno dei problemi più annosi in questi anni di uscita dalla crisi.
Nel suo report mensile, infatti, l'Ocse ha certificato che nella sua area di competenza i senza lavoro nell'agosto del 2010 sono stati 45,5 milioni, 13,4 milioni in più rispetto a luglio 2008, quando la bolla speculativa statunitense non era ancora scoppiata. Un valore altissimo, tanto che gli esperti non esitano a definire la situazione molto simile a quella del secondo dopoguerra.

Leggero calo in Italia - Superando i valori assoluti, l'Ocse certifica comunque un piccolo passo in avanti su base mensile. Il tasso di disoccupazione medio è all’8,5% e ha segnato una riduzione di 0,1 punti rispetto a luglio, riportandosi così ai livelli dell’agosto 2009. Miglioramento anche in Italia, dove sempre ad agosto la disoccupazione ha registrato una flessione di 0,2 punti, stabilizzandosi così all’8,2%. Da segnalare che i dati sulla penisola forniti dall’Ocse corrispondono a quelli diffusi dall’Istat a inizio mese.

Situazione internazionale - Guardando all’insieme dell’area euro, la disoccupazione resta inchiodata al 10,1%, il massimo mai toccato dal lancio della divisa unica. Dinamica stabile anche negli Usa, dove sono già disponibili i dati di settembre in cui la disoccupazione si è attestata al 9,6%.
A pesare sul conteggio medio la situazione difficile di alcuni Paesi in crisi: in Spagna la disoccupazione è al 20,5%, in Repubblica Slovacca del 14,6%, mentre l'inguiaiata Irlanda si ferma al 13,9%. Anche Ungheria (10,9%) e Portogallo (10,7%) sono al di sopra della media dell'area euro. I livelli di disoccupazione più bassi si registrano invece in Corea del Sud (3,4%), Austria (4,3%), e Olanda (4,5%).

 

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Commenti all'articolo

  • kajo

    13 Ottobre 2010 - 13:01

    Attualmente centinaia di migliaia di licenziati dalle aziende in crisi si aggiungono ad altrettanto lavoratori precari i cui contratti non sono stati rinnovati. Nel frattempo nuove leve si aggiungono alla massa di disoccupati. Se tutto va bene, e sottolineo se, e nel giro di due,tre anni l'economia comincia a ripartire ci vorranno almeno tra i sette-dieci anni per consentire la normalizzazione del mercato del lavoro. Il portafoglio dei genitori e dei nonni non sarà più sufficiente.Nel frattempo suggerirei ai giovani di adattarsi ed accettare qualunque tipo di lavoro o andare all'estero. Il resto sono solo chiacchiere ed illusioni!

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  • Franky63

    12 Ottobre 2010 - 17:05

    Sono stato in una azienda vicino Firenze, che ha circa 50 operai, di cui 20 stranieri e 3o italiani. La cosa che mi ha colpito e che, i 20 stranieri e 10 italiani, erano con contratto a tempo indeterminato, e i restanti 20, tutti italiani, con contratto a termine o interinali. Il motivo e' semplice, gli stranieri erano stati assunti tutti piu' di 5 anni fa', quando gli italiani rifiutavano certi lavori, mentre adesso, molti lo farebbero, pero' e' cambiato il modo di fare i contratti. Pero' c'e' da dire che gli stranieri, non votano, mentre gli italiani si, e vi posso assicurare che se i malumori di questa storia venissero sfruttati ad arte, in un momento come questo farebbe la differenza.

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