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Aliquote e lotta all'evasione. Ma Giulio scorda le aziende

Tremonti annuncia la riduzione a 3 scaglioni e tagli alle spese statali. Un progetto a lungo termine che non dà spinta / ANTONELLI

Aliquote e lotta all'evasione. Ma Giulio scorda le aziende
La riforma illustrata ieri da Giulio Tremonti ha un ampio respiro. Tanto  ampio che se dovesse partire domani ne vedremmo gli effetti  forse fra cinque anni. Intanto ci resta qualche certezza e un dubbio. Il ministro non toccherà il portafoglio per scucire denaro (la crisi è ancora lontana dal termine e il debito va tenuto sotto stretto controllo) e lascerà invariato il gettito fiscale. Ritoccando verso il basso le aliquote,  riducendo a cinque le imposte e sostituendo di fatto il sistema della detrazione a quello della deducibilità si avrà una immediata semplificazione fiscale. Con il risultato certo di combattere con polso ancora più deciso l’evasione fiscale. D’altro canto la riforma di Tremonti interverrà strumentalmente sulla base imponibile, aumentandola non di poco. E innescando un dubbio. Alla fine dei conti, la pressione fiscale scenderà? Forse no. Il punto sta nel voler rischiare o  invece nel mantenere a tutti i costi l’invarianza di gettito. La famosa riforma su modello reaganiano si basa su un calo di gettito a breve termine (che va compensato con un taglio verticale delle spese statali) compensato da una crescita delle entrate fiscali a lungo termine.
Nel 1980 quando in Usa c’era una pressione fiscale che arrivava al 70% c’erano 117 mila  ricchi che guadagnavano oltre 200 mila dollari all’anno. Quei ricchi  dichiararono circa  36 miliardi di dollari al Fisco che ne incassò 19 di tasse. Ronald Reagan  abbassò le tasse dal 70% al 28% e nel 1988  improvvisamente ci furono 724 mila ricchi che dichiararono 353 miliardi di dollari con un’entrata per l’Erario a stelle e strisce di 99,7 miliardi di dollari. L’ottimo ministro dell’economia Tremonti è ben consapevole che questa strada richiederebbe tempo per il pareggio ma sarebbe subito efficace per le aziende. Per cui preferisce abbassare le aliquote e alzare la base imponibile per non perdere gettito. Col risultato che nel 2011 e nel 2012 non resteranno attaccati ai bilanci delle aziende più soldi. Proprio quello che invece Silvio Berlusconi e l’alleato Bossi desidererebbero per tenere in piedi il governo. Ovvero per evitare che al governo venga meno la stampella delle piccole medie imprese. E ipotizzando che Tremonti nei giorni scorsi sia stato messo in un angolo «o riforma o dimissioni», con le esternazioni di ieri ha risposto per le rime. Eccovi la riforma. Con la condizione che, se si fa, si fa alle condizioni di Giulio. E soprattutto con i tempi di Giulio. Che sono abbastanza lunghi e pure un po’ incerti. Siccome altre soluzioni (che non prevedano tagli drastici della spesa e riduzione del gettito) difficilmente il governo ne potrà trovare, Bossi e Berlusconi rischiano di trovarsi infilzati su uno spiedo e finire rosolati al fuoco delle aspettative degli elettori-imprenditori-cittadini. Anche perché ieri il sapiente Tremonti ha giocato una mossa in più a suo favore, e lo ha fatto lanciando dal palco dell’assemblea di Confartigianato praticamente uno slogan, che se ci fosse un voto in vista sarebbe ottimo per una campagna elettorale: «Meno aerei blu e più Alitalia». Come dire, la stretta sulla spesa pubblica quando ci sarà dovrà coinvolgere necessariamente la classe politica. Non è una novità. Infatti Giulio si è più volte scagliato contro le pratiche di spesa degli altri dicasteri. Averlo fatto ieri ha però un sapore diverso. Se si uniscono i punti - taglio delle tasse che si vedrà se va bene fra anni, pressione fiscale al momento invariata, bacchettate alla politica, inasprirsi della lotta all’evasione  e niente incentivi all’economia e alle aziende - salta fuori un programma di governo.  Diverso da quello di Bossi e Berlusconi. I quali, a meno di fare un passo avanti sul tema fiscale, continueranno a girare sullo spiedo di Giulio. Non a caso il collega Galan ieri sera dai microfoni di Radio24  ha fatto partire l’antiaerea: «Palazzo Chigi sinora è stata troppo succube di Via XX Settembre. Le sconfitte elettorali sono colpa di Tremonti.

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • amb43

    16 Giugno 2011 - 08:08

    mi chiedo perchè non prendiamo esempio dagli USA, e cioè detrarre una percentuale , su tutte le spese effettuate! facendoci rilasciare fatture, non ci saranno più evasori, non ci sarà la sempre più frequente frase : senza fattura sconto del 10% ! Idraulici, parrucchieri, elettricisti,manutentori, e chi più ne ha più ne metta...... sono certa che ci saranno meno evasori in tutti i campi. Agli evasori, il carcere : prendere esempio da Al Capone ......

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  • imahfu

    15 Giugno 2011 - 23:11

    'senza scucire un soldo dalle nostre tasse'. Vuoi vedere che Tremonti ha avuto per maestro San Gennaro? Piuttosto se avesse visto - come l'aveva visto P Schioppa - la crisi due anni prima, ora non saremmo qui a leggere solenni balle. Tremonti ha detto che cercherà di rinviare l'entrata in funzione della riforma fiscale. Ma tutti esigono che decida adesso perché nella legge dovrà indicare - pena il rigetto del Capo dello Stato e della Corte dei Conti - la contropèartita CERTA (incerto é il recupero da evasione che Napolitano ha già bocciato in passato; sarebbe disonestà affidarsi ad elementi incerti e futuri dubbi). Ha confermato chje oggi i soldi non ci sono e, per esserci, occorre l'aumento della fiscalità della quale ha fatto filtrare voci che delineano un aumento fiscale ai meno abbienti.

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  • ziocosimo

    15 Giugno 2011 - 17:05

    CARO GIULIO OGNI GORNO SE LA PRENDE SEMPRE COI SOLITI CHE SONO QUELLI COI MACCHINONI I SUV ED ALTRO, MA IL PROBLEMA NON è' QUESTO PERCHE' NON MANDI IN GALERA CHI SPERPERA IL DENARO PUBBLICO FACENDO USO INPROPRIO DEL BENE PUBBLICO, PERCHE' NON CHIEDI AGLI AMMINISTRATORI DI QUALSIASI RAMO UNA FIDEUSSIONE A GARANZIA SE NEL PUBBLICO FANNO SPESE INUTILI E SPRECO DEL BENE PUBBLICO, PERCHE' I BENI POSSEDUTI SEMPRE DEGLI AMMINISTRATORI FINO ALLA SETTIMA GENERAZIONE NON VENGONO DATI IN GARANZIA ,PERCHE' SI FA TANTO PARLARE DI RIDURRE I PARLAMENTARI CON I SUOI ANESSI MA AUMENTANO, ALLA FACCIA DI RIDURRE LA SPESA, PERCHE' IL CITTADINO E VESSATO E RINCORSO FINO AL CIMITERO SE SBAGLIA O DIMENTICA DI PAGARE LE TASSE E NON SONO POCHE, MENTRE VOI POLITICI E AMMINISTRATORI PUBBLICI QUANDO SBAGLIATE RESTATE AL VOSTRO E NON RISARCITE, ED ALTRO ANCORA... GIULIO, IL PROBLEMA NON SONO I SUV O LA MACCHINA BELLA, IL PROBLEMA LO DEVI CERCARE GUARDANDO ALLA TUA DESTRA E SINISTRA NON IN FACCIA AI SOLITI .

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  • imahfu

    15 Giugno 2011 - 17:05

    Ho visto un referendum: una valanga di sì all'abbassamento delle imposte, secondo i dettami di Tremonti. Prima di tutto Tremonti ha indicato l'abbassamento 'globale' ma non per destinatari, né per scaglioni (ammontare di..) reddito. Ora, Tremonti ha detto 'senza aggravi di bilancio', poi 'a costo zero', quindi per ''incassare di piu''' e ''per far fronte al rientro del debito pubblico'. Lo stesso Tremonti ha detto che un punto di abbassamento costa allo Stato 7 miliardi. Quindi fate i conti, se vi abbassa salari e pensioni di 2 punti (magari...!) per voi sono mediamente (reddito medio dei lavoratori e pensionati) una ventina di euro, cioé il sovrapprezzo dell'aumento, ripeto aumento, delle accise su un pieno di benzina. Il 'grosso' dei contribuenti é in basso, quindi per incassare, Tremonti aumenterà l'IRPEF sui redditi piu' bassi che rappresentano il 75% dell'IRPEF. Ovvio...E cio' che ha lasciato trapelare lo conferma.

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